L’eros alla maniera del maestro Tanizaki Jun’ichiro

di Cristiano Martorella

Tanizaki Jun’ichiro (1886-1965) è fra i romanzieri giapponesi più celebri e significativi del Novecento e gran parte della sua fama è merito anche del suo sofisticato erotismo. Certamente è stata l’opera di Tanizaki ad aver introdotto in Italia e aver fatto conoscere l’eros giapponese con la sua estetica, i rituali e le perversioni codificate da una cultura ricchissima.waywuzl
Fra le passioni dominanti di Tanizaki spicca il suo feticismo per i piedi femminili, tanto che essi sono diventati addirittura protagonisti dei romanzi, come nel caso di I piedi di Fumiko (Fumiko no ashi, 1919, traduzione italiana Marsilio, 1995). Prima di passare ad analizzare l’opera del maestro Tanizaki, conviene ricordare cosa sia e cosa rappresenti in generale il feticismo dei piedi.
Col termine feticismo (dal francese fétichisme) si indica un interesse e una attrazione erotica per una parte anatomica o un oggetto. Il feticismo non è soltanto una patologia sessuale, al contrario di quanto pensano in molti. Infatti Sigmund Freud, in Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), spiega che un certo grado di feticismo è di regola proprio dell’amore normale, in special modo in quegli stadi di innamoramento nei quali la meta sessuale normale appare irraggiungibile, oppure sembra negato il suo adempimento. Il caso patologico subentra soltanto quando il feticcio diventa unico oggetto sessuale e impedisce un rapporto sessuale completo. A parte questi evidenti disturbi sessuali, il feticismo è comunque presente nella sfera erotica. Secondo alcuni sessuologi il feticcio più frequente, ed innocuo, è costituito dai piedi. Stranamente è anche la forma di feticismo meno ammessa e discussa, quasi negata rispetto al feticismo del seno. Ciò avviene nella cultura occidentale, per fortuna non è così fra le altre civiltà.
In Giappone il feticismo dei piedi è stato perfino elevato alla dignità accademica dalla letteratura del romanziere Tanizaki Jun’ichiro. Fra le opere più note, Il diario di un vecchio pazzo (Futen rojin nikki, 1962, traduzione italiana Bompiani, 1965) è anche quella dove la passione per i piedi arriva all’estremo, tanto che il protagonista Tokusuke farà incidere l’impronta dei piedi dell’amata sulla sua tomba. Con la scusa di riprodurre un Bussokuseki (impronte di Buddha), egli stesso farà una litografia dei piedi della giovane Satsuko usando inchiostro rosso. L’operazione con la verniciatura, la manipolazione, l’asciugatura dei piedi, costituisce un’occasione per avvicinare l’oggetto desiderato. La passione assume anche toni sadomasochistici quando il vecchio fa le sue considerazioni su Satsuko.”Poi, quando sarò morto, non potrà non pensare: Quello stupido vecchio dorme sotto questi piedi bellissimi. Sto ancora calpestando le ossa di quel povero vecchio sotto terra.” (1)Un approccio diverso, più vitale e fantasioso, è presentato con I piedi di Fumiko, il primo romanzo in cui il feticismo dei piedi è esplicito e dichiarato. Lo stesso nome della protagonista, Fumiko, chiamata anche Ofumi, richiama per omofonia il verbo fumu (calpestare). La descrizione dei piedi è minuziosa, e la cura del dettaglio fin troppo maniacale.

7737d617d2b6245d650eaaa17ca88b04“A dire il vero, ero pure io in estasi per la bellezza della linea dei piedi nudi di Ofumi. Le gambe snelle e tornite come legno levigato con cura, si assottigliavano progressivamente fino alla caviglia da dove aveva inizio, con una leggera curva, il tenero collo del piede. All’estremità si stendevano ben allineate le cinque dita, che partendo dal mignolo si allungavano gradualmente verso la punta dell’alluce: ciò mi pareva molto più bello delle fattezze del suo viso. Lineamenti come i suoi si trovano anche in altre donne, ma non avevo mai visto, fino ad allora, piedi così regolari e splendidi. Quando hanno il collo piatto in modo sgradevole e le dita divaricate che lasciano intravedere le fessure, provocano la stessa spiacevole sensazione di un brutto viso. Al contrario, il collo del suo piede era ben in carne e le cinque dita ben accostate come la lettera m e allineate in ordine come una fila di denti.” (2)

Lo scrittore raggiunge la sua massima abilità nell’esaltazione della sensualità ed espressività dei piedi.

“Dato che il piede era inarcato, si vedevano bene anche le pieghe della soffice carne della pianta. Visti da sotto, i polpastrelli tondi e carnosi delle cinque dita rannicchiate erano ben allineati, quasi muscoli di una conchiglia messi uno accanto all’altro. Se non fosse stato per l’illimitata flessibilità delle articolazioni, frutto di nozioni pratiche di danza, il piede non avrebbe mai potuto curvarsi in modo tanto sensuale. L’atteggiamento era provocante come quello di una donna voluttuosa che danzi ondeggiando.” (3)

450a548af358a6b00edd9f5e3850bc07L’amore che Tanizaki nutriva per i piedi delle donne era sincero, e ciò traspare nelle pagine dei suoi romanzi. Questa sincerità è a tratti commovente e ci fa quasi dimenticare che il feticismo dei piedi è ancora considerato una perversione. Si tratta di un tabù ingiusto che ci priva di una risorsa dell’immaginazione, una qualità mostrata dal grande scrittore giapponese in tutto il suo rigoglioso splendore.
Note

1. Cfr. Tanizaki, Jun’ichiro, Diario di un vecchio pazzo, Bompiani, Milano (seconda edizione dei tascabili Bompiani), 1988, p. 168.
2. Cfr. Tanizaki, Jun’ichiro, I piedi di Fumiko, Marsilio, Venezia, 1995, p. 29.
3. Ibidem, pp. 30-31.

Bibliografia

Borneman, Ernest, Il dizionario dell’erotismo. Fisiologia, psicologia, pratiche, patologia, storia dell’amore e del sesso, Rizzoli, Milano. 1988
Freud, Sigmund, Sessualità e vita amorosa, Newton Compton, Roma, 1989.
Tanizaki, Jun’ichiro, I piedi di Fumiko, Marsilio, Venezia, 1995.
Tanizaki, Jun’ichiro, Diario di un vecchio pazzo, Bompiani, Milano,1965.

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Correva l’anno…

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Adorazione dei piedi di Cicciolina (1982)

Correva l’anno 1982 e non credo proprio che il feticismo dei piedi avesse la visibilità di oggi. Era sicuramente ancora una rarità vedere delle immagini di foot fetish, anche per ciò che riguarda il porno. Se qualcuno di voi non si vergogna a ricordarlo… nelle vecchie riviste pornografiche di un tempo, oltre all’immagini esisteva un testo di contorno (così come nei video esisteva una trama…):

Cosa potevo fare? Scontentarlo forse? No, cicciolini e ciccioline, mi sono lasciata ancora una volta trasportare dalla fantasia e dall’invenzione, l’ho di nuovo massaggiato, ma questa volta da vera ossessione, con i miei piedini. […] L’ho visto contorcersi , piegarsi, inarcare la schiena, man mano che i miei piedini stretti stretti correvano, su e giù sul suo cicciolino, e finalmente soddisfatto, esplodere in un lungo orgasmo, prima di abbandonarsi sul pavimento. Definitivamente steso “Ti voglio leccare tutta – aggiunse succhiandomi tutti i piedi – fino a farti impazzire”.

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Il fascino sfuggente dei piedi femminili – un’artista totale

Invitiamo a rifarvi gli occhi con quanto l’artista Becky ci ha regalato su youtube. Di essa per il momento non sappiamo nulla, tranne l’arte che ha saputo esprimere attraverso le sue magnifiche provocazioni e la straordinaria bellezza dei suoi piedi. Ancora una volta queste visioni ci dimostrano come la bellezza delle estremità femminili più che nel contenuto passi attraverso la forma. I piedi seducono così, attraverso la capacità di far soffermare il nostro sguardo pieno di desiderio su di loro. Ogni volta sono sempre diversi, ora stanchi e stropicciati, ora rilassati e distesi: è nel loro movimento e nel loro sapersi porre il mistero della loro bellezza e del nostro amore per loro.

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La sei dita di Marilyn

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Da “la Repubblica” del 7 settembre 1991:

MARILYN MONROE IL MITO AVEVA SEI DITA

LONDRA – Il suo piede sinistro: Marilyn Monroe, magnifica preda dell’immaginario maschile, non era perfetta, e aveva, nelle sue forme da Venere, un difetto piccolo ma curioso. Era nata con sei dita a un piede. E tutto sommato si è trattato del segreto meglio conservato del mondo del cinema, insieme a quello della vera età della divina Greta Garbo. La rivelazione arriva dal popolarissimo quotidiano britannico “Daily Mirror”, re del ‘ gossip’ internazionale. Insomma il grande mito di celluloide, che col suo sorriso, e non solo, ha stregato generazioni intere di uomini, aveva una piccola malformazione, con la quale però aveva trovato il modo di convivere. E Marilyn stessa avrebbe detto che con la cosa si poteva sopravvivere, e anzi aveva imparato bene a celare quella piccola anomalia, tanto più che “difficilmente gli uomini guardavano più in giù delle sue ginocchia”. Una volta raggiunta la celebrità Marilyn ha però deciso di intervenire. Ed è stato sufficiente un piccolo intervento chirurgico per eliminare del tutto l’ inestetismo, che comunque non sembrava affliggerla affatto.

6toes_picLe leggende metropolitane sono dure a morire se anche “Repubblica” – un po’ di anni fa – dava per assodato qualcosa che vero non è mai stato, molto probabilmente… C’è da chiedersi inoltre quale scoop potesse mai essere quello del “Daily Mirror”, dato che la diceria non nasce dal tabloid inglese. Infatti è da alcune fotografie di Joseph Jasgur pubblicate nel 1946 che si originò il mito che Marilyn avesse sei dita per ogni piede. Due delle fotografie, pubblicate in The Birth of Marilyn: The Lost Photographs of Norma Jeane, possono farlo pensare, ma sembra che sia effetto della luce. Poiché non esistono altre prove in merito, la storia è comunemente considerata infondata ed è da archiviare nel cassetto dei miti urbani, al pari della non morte di Michael Jackson e del noto tormentone Paul (McCartney) is deadQui a sinistra potete visionare una delle foto incriminate, realizzate da Joseph Jasgur il 18 marzo 1946, a Zuma Beach in California. L’effetto del sesto dito si deve a una macchia causata dalla sabbia sul piedino della divina Marilyn. Che si tratti di una mera illusione ottica lo documentano altre foto, molto famose, scattate dallo stesso Joseph pochi giorni dopo, il 23 marzo (qui sotto).

Fu sempre Joseph Jasgur, quando pubblicò il libro citato, ad affermare mendacemente: “Norma Jeane [il nome anagrafico di Marilyn] aveva sei dita e posso dimostrarlo con questa immagine alle pagine 72 e 732″. Peccato che un’infinità di immagini possano dimostrare il contrario, come quelle scattate a una Monroe bambina.

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Il feticismo dei piedi nella “Psychopathia sexualis”

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Riteniamo che il feticismo sia un aspetto troppo ampio, complesso, e soprattutto umano, per essere rilegato alla psicologia e in particolar modo alla psicopatologia (sessuale). Si tratta di un’universale espressione e significazione  che riguarda tutti i campi; il feticismo dei piedi è una sua espressione nella sessualità, centratasi su una parte molto significativa del corpo umano.
Questi brevi cenni sull’universo stanno a difendere un feticismo dei piedi che non debba necessariamente e per lo più rientrare nelle forme di patologia sessuale (benché appunto possano esistere comportamenti di tipo feticistico che hanno per oggetto i piedi e creano problemi a chi li vive). E ci sembra una necessaria premessa non solo generale per questo blog, che parla di feticismo dei piedi con orgogliosa rivendicazione dell’espressione, ma anche in merito a quanto stiamo per dire nel presente post. Che ha per oggetto un po’ di citazioni dal manuale classico consultato da psichiatrici, psicologi, medici e giudici: la Psychopathia sexualis di Kraft-Ebing. Per la prima volta pubblicato nel 1866 – col sottotitolo “con Speciale Riferimento all’Istinto Sessuale di Carattere Contrario: Uno Studio Medico-Forense” –, è stato per anni e anni, fino ancora a poco tempo fa, il “testo unico” in materia, e  ha comunque influenzato tutti i successivi studi, se non altro perché ha coniato molti termini (tra cui sadismo e masochismo) tuttora usati dagli stessi felici e soddisfatti praticanti.feeeeet

Precisiamo che purtroppo non c’è stato possibile, finora, consultare la prima edizione o quelle immediatamente successive: abbiamo tra le mani l’edizione di Pgreco (Milano 2011), che riprende a sua volta un’edizione italiana della metà degli anni sessanta che aveva rielaborato l’originale completandolo con riferimenti medico-legali al diritto italiano.
Dato il taglio dell’opera, la trattazione generale e i casi presentati non possono ovviamente non essere quelli patologici, ma va a merito del Kraft-Ebing fare una significativa distinzione all’inizio della sua esposizione della voce “Feticismo di parti del corpo”:

Come nella vita normale l’occhio, i capelli, la mano, il piede, talora anche il seno della donna diventano feticci, così non è raro che le stesse parti del corpo si presentino come oggetto di feticismo patologico. Questo risulta dal concentrarsi dell’interesse sessuale esclusivamente su tali parti del corpo, accanto alle quali scompare tutto il resto onde risulta la donna e questa perde ogni altro valore sessuale.

Le righe sono molte chiare: c’è un feticcio che è parte integrante della sessualità (ma morigerata e non libidinosa…) e non dà adito a comportamenti patologici, e c’è poi una ossessione esclusiva e totalizzante, da riferire alla patologia. Un passo dunque illuminato, all’interno di un’opera che certo non pecca di trasgressività, anzi.
La casistica successiva che egli espone, infatti, e che riguarda casi di feticismo dei piedi,  oggi difficilmente apparirebbe patologica e ci fa presente i canoni molto rigidi a cui si attiene Kraft-Ebing. Ma ancora prima egli abbozza un interessante confronto tra feticismo delle mani e dei guanti, da una parte, e feticismo dei piedi e delle scarpe, dall’altra:

Manifestazioni di civiltà, tradizione, motivi estetici, ecc., hanno spesso una parte preponderante nel suggerire le cure per le mani e i piedi che questi individui pervertiti vorrebbero far dipendere da patologie sessuali. Accanto ai feticisti della mano sono da considerare i feticisti del piedi. Soltanto, mentre il feticismo della mano è sostituito raramente dal feticismo del guanto, appartenente alla categoria più ampia del feticismo per cose, si trova molto spesso il feticismo delle scarpe e degli stivali in luogo di quello del piede. Il motivo si intuisce facilmente. Il bambino vede la mano della dona per lo più a nudo, mentre il piede vede per lo più calzato. Per questo le associazioni, onde si determina nei feticisti la tendenza caratteristica della loro sessualità, si riconnettono alla mano nuda e al piede, invece calzato. In ogni caso questa spiegazione vale per gli individui cresciuti in città e spiega senz’altro la rarità del feticismo del piede. Faccio astrazione dal masochismo larvato nella forma della coprolagnia in cui il fascino feticistico è esercitato non dal piede pulito, ma dall’opposto.

kick_it_off_by_artistic_feetNon passi inosservato, comunque, l’attacco nelle prime righe: ok decantare la bellezza estetica dei piedi femminili, ma i pervertiti libdinosi si sbagliano se credono che la cura femminile per le estremità abbia un messaggio sessuale… In questo passo Kraft-Ebing esprime soprattutto però la convinzione che, come nel feticismo riferito alle estremità degli arti superiori la passione per le mani sia preponderante statisticamente rispetto al fascino dei guanti,  così per il feticismo riferito alle estremità degli arti inferiori la passione per le scarpe sia più diffusa di quella per i piedi nudi. Delinea così un chiasmo che è tuttavia discutibile, soprattutto quando parla di “rarità del feticismo del piede”, statisticamente criticabile, a meno che non si prenda il feticismo delle scarpe nell’accezione più ampia. Infatti, se sommassimo l’attrazione delle sensuali scarpe femminili provata dagli uomini alla passione delle donne per le loro calzature, sarebbe certamente così. Ma Kraft-Ebing sta chiaramente parlando della sessualità maschile.
Quanto egli afferma sembra andare contro la convinzione al quanto comune che è il nascosto, il sottratto, il velato, ad attirare l’attrazione sessuale. Kraft-Ebing invece ritiene che le fissazioni feticistiche si creino nel bambino per diretta esperienza visiva: dunque il feticismo dei guanti è un derivato perché essi sono indossati più raramente, mentre le scarpe sono portate per la maggior parte del tempo, e dunque le scarpe sono più osservate e attraenti dei piedi. Ma forse sarebbe più significativo riprendere un confronto pene-vagina/piede-scarpa, e come sesso maschile e senso femminile sono complementari, così può essere per scarpa e piede nel feticismo, senza dover sentire la necessità di stabilire una predominanza e una derivazione tra di loro.

Ad ogni modo, appare invece pertinente il richiamo al masochismo, che già riterrei presente in forma delicata nello stesso feticismo dei piedi, ma che egli ritiene all’opera nella forma di ciò che definisce “coprolagnia” (la pratica di sporcare parti del corpo che divengono così estremamente eccitante, come avviene per i più estremi pissing escatting), ovvero il cosiddetto dirty foot fetish.
Non è possibile rintracciare in Kraft-Ebing una teoria generale su feticismo e sul feticismo dei piedi, ancora meno una teoria eziologica. Tenendo conto, però, dei casi patologi da lui raccontati, a prima vista porebbe sembrare che propenda per un accostamento del feticismo dei piedi a una forma di omossessualità repressa. Una posizione, cioè, vicina a quella che poi sarà di Freud, che, in Tre saggi sulla teoria sessuale (1905),  fa risalire il feticismo del piede a una compensazione immaginativa del pene, evirato nella donna (succhiare il piede a una donna è, insomma, succhiarle l’unico pene possibile, il feticista del piede femminile è un omosessuale che si sfoga per come gli è possibile con la donna). Teoria sulla quale si avrebbe molto da ridire, e non sulla pertinente, a mio avviso, comparazione tra il piede e il fallo, e la funzione (ludica) del fallo-piede per la donna, ma sul dover a tutti i costi delineare la repressione patologica di una presunta omossessualitè, frutto di una fallità evoluzione dello sviluppo sessuale infantile… teoria le cui premesse non si trovano in Kraft-Ebing (ma Freud ha letto con ammirazione le sue pagine sul feticismo). Nel caso da lui ritenuto patologico che qui citiamo, infatti, nelle righe finali parla di un “feticismo dei piedi originario” e di un'”omossessualità tardiva” e non latente e originaria nel feticismo:

Caso 144. – Feticismo del piede. Omosessualità tardiva. X., funzionario, 29 anni, di madre neuropatica e padre diabetico. Psichicamente ben dotato, di temperamento nervoso […]. Ricorda con certezza che già all’età di 6 anni la vista di donne a piedi nudi lo eccitava sessualmente e gli provocava lo stimolo ad inseguirle o ad essere presente al loro lavoro. All’età di 14 anni si insinuò, una volta, di notte, nella camera di sua sorella che dormiva, e ne abbraccio e ne baciò i piedi. Già ad 8 nni imparava da solo a masturbarsi, compiendo l’atto mentre immaginava piedi femminili nudi. A 16 anni portava spesso in letto con sé scarpe e calze di donne di servizio, e quindi manipolandole si eccitava sessualmente e si masturbava.  A 18 anni il libidinoso X. cominciò ad avere rapporti sessuali con ragazze. Era perfettamente potente. Il coito lo soddisfaceva, e il suo feticcio non aveva parte alcuna in tali rapporti sessuali. Non sentiva la minimina inclinazione sessuale per persone di sesso maschile, e i piedi maschili non lo interessavano in alcun modo.
A partire dall’età di 24 anni si produsse in lui un cambiamento nella sensibilità sessuale e nello stato di salute. L’individuo divenne nevrastenico e cominciò a provare inclinzazione sessuale per l’uomo. […] Soleva masturbare uomini, riceverne il pene in bocca e baciar loro i piedi […].
Epicrisi
: Feticismo dei piedi, originario. Omosessualità tardiva, con trasposizione dei complessi associativi legati al citato feticismo dall’eterosessualità all’omossesualità.
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Paolo Conte: musica per i vostri piedi, madame

CD Parole d'amore
“C’è un po’ di vento, abbaia la campagna e c’è una luna in fondo al blu”… è fantastico che un cantautore come Paolo Conte, capace di un verso simile, con  canzoni così ricche di immagini, istantanee, sapori, impressioni… abbia per i piedi delle donne un’attenzione tutta particolare – e impregnata del suo stile.
Il pensiero si dirige immediatamente a un suo vero manifesto:  Happy Feet. La canzone appare per la prima volta nell’album Parole d’amore scritte a macchina (1990, si segnala una copertina di Hugo Pratt). C’è una descrizione poco empatica di Roberto Caselli nel suo Paolo Conte (Editori Riuniti, Roma 2002):

Happy feet. Conte lancia il suo piano in un inusuale arrangiamento per tessere l’elogio dei piedi di una signora. E’ l’ennesima follia dell’artista che ogni tanto vira verso l’effimero e in esso cerca di perdersi. Bello l’interloquire delle voci e la scioltezza stilistica sciorinata dal maestro.

Un po’ come per il narratore dell’insana passione maschile che aleggia intorno  ai Piedi di Fanchette (Restif de la Bretonne), anche qui l’amore dichiarato per i piedi di una donna è associato alla “follia” e a un perdersi per l'”effimero”.
Ma questa canzone per Conte non costituisce una stravaganza, semmai l’esplicitazione allegra di una passione costantemente accennata in bellissimi passaggi seminati in altri testi.
Ci si domanda in Elisir (Una faccia in prestito, 1995):

C’è qualcuno tra voi che sappia suonare una danza vertigine, un ballo frin frun
Che tolga le scarpe e le calze alle femmine?

E quale feticista non ha mai amato questo fare così femminile appassionato? quelle meravigliose creature che lasciandosi prendere da una musica, da un ritmo, tolgono scarpe e calze, e a piedi nudi si fanno mirare nei loro passi (Salomè, danza per me!). 
Mai nessuno che abbia amato, lo sai
I miei piedi, mai nessuno, lo sai
Footie, footie…
Vedi, il cuore e i piedi, proprio così,
Sono i primi che si stancano, sì
“Il cuore e i piedi”, canta malinconica una ballerina in Ho ballato di tutto (ancora in Parole d’amore scritte a macchina).
Si delinea una sensibilità per i piedi femminili fortemente espressa. Quest’ultima canzone, sia pure per negazione – la donna si lamenta di non avere mai incontrato chi si prendesse cura delle sue estremità – è una sintesi di due temi molto caldi e sentiti.
Da una parte l’intimità dei piedi, accesso privilegiato al mondo femminile: in Happy feet l’amante sa che dopo una mostra, una presentazione, una lettura… alla fine la donna chiamerà lui perché sa dedicarsi ai suoi piedi, “schiavo d’amore”.
Dall’altra c’è l’esaltazione dei piedi fatta da chi ama i balli vorticosi del jazz… per una ballerina i piedi sono lo strumento e l’espressione della sua arte ammaliatrice. Per questo Ho ballato di tutto, in quei cinque versi, esprime una sintesi meravigliosa e poetica: una ballerina stanca desidera qualcuno che si prenda cura amorevolmente dei suoi tesori, intimo segreto del suo fascino e della sua arte.
Musica per i vostri piedi, madame è il sottotitolo di Happy feet: una vera dicharazione di intenti per la poetica musicale di Paolo Conte.
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