I piedi cinesi

A Ramona, dolci piedi liberi

 

A differenza dei tanti articoli sul feticismo dei piedi che non mancano mai di menzionare l’usanza dei cinesi di fasciare le estremità delle donne fino a – per i nostri occhi occidentali, almeno – un’inquietante malformazione, ho sempre ritenuto che questo fenomeno poco o nulla avesse a che fare con la passione foot fetish. Mi sembrava infatti, più che una filia, una vera e propria fobia, un’ossessione per il portamento femminile che da questa “ortopedia” consegue e una mania a farli sparire, anziché ammirarli e amarli. E invece la lettura de L’erotismo dei piedi cinesi di Howard S. Levy (edito per la prima volta da Sugar Editore, Milano 1970; riedito da Iduna, Milano 2018) mi costringe a ricredermi pesantemente. Andando al sodo, ecco un’osservazione dalla quale si evince l’amore di quei cinesi tradizionalisti per la forma dei piedi così dolorosamente corretti:

Ma era il piede in se stesso che esercitava un grande fascino. Il piede costituiva il preambolo indispensabile all’atto sessuale e la sua manipolazione eccitava e stimolava oltre ogni dire. L’occhio gioiva alla vista dei graziosi passettini, che provocavano un gentile dimenar di natiche; il frusciare dei passi esaltava l’orecchio, mentre il naso s’inebriava all’odore che i piedi profumati emanavano e, successivamente, si beava della fragranza della pelle nuda. I modi di prendere il piede con le mani erano numerosi e vari; assorto ormai in estasi, l’amante portava il piede alla bocca. Il dolce diletto si esprimeva in baci, succhiotti e nell’introdurre il piede in bocca fino a riempirla completamente; oppure lo si morsicchiava letteralmente. Lo si succhiava vigorosamente e lo si stringeva quasi con venerazione contro le guance, il petto, le ginocchia e gli organi virili. L’amante leccava volentieri i piedi dell’amata, ne tagliava le unghie senza esitazione alcuna e mangiava persino i semi di cocomero e le mandorle poste tra le dita dei piedi di lei (p. 27)b.

Ecco descritta una vera e propria escalation di adorazione la cui passionalità ognuno dei foot fetish moderni e occidentali conosce benissimo. Deduco quindi di essere stato vittima di un pregiudizio culturale in virtù del quale ritenevo la forma dei piedi fasciati oggettivamente e universalmente brutta. Ma finché questa tradizione ormai superata (pesantemente criticata da viaggiatori, missionari, uomini di commercio e industria europei, e poi dalle nuove generazioni) ha avuto i suoi seguaci, quei piedini erano segno di distinzione e venerati alla follia.
La fonte di questo passo appena citato di H.S. Levy è il sociologo e studioso dei costumi cinesi Nagao Ryuzo, che nel 1961 a Tokyo rilasciò un’intervista all’autore del libro.
Nel capitolo V si riporta la Cronaca segreta della voluttà del loto (“loto”, “petali di loto”, denomina le preziose estremità femminili coltivate tramite l’esercizio della fasciatura) di un anonimo scrittore che si firma “Conoscitore del loto”. Egli descrive “dettagliatamente diciotto maniere diverse di manipolare il piede durante il rapporto sessuale” (p. 135). Da quest’opera citiamo ancora un passo smisuratamente poetico:

La pia buddista a petali di loto. In camera da letto essi bevono: il vino è verde, la luce rossa. Ella diventa euforica e cade in uno stato di ebbrezza. L’uomo è seduto a busto eretto, con i pantaloni leggermente allentati, mentre la donna si leva la cintura di seta. Ella gli si siede in grembo, le gambe incrociate come una devota buddista e i petali di loto piegati all’insù. Egli le stringe i piedi con tutte e due le mani; la donna si agita, ubriaca, come collina di giada che sta per franare. Ha le mani giunte quasi stesse pregando, gli occhi chiusi e freme sommessamente mentre le vengono accarezzati i piccoli piedi. Il profondo turbamento dell’uomo sale direttamente fino a lei. Non oso chiedermi se tanta ebbrezza sia propria del regno magico degli immortali o di Budda (pp. 137-138).

E tuttavia, questa intensa erotizzazione è stata probabilmente un fenomeno secondario scaturito da ciò che ebbe per origini altre motivazioni. Il libro riporta diverse spiegazioni fornite dai cinesi in merito alla pratica della fasciatura dei piedi. Come sempre, non è necessario pensare che vi sia stata un’unica causa. Può essere che in origine i piedi venissero contenuti moderatamente da parte delle danzatrici di corte, già prima del XII secolo a.C. L’esigenza di muoversi atleticamente faceva sì che il rimpicciolimento delle estremità non potesse essere che lieve. La ripresa di questa pratica, estesa alle dame di corte e poi a ogni donna che volesse distinguersi, avvenne successivamente a seguito di una tendenza moralizzatrice che voleva limitare una maggiore emancipazione femminile precedente. La fasciatura fino a rendere i piedi inutilizzabili separava il sesso femminile da quello maschile e relegava mogli e figlie inevitabilmente a casa, ben controllate.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

La professoressa Mona Wales

Da questo articolo di Dagospia mi ero fatto l’idea che la bellissima Mona Wales facesse seminari sul feticismo dei piedi in un’università america chiamata Kink University. Che però, ecco, non è che sia proprio una tradizionale accademia… diciamo che è un sito dove si caricano video molto ben fatti su diversi generi del bondage e del fetish.

La lezione che ci regala Mona Wales può essere indubbiamente definita magistrale e l’intero video è disponibile.

Mona Wales in Kinkuniversity Foot Worship 101 November 19, 2015 Feet, Foot Worship

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

L’adorazione del piede

Sono sinceramente un grande ammiratore di Berarda Del Vecchio, almeno per la sua prima produzione, vale a dire il libricino L’adorazione del piede, pubblicato da Castelvecchi (2006). (Non essendo una donna, mi è impossibile non pensare che le altre pubblicazioni, due se rammento bene, ammicchino a un’empatia col mondo femminile e la problematica del maschio che le donne desiderano che fa tanto stile Sex in the city). Quel primo libro però è stato un proprio un bel colpo, perché il tema del piede nel mondo editoriale – e non dico solo quello italiano – è praticamente assente. E grazie probabilmente a un autore-personaggio e a una buona campagna stampa, di quella pubblicazione si è parlato alquanto, mi sembra di ricordare anche in televisione.
Rispetto al lavoro della Susanna Schimperna (Feet. L’ossessione erotica per i piedi, sempre edito da Castelvecchi nel 1998), la nostra Berarda presentava un aspetto decisivo e fortemente valorizzante: non era una giornalista che con l’ironia del caso e un distacco “sociologico” parlava di qualcosa che la incuriosiva come stranezza, ma ha trattato una materia che la coinvolge in prima persona. Si deduce infatti, da un post come questo qui sotto, che lei stessa abbia un’inclinazione parecchio feticista.

Altrettanto esplcicitamente, leggiamo in un’intervista:

Un’ultima domanda sul tuo libro precedente edito sempre da Castelvecchi, L’adorazione del piede. Com’è nata l’idea di questo libro?
L’idea nasce da un incontro un po’ strano con l’editore Castelvecchi: una passione condivisa per i piedi. Quello che abbiamo pensato insieme è stato quindi di creare un libro che non fosse soltanto indirizzato ai “feticisti” del piede, anche perché è un argomento già abbastanza battuto, da riviste specializzate, ecc. Quello che ho cercato di fare è raggiungere invece il maggior numero di persone a cui parlare della bellezza del piede.

Ora una confessione: io in realtà L’adorazione del piede non l’ho mai comprato, pur essendo tentato. L’ho solo letto, a più riprese, nella Feltrinelli vecchia versione in galleria a Milano. Non suoni come una critica ingrata, semmai mi assumo la mia dose di colpa in fatto di tirchieria. Ma ebbi la sensazione che i contenuti fossero (volutamente e magari opportunatamente) un po’ troppo leggeri, un genere che generalmente non mi convince all’acquisto.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

“Comprendere il feticismo dei piedi” di Caroline Langlois

18th_century_foot_fetish_by_karartegirl99-d68dao8

Michel si è sposato tre volte, ma solamente con la terza – e attuale – sposa può vivere apertamente la sua sessualità: Michel è feticista dei piedi. “Quando guardo una donna, la cosa che mi attira di più sono i piedi. Secondo me è la parte più sensuale, la più attraente del loro corpo. Ci rimarrei male trovando una bella donna con delle grosse caviglia”.

Benché il feticismo dei piedi non sia abituale, la sua pratica ha attraversato i secoli. Le prime tracce di questo interesse risalgono a mille anni prima di Cristo, in Egitto e anche a Roma, dove le prostitute erano obbligate a indossare calzature che attirassero il desiderio degli uomini. Questa fascinazione sessuale per i piedi si ritrova nella letteratura – Octave Mirbeau, il Marchese de Sade –, nel cinema – Quentin Tarantino, Pablo Almodovar – e anche nella fotografia – Elmer Batters.

2017-new-gorgeous-butterfly-fly-on-the-feet-fantastic-high-heel-sandals-platform-fashion-super-beautiful

Il creatore di calzature Christian Louboutin, nonostante rifiuti di considerarsi feticista, ha fondato il suo impero su questa erotizzazione del piede femminile: “Quando disegno, immagino le donne nude. Chi disegna scarpe deve spogliare non vestire. Un disegnatore di scarpe di successo lascia la femmina nuda. D’altronde, una donna spogliata con delle scarpe non è mai ridicola” – ha dichiarato una volta a Luxe Magazine.

E per un vero feticista come Michel, i negozi di scarpe sono l’Eldorado: “Lì tutti mi conoscono. Non posso entrare in una delle loro boutiques senza andarmene con un paio per la mia donna. Lei ne ha diverse centinaia, che archiviamo in un documento Excel. Diverse paia hanno più di 13 cm di tacco. Inutile dire che non si posso indossare fuori dal letto, ma è proprio per questo che sono state disegnate!”.

Secondo la psicoterapeuta di coppia e sessuologa Mireille Dubois-Chevalier, il feticismo è caratterizzato dall’erotizzazione di una parte del corpo a detrimento del soggetto – ossia della compagna. “Esiste una dimensione di sottomissione in questa pratica. Per vedere il piede dell’altro, bisogna mettersi a terra. Si tratta della parte del corpo più distante dal soggetto, incarnata dal volto. In un certo qual modo, è una forma di evasione”.

Questa fascinazione sessuale per i piedi delle donne, decisamente maggioritario negli uomini, ha interessato Freud, ai suoi tempi. Secondo il padre della psicanalisi, il feticista ha una profonda paura della donna, dovuta all’assenza del fallo, cosa che provoca in lui un’angoscia di castrazione. Non potendolo affrontare direttamente, il feticista gode della donna in modo indiretto con un oggetto di sostituzione.

4628587356_ba0bec7b3d_o

Sono analisi che possono apparire come severe. Colombe vive con un feticista del piede, felicemente: “Con il mio compagno, quando facciamo l’amore, i miei piedi beneficiano di un’attenzione tutta particolare, per questo me ne prendo cura. Applico delle maschere idratanti sui miei piedi per avere la pelle morbida. Ma questo non condiziona la nostra vita sessuale. Nella vita quotidiana, al contrario, qualche volta è complicato. Non sopporta che mostri i miei piedi. D’estate detesta che porti dei sandali. Per lui i piedi sono oggetti intimi, completamente sessuali, ed esibirli manifesta una mancanza di gusto. Le infradito, ad esempio, sono un’aberrazione estetica secondo lui!”.

emma-peel

Se alcune donne si abituano volentieri a questo “capriccio” del loro compagno, altre, al contrario, conservano un ricordo tiepido della loro relazione con un feticista. È questo il caso di Céline, che, dopo una rottura che l’aveva resa fragile, è stata destabilizzata da un incontro fatto su Internet: “Ero alquanto confusa e mi ha proposto dei soldi in cambio dei… miei piedi. Non mi sono resa conto subito che fosse una forma di prostituzione. Ho accettato perché era un’esperienza nuova…” – racconta.

“Ho messo le mie scarpe più belle e mi sono recata da lui. Un bell’uomo, sulla quarantina, buona educazione e condizione, visto il lusso dell’appartamento. Abbiamo bevuto del tè, poi si è messo a esaminare i miei piedi, ad accarezzarli e a baciarli. Ero estremamente imbarazzata. Mi ha fatto bere del vino “per rilassarmi”. e mi ha chiesto  di legarlo a un termosifone e di camminargli sopra, mentre mi succhiava i piedi. Questo per un’ora. Siamo rimasti lì. Sono andata via e non ho più risposto alle sue chiamate. La pratica in se stessa, il fatto di essere stata pagata… era tutto troppo stravagante per me”.

Martin è un “collezionista di piedi”. Per intervistarlo, d’altronde, ho dovuto negoziare: “Non le risponderò senza che lei mi invii una foto dei suoi piedi”. Ci stava. A foto inviata, Martin comincia il suo racconto: “Per me il feticismo dei piedi è un piacere. Un passatempo, ben ordinato nel mio giardino segreto. Ho una cartella sul mio computer pieno di foto di piedi. Una trentina di amiche vi partecipano, alcuni inviandomi delle foto, altre facendo parte dei miei giochi. A volte mi tocco guardando semplicemente i loro piedi. In questo modo ho le sensazione di possederli. Ma vado anche oltre. Posso godere con delle sconosciute, solo guardando i loro piedi in strada. Sono sposato, ho una vita in famiglia, ma la mia moglie non sa nulla dei miei extra con i piedi delle altre. Non la inganno, perché non è al corrente!”.Per Pascal de Sutter, professore di psicologia, clinico e ricercatore, coautore 7c2aed044425187008a813721a3c9686

de L’addiction sexuelle, Idées reçues sur une souffrance méconnue (éditions Le Cavalier Bleu, 2013), il caso di Martin è al limite di ciò che è definito una “sessualità disfunzionale”. “nello sviluppo psichico di questi feticisti, il piede è l’oggetto di un’impronta emozionale forte, che risale all’infanzia. “Collezionando piedi”, il soggetto cerca di riprodurre questa emozione sessuale provata da piccolo. Si entra nella patologia quando la persona non può avere piacere se non grazie ai piedi della sua compagna. Ma se è praticato tra due adulti consenzienti, e se il feticista può godere anche senza questa via, allora si tratta di un gioco sessuale come un altro”.

Quando gli si chiede cosa gli ispira la nostra foto del piede, Martin risponde laconico: “Non lo immaginate? Venite da me e le dimostrerò…”.

Traduzione dal francese, “L’Express Styles” 06/05/2017

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

Se l’amore è uno scambio di feticci

schermata-2018-02-22-alle-20-43-28-copia

Meraviglioso corto Babette’s feetDrama Prize 1998 – producer John Prince, writer/director Harry Killas (Vancouver, BC), che infonde un grande messaggio: perseguite sul vostro folle desiderio! E non sarete mai soli, perché l’amore è uno scambio e una combinazione di ossessioni.
Siccome il film può essere visionato per intero su Vimeo, non vogliamo rovinare il piacere di vederlo e soprattutto di gustarsi il bellissimo finale. Riportiamo qui sotto solo una breve sintesi.

Sommario tradotto dall’inglese da www.imdb.com:

La perfezione è reale o è un concetto astratto irraggiungibile nella vita? Un feticista vede il perfetto paio di piedi e fa di tutto pur di incontrarli (assieme alla donna di cui fanno parte). Ne parla con il suo strizzacervelli (un feticista dell’ascella), poi vede la donna misteriosa togliersi le scarpe in un ristorante giapponese (si impadronisce per un momento delle scarpe che si è tolta e traccia la sagoma di una per comprarle un paio su misura). Un giorno la segue, con la scatola di scarpe in mano, fino al momento giusto. Quando il momento del loro incontro sarà a portata di mano, lei accetterà il suo regalo?

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

Mi ero innamorato di Dani Jensen

dani-jensen-feet-1605305-1

Sono un discreto consumatore di video porno. Fin da ragazzo, ai tempi del VHS. Ancora minorenne, complice il fatto di riuscire a dimostrare fisicamente qualche anno in più, ma soprattutto per via di un mio atteggiamento di affidabilità che mi avrebbe consentito, volendolo, una rapida e facile carriera criminale, accedevo a quei famosi angoli delle videoteche in cui si entrava oltrepassando più spesso quei cordoncini (come si chiamano?) appesi alla soglia, utilizzati, penso universalmente, per far facile velo. Dalla loro comparsa, i vari youporn ecc. sono diventati per me qualcosa di abituale. Non me ne vergogno, ci scherzo anche con amici e amiche. Nonostante questo, forse proprio perché sono uno di quelli compulsivi che cercano solo per argomenti, e in particolar modo – ovvio – i piedi femminili, non sono mai stato sensibile al divismo nel porno. Non sono fan di attrici e attori e mi accorgo di venire a conoscenza dell’enorme popolarità di uno di loro solo con molto ritardo, sicuramente anche rispetto a chi non è affatto un consumatore di questo tipo di prodotto.

schermata-2018-02-21-alle-20-29-51-copia-copia

Un’eccezione c’è sempre: Dani Jensen, per l’appunto. Che non credo sia poi così popolarissima, però me ne sono un po’ invaghito, almeno ai suoi inizi. Rimasi colpito da un suo video in cui fa entrare un energumeno che le deve aggiustare la televisione. Lei immancabilmente fa la frivola stupidissima ragazza americana. Si stende a pancia in giù su un divano e via di occhiate sui suoi piedi… I meaf8ggaaaamhvfztiknjawbwk2lj12suoi piedi: anche qui, molti forse non li troveranno belli. E io stesso non posso dire che siano il mio ideale. Ma proprio per come sono fatti, anche nei loro difetti (su wikifeet hanno comunque il massimo rating: gorgeous), quei piedi mi ricordano qualcosa di vissuto, un’amica.

Lei, in ogni video in cui qualcuno inizia a leccarglieli, comincia a fremere. Non so se il solletico è simulato o è reale. Ma la reazione è in ogni modo smodata, imbarazzante. E anche questa stupidità… mi manda in bestia.

Poi per me la bellezza femminile è necessariamente minuta. Mi eccita un seno piccolo, la pelle candida. E viene la nota dolente… ho visto qualche video recente e l’ho preso come un tradimento: Dani si è gonfiata il seno. Come sono stupidi i condizionamenti.

schermata-2018-02-21-alle-20-36-51-copia

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

I piedi come “piccolo oggetto a”. Il caso Chiara Ferragni

I piedi come “piccolo oggetto a”. Il caso Chiara Ferragni

L’articolo di Maria Elena Barnabi  che citiamo sotto, con la nostra abituale intempestività, oltre a essere un commento intelligente a uno dei tanti fenomeni di gossip sul mondo televisivo e i vip, ha il grande merito di rilevare un aspetto profondo laddove la condanna moralistica non sembrerebbe poter concedere spazi di interesse. Cosa di più frivolo dell’accanimento manifestato da operatori dei media e dal pubblico contro i brutti piedi di Chiara Ferragni, «l’influencer di moda più importante al mondo» (secondo Forbes) e fidanzata di Fedez?
Eppure, pur non sapendo se Maria Elena Barnabi vi abbia fatto riferimento implicito, la sua tesi secondo la quale l’unica parte in realtà sessuale dell’icona della Ferragni  sarebbero proprio i suoi piedi sgraziati rientra appieno in alcune considerazioni “psicanalitiche” che abbiamo fatto in passato sul feticismo dei piedi.
In sostanza, il corpo Barbie dell’icona Ferragni sarebbe indesiderabile, cosa che non vuol dire che non assurga a ideale sexy nell’immaginario mediatico, al contrario. Ma il desiderio sessuale non immaginario, quello di noi in carne e ossa, può fare presa solo su ciò che buca questa patina senza prese e senza porosità. A prendere il nostro desiderio – ci insegna lo psicoanalista Lacan – è l'”oggetto piccolo a”, in questo caso i piedi sgraziati della Ferragni.

fedez-ferragni-chi-piedi-e1502456044398

Da “I piedi di Chiara Ferragni sono l’unica parte sexy che ha” di Maria Elena Barnabi, “Cosmopolitan” 31/05/2017

I piedi della Ferragni solo apparentemente sono oggetto di scherno. In realtà sono l’oggetto del desiderio collettivo. Cioè dietro i meme, gli sfottò, l’accanimento, in realtà ci sta il desiderio di possedere Chiara. Perché Chiara, nella sua perfetta bellezza, le guance paffute che sanno di salute e corse all’aria aperta (come quelle di Emma di Jane Austen che appunto della salute era il ritratto), Chiara con le sue gambe lunghe e il seno quasi acerbo sempre esposto, Chiara con la sua risata trillante, le facce da scema, e le pose da femme fatale, Chiara è la persona meno sexy del mondo.

Intendiamoci, guardarla è una gioia. Ma quanto al sesso, quando penso all’immagine di Chiara, penso che sia come Barbie: il pube piallato, liscio, senza pieghe, anfratti, odori. Chiara è come una bambina di 12 anni che gioca a travestirsi. C’è un unica parte del corpo che non è così perfetta, sublime e angelicata: i piedi. I piedi di Chiara Ferragni sono bruttarelli, sgraziati, imprevedibili. Diciamolo: volgari nella loro imperfezione. Esattamente come il sesso. I piedi di Chiara sono sexy nella loro bruttezza. E l’accanimento contro di loro, l’attenzione ripetuta cui sono sottoposti è proprio la ricerca collettiva di qualcosa di sexy in questa donna senza sesso. Insomma i piedi di Chiara sono il sesso di Chiara.

Senza contare che i piedi sono oggetto di feticismo: ora qui non è la sede per riportare le spiegazioni freudiane sulla nascita di tale inclinazione, ma posso certamente riportare la spiegazione più semplice. Perché gli uomini amano i piedi? Perché i piedi stanno a terra, sono sporchi, hanno un odore forte, aspro, di corpo, un odore che attiva la corteccia limbica, la parte più antica del cervello, quella che governa l’impulso sessuale, l’animale che è in noi. Quando guardiamo i piedi di Chiara, i piedi di qualunque persona, l’inconscio va lì: all’odore, al sudore, al torbido. E parte, immediato, lo stimolo sessuale. Poi, ognuno è più o meno sensibile a questa suggestione, mica siamo tutti uguali. Però per favore ora piantatela voi haters che odiate i piedi di Chiara: voi la amate di un amore carnale, e non potete farci niente.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

“L’alluce” di Georges Bataille

L’alluce di Georges Bataille

anjelica3-feet-2149389L’alluce è la parte più umana del corpo umano, nel senso che nessun altro elemento di questo corpo è così differenziato dall’elemento corrispondente della scimmia antropoide (scimpanzé, gorilla, orangutango o gibbonet). Questo deriva dal fatto che la scimmia è arboricola, men­tre l’uomo si sposta sulla terra senza aggrapparsi ai rami, essendo diventato lui stesso un albero, cioè elevandosi dritto nell’aria come un albero, e tanto più bello se la sua erezione è corretta. Così la funzione del piede umano consiste nel dare una base ferma a questa erezione di cui l’uomo è tanto fiero (l’alluce, cessando di essere utile alla prensione eventuale dei rami, si adatta al suolo sullo stesso piano delle altre dita).

Ma qualunque sia il ruolo svolto nell’erezione dal piede, l’uomo, che ha la testa leggera, cioè elevata verso il ciclo e le cose del cielo, lo guarda come uno sputo col pretesto che egli ha questo piede nel fango.

Benché all’interno del corpo il sangue scorra in ugua­le quantità dall’alto in basso e dal basso in alto, il favore va a ciò che si eleva e la vita umana è erroneamente considerata come una elevazione. La divisione dell’universo in inferno sotterraneo e in cielo perfettamente puro è una concezione indelebile, il fango e le tenebre essendo i principi del male come la luce e lo spazio celeste sono i principi del bene: i piedi nel fango ma la testa quasi nella luce, gli uomini immaginano ostina­tamente un flusso che li eleverebbe senza ritorno nello spazio puro. La vita umana comporta infatti la rabbia di vedere che si tratta di un movimento di va e vieni dall’immondo all’ideale, e dall’ideale all’immondo, rab­bia che è facile scaricare su un organo così basso come un piede.

anjelica3-feet-2133986

Il piede umano è comunemente sottomesso a sup­plizi grotteschi che lo rendono deforme e rachitico. E stupidamente destinato ai calli, ai duroni e agli occhi di pernice; e se si tiene conto degli usi che sono sola­mente in via di sparizione, alla sporcizia pile disgustosa: l’espressione paesana “avere le mani sporche come i piedi” che non è più valida oggi per tutta la comunità umana lo era ancora nel XVII secolo. Lo spavento segreto causato all’uomo dal suo piede è una delle spiegazioni della tendenza a dissimulare il più possibile la sua lunghezza e la sua forma. I talloni più o meno alti a seconda del sesso tolgono al piede una parte del suo carattere basso e piatto. Inoltre questa inquietudine si confonde frequente­mente con l’inquietudine sessuale, e ciò colpisce in par­ticolare nei Cinesi che, dopo aver atrofizzato i piedi delle donne, li collocano nel punto più lontano delle loro rimozioni. Il marito stesso non deve vedere i piedi nudi di sua moglie e, in generale, è scorretto e immorale guardare i piedi delle donne. I confessori cattolici, adat­tandosi a questa aberrazione, chiedono ai loro penitenti cinesi “se hanno guardato i piedi delle donne”. La medesima aberrazione si ritrova presso i Turchi (Turchi del Volga, Turchi dell’Asia centrale) che considerano come immorale mostrare i piedi nudi e si coricano persino con le calze.

Niente di simile può essere citato per l’Antichità clas­sica (a parte l’uso curioso delle altissime suole nelle tragedie). Le matrone romane più pudiche lasciavano vedere costantemente i loro alluci nudi. Per contro, il pudore del piede si à sviluppato eccessivamente nei tempi moderni e non è scomparso che nel XIX secolo. Salomon Reinach ha lungamente esposto questo sviluppo nell’articolo intitolato “Piedi pudichi”, insistendo sul ruolo della Spagna, dove i piedi delle donne sono stati oggetto dell’inquietudine più angosciosa e anche causa di delitti. Il semplice fatto di lasciar vedere il piede cal­zato oltre l’orlo della gonna era considerato indecente. In nessun caso era possibile toccare i piedi di una don­na, essendo questa licenza, salvo un’eccezione, più grave di qualsiasi altra. Beninteso, il piede della regina era l’oggetto della proibizione più terrificante. Cosi, secondo Mine d’Aulnov, il conte di Villamediana essendo inna­morato della regina Elisabetta pensò di appiccare un incendio per avere il piacere di portarla tra le sue braccia: tutta la casa che valeva centomila scudi bru­ciò quasi interamente, ma egli se ne trovò consolato allorquando approfittando di una occasione così favo­revole prese la sovrana tra le braccia e la portò per una piccola scala. Là le rubò alcuni favori e, cosa che fece molto scalpore in quel paese, le toccò anche il piede. Un paggetto lo vide, riportò la cosa al re e questi si vendica uccidendo il conte con un colpo di pistola…

E possibile vedere in queste ossessioni, come ha fatto Salomon Reinach, un raffinamento progressivo del pu­dore che ha potuto guadagnare a poco a poco il polpac­cio, la caviglia e il piede. Pur essendo in parte fondata, questa spiegazione non è però sufficiente se ci si vuol rendere conto dell’ilarità provocata comunemente dalla semplice immaginazione degli alluci. Il gioco delle ubbie e dei terrori, delle necessità e degli smarrimenti umani è in effetti tale che le dita delle mani significano le azioni abili e i caratteri fermi. Le dita dei piedi l’ebetu­dine e la bassa idiozia. Le vicissitudini degli organi, la pullulazione degli stomachi, delle laringi, dei cervelli traversando le specie animali e gli individui innumerevoli, trascinano l’immaginazione in flussi e riflussi che essa non segue volentieri, per odio di una frenesia ancora sensibile, ma penosamente, nelle palpitazioni sanguigne dei corpi. L’uomo immagina volentieri di essere simile al dio Nettuno, che maestosamente impone il silenzio ai propri flutti: e tuttavia i flutti rumoreggianti delle viscere si gonfiano e si scompigliano quasi incessante­mente, mettendo bruscamente fine alla sua dignità. Cieco, tranquillo tuttavia e sprezzante stranamente la sua oscura bassezza, un personaggio qualsiasi sul punto di evocare nella sua mente le grandezze della storia uma­na, per esempio quando il suo sguardo si posa su un monumento che testimonia la grandezza del suo paese, è fermato nel suo slancio da un atroce dolore all’alluce, perché il più nobile degli animali ha pur sempre dei calli ai piedi, cioè ha dei piedi e questi piedi conducono, indipendentemente da lui, una esistenza ignobile.

I calli ai piedi differiscono dai mal di testa e dai mal di denti per la bassezza, ed essi non sono ridicoli che in ragione di una ignominia, spiegabile con il fango in cui i piedi stanno. Siccome, per la sua attitudine fisica, la specie umana si allontana quanto più può dal fango terrestre, ma d’altra parte un riso spasmodico porta la sua gioia al culmine ogni volta che lo slancio più puro finisce steso nella melma con la sua arroganza, si ca­pisce come un alluce, sempre più o meno tarato e umi­liante sia analogo, psicologicamente, alla caduta brutale di un uomo, e quindi alla morte. L’aspetto orridamente cadaverico e nello stesso tempo prepotente e orgoglioso dell’alluce corrisponde a questa derisione e dà un’espres­sione acutissima al disordine del corpo umano, opera di una discordia violenta degli organi.

La forma dell’alluce tuttavia non è specificamente mostruosa: in ciò è differente da altre parti del corpo, per esempio dall’interno di una bocca spalancata. Solo delle deformazioni secondarie (ma comuni) hanno po­tuto dare alla sua ignominia un valore burlesco eccezio­nale. Ora è molto spesso opportuno rendere conto dei valori burleschi per mezzo di una estrema seduzione. Ma noi siamo portati a distinguere categoricamente due seduzioni radicalmente opposte (la confusione abituale tra le quali provoca i più assurdi malintesi di linguaggio). Benché ci sia in un alluce un elemento seducente, è evidente che non vale a soddisfare un’aspirazione elevata, per esempio il gusto perfettamente indelebile che, nella maggior parte dei casi, porta a preferire le forme ele­ganti e corrette. AI contrario, se si sceglie per esempio il caso del conte di Villamediana, si può affermare che il piacere che egli ebbe di toccare il piede della regina era in relazione diretta alla bruttezza e all’infezione rappresentate dalla bassezza del piede, praticamente dai piedi più deformi. Così, supponendo che il piede della regina sia stato perfettamente grazioso, è tuttavia ai piedi deformi e fangosi che esso doveva il suo fascino sacrilego. Una regina essendo a priori un essere più ideale, più etereo di qualsiasi altro, era umano fino allo strazio toccare di lei ciò che non differiva molto dal piede fumante di un soldataccio. La seduzione così su­bita si oppone radicalmente a quella causata dalla luce e dalla bellezza ideale: i due ordini di seduzione sono spesso confusi perché ci si agita continuamente dall’uno all’altro e, dato questo movimento di va e vieni, che abbia il suo termine in un senso o nell’altro, la seduzione è tanto più viva quanto il movimento è più brutale.

anjelica3-feet-2010241

Nel caso dell’alluce, il feticismo classico del piede spinto fino al leccamento delle dita indica categorica­mente che si tratta di bassa seduzione, e questo testi­monia di un valore burlesco che più o meno è sempre collegato ai piaceri riprovati da quegli uomini il cui spirito è puro e superficiale.

Il senso di quest’articolo sta in un’insistenza a met­tere in causa direttamente ed esplicitamente quello che seduce, senza tener conto della cucina poetica, che in definitiva non è che una deviazione (la maggior parte degli esseri umani sono naturalmente deboli e non pos­sono abbandonarsi ai loro istinti che nella penombra poetica). Un ritorno alla realtà non implica nessuna accettazione nuova, ma il riconoscere che si è sedotti bassamente, senza trasposizione e fino a urlare, spalan­cando gli occhi: spalancandoli così davanti a un alluce.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

Epicuro. Lettera sulla felicità (pensando a Sasha Foxy)

SULLA FELICITA’
Lettera di Epicuro a Meneceo (pensando a Sasha Foxy)

foxy-sasha-feet-2505976

L’uomo cominci da giovane a far filosofia e da vecchio non sia mai stanco di filosofare. Per la buona salute dell’animo, infatti, nessun uomo è mai troppo giovane o troppo vecchio. Chi dice che il giovane non ha ancora l’età per far filosofia, e che il vecchio l’ha ormai passata, è come se dicesse che non è ancora giunta, o è già passata, I’età per essere felici. Quindi sia l’uomo giovane che il vecchio devono far filosofia: il vecchio perché invecchiando rimanga giovane per i bei ricordi del passato; il giovane perché, pur restando giovane d’età, sia maturo per affrontare con coraggio l’avvenire. E’ bene riflettere sulle cose che possono farci felici: infatti, se siamo felici abbiamo tutto ciò che occorre; se non lo siamo, facciamo di tutto per esserlo.

Metti in pratica le cose che ti ho sempre raccomandato e rifletti su di esse, perché sono i princìpi necessari fondamentali per una vita felice.

Per prima cosa tu devi considerare la divinità come un essere indistruttibile e felice, così come comunemente gli uomini pensano degli dèi; non attribuire quindi nulla alla divinità che contrasti con la sua immortalità e la sua beatitudine, e ritieni vero invece tutto ciò che ben si accorda con la sua felice immortalità.

Gli dèi infatti esistono, ed è del tutto evidente la conoscenza che ne abbiamo; ma gli uomini attribuiscono agli dèi caratteristiche contrarie alla stessa idea che se ne fanno. Negare gli dèi in cui credono gli uomini, non è quindi empietà. Empietà è piuttosto attribuire agli dèi le idee che gli uomini comunemente se ne fanno, perché non sono idee corrette, ma gravi errori. Dall’idea che si fa degli dèi l’uomo trae i più gravi danni e vantaggi. Infatti gli dèi, che di continuo sono dediti alle loro virtù, accolgono i loro simili, mentre considerano estraneo tutto ciò che non è simile ad essi.

Abìtuati a pensare che per noi uomini la morte è nulla, perché ogni bene e ogni male consiste nella sensazione, e la morte è assenza di sensazioni. Quindi il capir bene che la morte è niente per noi rende felice la vita mortale, non perché questo aggiunga infinito tempo alla vita, ma perché toglie il desiderio dell’immortalità. Infatti non c’è nulla da temere nella vita se si è veramente convinti che non c’è niente da temere nel non vivere più. Ed è sciocco anche temere la morte perché è doloroso attenderla, anche se poi non porta dolore. La morte infatti quando sarà presente non ci darà dolore, ed è quindi sciocco lasciare che la morte ci porti dolore mentre l’attendiamo. Quindi il più temibile dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo più noi. La morte quindi è nulla, per i vivi come per i morti: perché per i vivi essa non c’è ancora, mentre per quanto riguarda i morti, sono essi stessi a non esserci.foxy-sasha-feet-2505835

La maggior parte delle persone, però, fuggono la morte considerandola come il più grande dei mali, oppure la cercano come una liberazione dai mali della vita. Il saggio invece non rifiuta la vita e non ha paura della morte, perché non è contro la vita ed allo stesso tempo non considera un male il non vivere più. Il saggio, così come non cerca i cibi più abbondanti, ma i migliori, così non cerca il tempo più lungo, ma cerca di godere del tempo che ha. è da stolti esortare i giovani a vivere bene ed i vecchi a morire bene, perché nella vita stessa c’è del piacere, ed è la stessa cosa l’arte di vivere bene e di morire bene.

papposileno_sorgente

Certo, è peggio chi dice: è bello non esser mai nati “ma, se si è nati, è bello passare al più presto le soglie dell’Ade”. Se chi dice queste cose ne è convinto, perché non abbandona la vita’? è in suo potere farlo, se questa è la sua opinione e parla seriamente. Se invece scherza, parla da stolto su cose su cui non c’è proprio da scherzare.

Dobbiamo inoltre ricordarci che il futuro non è interamente nelle nostre mani, ma in qualche modo lo è, anche se in parte. Quindi non dobbiamo aspettarci che si avveri del tutto, ma non dobbiamo neppure disperare che esso non si avveri affatto.

Dobbiamo poi pensare che alcuni dei nostri desideri sono naturali, altri vani. E di quelli naturali alcuni sono necessari, altri non lo sono. E di quelli naturali e necessari, alcuni sono necessari per essere felici, altri per la buona salute del corpo, altri per la vita stessa. Una sicura conoscenza dei desideri naturali necessari guida le scelte della nostra vita al fine della buona salute del corpo e della tranquillità dell’animo, perché queste cose sono necessarie per vivere una vita felice. Infatti noi compiamo tutte le nostre azioni al fine di non soffrire e di non avere l’animo turbato. Ottenuto questo, ogni tempesta interiore si placherà, perché il nostro animo non desidera nulla che gli manchi, né ha altro da cercare perché sia completo il bene dell’anima e del corpo. Abbiamo infatti bisogno del piacere quando soffriamo perché esso non c’è. Quando non soffriamo, non abbiamo neppure bisogno del piacere.

Per questo motivo noi diciamo che il piacere è il principio ed il fine di una vita felice. Noi sappiamo che esso è il bene primo, connaturato con noi stessi, e da esso prende l’avvio ogni nostra scelta e in base ad esso giudichiamo ogni bene, ponendo come norma le nostre affezioni. Ma proprio perché esso è il bene primo ed è a noi connaturato, noi non ci lasciamo attrarre da tutti i piaceri; al contrario, ne allontaniamo molti da noi quando da essi seguano dei fastidi più grandi del piacere stesso. Allo stesso modo consideriamo molti dolori preferibili ai piaceri quando la scelta di sopportare il dolore porta con sé come conseguenza dei piaceri maggiori. Tutti i piaceri quindi che per loro natura sono a noi congeniali sono certamente un bene; tuttavia non dobbiamo accettarli tutti. Allo stesso modo tutti i dolori sono un male, ma non dobbiamo cercare di sfuggire a tutti loro. Queste scelte vanno fatte in base al calcolo ed alla valutazione degli utili. Per esperienza sappiamo infatti che a volte il bene è per noi un male ed al contrario il male è un bene. Consideriamo un grande bene l’indipendenza dai desideri non perché sia necessario avere sempre soltanto poco, ma perché se non abbiamo molto sappiamo accontentarci del poco. Siamo profondamente convinti che gode dell’abbondanza con maggiore dolcezza chi meno ha bisogno di essa e che tutto ciò che la natura richiede lo si può ottenere facilmente, mentre ciò che è vano è difficile da ottenere. Infatti, in quanto entrambi eliminano il dolore della fame, un cibo frugale o un pasto sontuoso danno un piacere eguale, e pane e acqua danno il piacere più pieno quando saziano chi ha fame. L’abituarsi ai cibi semplici ed ai pasti frugali da un lato è un bene per la salute, dall’altro rende l’uomo attento alle autentiche esigenze della vita; e così quando di tanto in tanto ci capita di trovarci nell’abbondanza, sappiamo valutarla nel suo giusto valore e sappiamo essere forti nei confronti della fortuna.

foxy-sasha-feet-2505977

Quando dunque diciamo che il piacere è il bene completo e perfetto, non ci riferiamo affatto ai piaceri dei dissoluti, come credono alcuni che non conoscono o non condividono o interpretano male la nostra dottrina; il piacere per noi è invece non avere dolore nel corpo né turbamento nell’anima.

Infatti non danno una vita felice né i banchetti né le feste continue, né il godersi fanciulli e donne, né il godere di una lauta mensa. La vita felice è invece il frutto del sobrio calcolo che indica le cause di ogni atto di scelta o di rifiuto, e che allontana quelle false opinioni dalle quali nascono grandissimi turbamenti dell’animo.

La prudenza è il massimo bene ed il principio di tutte queste cose. Per questo motivo la prudenza è anche più apprezzabile della filosofia stessa, e da essa vengono tutte le altre virtù. Essa insegna che non ci può essere vita felice se non è anche saggia, bella e giusta; e non v’è vita saggia, bella e giusta che non sia anche felice. Le virtù sono infatti connaturate ad una vita felice, e questa è inseparabile dalle virtù.

E adesso dimmi: pensi davvero che ci sia qualcuno migliore dell’uomo che ha opinioni corrette sugli dèi, che è pienamente padrone di sé riguardo alla morte, che sa sino in fondo che cosa sia il bene per l’uomo secondo la sua natura e sa con chiarezza che i beni che ci sono necessari sono pochi e possiamo ottenerli con facilità, e che i mali non sono senza limiti, ma brevi nel tempo oppure poco intensi?

Un uomo così ha imparato a sorridere di quel potere – il fato – che per alcuni è il sovrano assoluto di tutto: di fatto ciò che accade può essere spiegato non soltanto attraverso la necessità, ma anche attraverso il caso o in quanto frutto di nostre decisioni per le quali possiamo essere criticati o lodati.

foxy-sasha-feet-2655106Quanto al fato, di cui parlano i fisici, era meglio credere ai miti sugli dèi che essere schiavi di esso: i miti infatti permettevano agli uomini di sperare di placare gli dèi per mezzo degli onori, il fato invece ha un’implacabile necessità. E riguardo alla fortuna non bisogna credere né che sia una divinità, come fanno molti – gli dèi infatti non fanno nulla che sia privo di ordine ed armonia – né che sia un principio causale; non bisogna neppure credere che essa dia agli uomini beni e mali che determinano una vita felice; da essa infatti provengono solo i princìpi di grandi beni e di grandi mali. E’ meglio quindi essere saggiamente sfortunati che stoltamente fortunati, perché è preferibile che nelle nostre azioni una saggia decisione non sia premiata dalla fortuna, piuttosto che una decisione poco saggia sia coronata dalla fortuna.

Medita giorno e notte tutte queste cose, e ciò che è connesso con esse, sia in te stesso che con chi ti è simile: così mai, sia da sveglio che nel sonno, avrai l’animo turbato, ma vivrai invece come un dio fra gli uomini. L’uomo infatti che vive tra beni immortali non è in niente simile ad un mortale.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

Avvistamenti

Il nostro mondo sociale-digitale è colmo di bruttezza, ma altrettanto straripa di bellezza. Lo splendore passa quasi inosservato o  sfugge. Piedi e modelle footfetish non fanno eccezione all’ambigua legge: foto di gatti e foto di estremità sono sotto inflazione e forse non è un caso, anzi è interessante questa associazione: i piedi sono dei gatti, saltano, graffiano, fanno le fusa, sono belli e a volte buffi. Su facebook basta che una ragazza posti una foto dei suoi “gioiellini” per trovare centinaia di followers con la bava alla bocca, inspiegabile che spesso siano piedi molto brutti e foto sciatte. Poi, altrettanto inspiegabilmente, ti imbatti in immagini gratuitamente meravigliose.

Qui di seguito una gioia trovata su Instagram: Amee Cakes 

La bellezza dei suoi piedi non è seconda all’originale bellezza della ragazza e al modo elegantissimo con cui si fa catturare in queste immagini sognanti e luminose.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail