La professoressa Mona Wales

Da questo articolo di Dagospia mi ero fatto l’idea che la bellissima Mona Wales facesse seminari sul feticismo dei piedi in un’università america chiamata Kink University. Che però, ecco, non è che sia proprio una tradizionale accademia… diciamo che è un sito dove si caricano video molto ben fatti su diversi generi del bondage e del fetish.

La lezione che ci regala Mona Wales può essere indubbiamente definita magistrale e l’intero video è disponibile.

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L’adorazione del piede

Sono sinceramente un grande ammiratore di Berarda Del Vecchio, almeno per la sua prima produzione, vale a dire il libricino L’adorazione del piede, pubblicato da Castelvecchi (2006). (Non essendo una donna, mi è impossibile non pensare che le altre pubblicazioni, due se rammento bene, ammicchino a un’empatia col mondo femminile e la problematica del maschio che le donne desiderano che fa tanto stile Sex in the city). Quel primo libro però è stato un proprio un bel colpo, perché il tema del piede nel mondo editoriale – e non dico solo quello italiano – è praticamente assente. E grazie probabilmente a un autore-personaggio e a una buona campagna stampa, di quella pubblicazione si è parlato alquanto, mi sembra di ricordare anche in televisione.
Rispetto al lavoro della Susanna Schimperna (Feet. L’ossessione erotica per i piedi, sempre edito da Castelvecchi nel 1998), la nostra Berarda presentava un aspetto decisivo e fortemente valorizzante: non era una giornalista che con l’ironia del caso e un distacco “sociologico” parlava di qualcosa che la incuriosiva come stranezza, ma ha trattato una materia che la coinvolge in prima persona. Si deduce infatti, da un post come questo qui sotto, che lei stessa abbia un’inclinazione parecchio feticista.

Altrettanto esplcicitamente, leggiamo in un’intervista:

Un’ultima domanda sul tuo libro precedente edito sempre da Castelvecchi, L’adorazione del piede. Com’è nata l’idea di questo libro?
L’idea nasce da un incontro un po’ strano con l’editore Castelvecchi: una passione condivisa per i piedi. Quello che abbiamo pensato insieme è stato quindi di creare un libro che non fosse soltanto indirizzato ai “feticisti” del piede, anche perché è un argomento già abbastanza battuto, da riviste specializzate, ecc. Quello che ho cercato di fare è raggiungere invece il maggior numero di persone a cui parlare della bellezza del piede.

Ora una confessione: io in realtà L’adorazione del piede non l’ho mai comprato, pur essendo tentato. L’ho solo letto, a più riprese, nella Feltrinelli vecchia versione in galleria a Milano. Non suoni come una critica ingrata, semmai mi assumo la mia dose di colpa in fatto di tirchieria. Ma ebbi la sensazione che i contenuti fossero (volutamente e magari opportunatamente) un po’ troppo leggeri, un genere che generalmente non mi convince all’acquisto.

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“Comprendere il feticismo dei piedi” di Caroline Langlois

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Michel si è sposato tre volte, ma solamente con la terza – e attuale – sposa può vivere apertamente la sua sessualità: Michel è feticista dei piedi. “Quando guardo una donna, la cosa che mi attira di più sono i piedi. Secondo me è la parte più sensuale, la più attraente del loro corpo. Ci rimarrei male trovando una bella donna con delle grosse caviglia”.

Benché il feticismo dei piedi non sia abituale, la sua pratica ha attraversato i secoli. Le prime tracce di questo interesse risalgono a mille anni prima di Cristo, in Egitto e anche a Roma, dove le prostitute erano obbligate a indossare calzature che attirassero il desiderio degli uomini. Questa fascinazione sessuale per i piedi si ritrova nella letteratura – Octave Mirbeau, il Marchese de Sade –, nel cinema – Quentin Tarantino, Pablo Almodovar – e anche nella fotografia – Elmer Batters.

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Il creatore di calzature Christian Louboutin, nonostante rifiuti di considerarsi feticista, ha fondato il suo impero su questa erotizzazione del piede femminile: “Quando disegno, immagino le donne nude. Chi disegna scarpe deve spogliare non vestire. Un disegnatore di scarpe di successo lascia la femmina nuda. D’altronde, una donna spogliata con delle scarpe non è mai ridicola” – ha dichiarato una volta a Luxe Magazine.

E per un vero feticista come Michel, i negozi di scarpe sono l’Eldorado: “Lì tutti mi conoscono. Non posso entrare in una delle loro boutiques senza andarmene con un paio per la mia donna. Lei ne ha diverse centinaia, che archiviamo in un documento Excel. Diverse paia hanno più di 13 cm di tacco. Inutile dire che non si posso indossare fuori dal letto, ma è proprio per questo che sono state disegnate!”.

Secondo la psicoterapeuta di coppia e sessuologa Mireille Dubois-Chevalier, il feticismo è caratterizzato dall’erotizzazione di una parte del corpo a detrimento del soggetto – ossia della compagna. “Esiste una dimensione di sottomissione in questa pratica. Per vedere il piede dell’altro, bisogna mettersi a terra. Si tratta della parte del corpo più distante dal soggetto, incarnata dal volto. In un certo qual modo, è una forma di evasione”.

Questa fascinazione sessuale per i piedi delle donne, decisamente maggioritario negli uomini, ha interessato Freud, ai suoi tempi. Secondo il padre della psicanalisi, il feticista ha una profonda paura della donna, dovuta all’assenza del fallo, cosa che provoca in lui un’angoscia di castrazione. Non potendolo affrontare direttamente, il feticista gode della donna in modo indiretto con un oggetto di sostituzione.

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Sono analisi che possono apparire come severe. Colombe vive con un feticista del piede, felicemente: “Con il mio compagno, quando facciamo l’amore, i miei piedi beneficiano di un’attenzione tutta particolare, per questo me ne prendo cura. Applico delle maschere idratanti sui miei piedi per avere la pelle morbida. Ma questo non condiziona la nostra vita sessuale. Nella vita quotidiana, al contrario, qualche volta è complicato. Non sopporta che mostri i miei piedi. D’estate detesta che porti dei sandali. Per lui i piedi sono oggetti intimi, completamente sessuali, ed esibirli manifesta una mancanza di gusto. Le infradito, ad esempio, sono un’aberrazione estetica secondo lui!”.

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Se alcune donne si abituano volentieri a questo “capriccio” del loro compagno, altre, al contrario, conservano un ricordo tiepido della loro relazione con un feticista. È questo il caso di Céline, che, dopo una rottura che l’aveva resa fragile, è stata destabilizzata da un incontro fatto su Internet: “Ero alquanto confusa e mi ha proposto dei soldi in cambio dei… miei piedi. Non mi sono resa conto subito che fosse una forma di prostituzione. Ho accettato perché era un’esperienza nuova…” – racconta.

“Ho messo le mie scarpe più belle e mi sono recata da lui. Un bell’uomo, sulla quarantina, buona educazione e condizione, visto il lusso dell’appartamento. Abbiamo bevuto del tè, poi si è messo a esaminare i miei piedi, ad accarezzarli e a baciarli. Ero estremamente imbarazzata. Mi ha fatto bere del vino “per rilassarmi”. e mi ha chiesto  di legarlo a un termosifone e di camminargli sopra, mentre mi succhiava i piedi. Questo per un’ora. Siamo rimasti lì. Sono andata via e non ho più risposto alle sue chiamate. La pratica in se stessa, il fatto di essere stata pagata… era tutto troppo stravagante per me”.

Martin è un “collezionista di piedi”. Per intervistarlo, d’altronde, ho dovuto negoziare: “Non le risponderò senza che lei mi invii una foto dei suoi piedi”. Ci stava. A foto inviata, Martin comincia il suo racconto: “Per me il feticismo dei piedi è un piacere. Un passatempo, ben ordinato nel mio giardino segreto. Ho una cartella sul mio computer pieno di foto di piedi. Una trentina di amiche vi partecipano, alcuni inviandomi delle foto, altre facendo parte dei miei giochi. A volte mi tocco guardando semplicemente i loro piedi. In questo modo ho le sensazione di possederli. Ma vado anche oltre. Posso godere con delle sconosciute, solo guardando i loro piedi in strada. Sono sposato, ho una vita in famiglia, ma la mia moglie non sa nulla dei miei extra con i piedi delle altre. Non la inganno, perché non è al corrente!”.Per Pascal de Sutter, professore di psicologia, clinico e ricercatore, coautore 7c2aed044425187008a813721a3c9686

de L’addiction sexuelle, Idées reçues sur une souffrance méconnue (éditions Le Cavalier Bleu, 2013), il caso di Martin è al limite di ciò che è definito una “sessualità disfunzionale”. “nello sviluppo psichico di questi feticisti, il piede è l’oggetto di un’impronta emozionale forte, che risale all’infanzia. “Collezionando piedi”, il soggetto cerca di riprodurre questa emozione sessuale provata da piccolo. Si entra nella patologia quando la persona non può avere piacere se non grazie ai piedi della sua compagna. Ma se è praticato tra due adulti consenzienti, e se il feticista può godere anche senza questa via, allora si tratta di un gioco sessuale come un altro”.

Quando gli si chiede cosa gli ispira la nostra foto del piede, Martin risponde laconico: “Non lo immaginate? Venite da me e le dimostrerò…”.

Traduzione dal francese, “L’Express Styles” 06/05/2017

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Mi ero innamorato di Dani Jensen

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Sono un discreto consumatore di video porno. Fin da ragazzo, ai tempi del VHS. Ancora minorenne, complice il fatto di riuscire a dimostrare fisicamente qualche anno in più, ma soprattutto per via di un mio atteggiamento di affidabilità che mi avrebbe consentito, volendolo, una rapida e facile carriera criminale, accedevo a quei famosi angoli delle videoteche in cui si entrava oltrepassando più spesso quei cordoncini (come si chiamano?) appesi alla soglia, utilizzati, penso universalmente, per far facile velo. Dalla loro comparsa, i vari youporn ecc. sono diventati per me qualcosa di abituale. Non me ne vergogno, ci scherzo anche con amici e amiche. Nonostante questo, forse proprio perché sono uno di quelli compulsivi che cercano solo per argomenti, e in particolar modo – ovvio – i piedi femminili, non sono mai stato sensibile al divismo nel porno. Non sono fan di attrici e attori e mi accorgo di venire a conoscenza dell’enorme popolarità di uno di loro solo con molto ritardo, sicuramente anche rispetto a chi non è affatto un consumatore di questo tipo di prodotto.

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Un’eccezione c’è sempre: Dani Jensen, per l’appunto. Che non credo sia poi così popolarissima, però me ne sono un po’ invaghito, almeno ai suoi inizi. Rimasi colpito da un suo video in cui fa entrare un energumeno che le deve aggiustare la televisione. Lei immancabilmente fa la frivola stupidissima ragazza americana. Si stende a pancia in giù su un divano e via di occhiate sui suoi piedi… I meaf8ggaaaamhvfztiknjawbwk2lj12suoi piedi: anche qui, molti forse non li troveranno belli. E io stesso non posso dire che siano il mio ideale. Ma proprio per come sono fatti, anche nei loro difetti (su wikifeet hanno comunque il massimo rating: gorgeous), quei piedi mi ricordano qualcosa di vissuto, un’amica.

Lei, in ogni video in cui qualcuno inizia a leccarglieli, comincia a fremere. Non so se il solletico è simulato o è reale. Ma la reazione è in ogni modo smodata, imbarazzante. E anche questa stupidità… mi manda in bestia.

Poi per me la bellezza femminile è necessariamente minuta. Mi eccita un seno piccolo, la pelle candida. E viene la nota dolente… ho visto qualche video recente e l’ho preso come un tradimento: Dani si è gonfiata il seno. Come sono stupidi i condizionamenti.

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I piedi come “piccolo oggetto a”. Il caso Chiara Ferragni

I piedi come “piccolo oggetto a”. Il caso Chiara Ferragni

L’articolo di Maria Elena Barnabi  che citiamo sotto, con la nostra abituale intempestività, oltre a essere un commento intelligente a uno dei tanti fenomeni di gossip sul mondo televisivo e i vip, ha il grande merito di rilevare un aspetto profondo laddove la condanna moralistica non sembrerebbe poter concedere spazi di interesse. Cosa di più frivolo dell’accanimento manifestato da operatori dei media e dal pubblico contro i brutti piedi di Chiara Ferragni, «l’influencer di moda più importante al mondo» (secondo Forbes) e fidanzata di Fedez?
Eppure, pur non sapendo se Maria Elena Barnabi vi abbia fatto riferimento implicito, la sua tesi secondo la quale l’unica parte in realtà sessuale dell’icona della Ferragni  sarebbero proprio i suoi piedi sgraziati rientra appieno in alcune considerazioni “psicanalitiche” che abbiamo fatto in passato sul feticismo dei piedi.
In sostanza, il corpo Barbie dell’icona Ferragni sarebbe indesiderabile, cosa che non vuol dire che non assurga a ideale sexy nell’immaginario mediatico, al contrario. Ma il desiderio sessuale non immaginario, quello di noi in carne e ossa, può fare presa solo su ciò che buca questa patina senza prese e senza porosità. A prendere il nostro desiderio – ci insegna lo psicoanalista Lacan – è l'”oggetto piccolo a”, in questo caso i piedi sgraziati della Ferragni.

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Da “I piedi di Chiara Ferragni sono l’unica parte sexy che ha” di Maria Elena Barnabi, “Cosmopolitan” 31/05/2017

I piedi della Ferragni solo apparentemente sono oggetto di scherno. In realtà sono l’oggetto del desiderio collettivo. Cioè dietro i meme, gli sfottò, l’accanimento, in realtà ci sta il desiderio di possedere Chiara. Perché Chiara, nella sua perfetta bellezza, le guance paffute che sanno di salute e corse all’aria aperta (come quelle di Emma di Jane Austen che appunto della salute era il ritratto), Chiara con le sue gambe lunghe e il seno quasi acerbo sempre esposto, Chiara con la sua risata trillante, le facce da scema, e le pose da femme fatale, Chiara è la persona meno sexy del mondo.

Intendiamoci, guardarla è una gioia. Ma quanto al sesso, quando penso all’immagine di Chiara, penso che sia come Barbie: il pube piallato, liscio, senza pieghe, anfratti, odori. Chiara è come una bambina di 12 anni che gioca a travestirsi. C’è un unica parte del corpo che non è così perfetta, sublime e angelicata: i piedi. I piedi di Chiara Ferragni sono bruttarelli, sgraziati, imprevedibili. Diciamolo: volgari nella loro imperfezione. Esattamente come il sesso. I piedi di Chiara sono sexy nella loro bruttezza. E l’accanimento contro di loro, l’attenzione ripetuta cui sono sottoposti è proprio la ricerca collettiva di qualcosa di sexy in questa donna senza sesso. Insomma i piedi di Chiara sono il sesso di Chiara.

Senza contare che i piedi sono oggetto di feticismo: ora qui non è la sede per riportare le spiegazioni freudiane sulla nascita di tale inclinazione, ma posso certamente riportare la spiegazione più semplice. Perché gli uomini amano i piedi? Perché i piedi stanno a terra, sono sporchi, hanno un odore forte, aspro, di corpo, un odore che attiva la corteccia limbica, la parte più antica del cervello, quella che governa l’impulso sessuale, l’animale che è in noi. Quando guardiamo i piedi di Chiara, i piedi di qualunque persona, l’inconscio va lì: all’odore, al sudore, al torbido. E parte, immediato, lo stimolo sessuale. Poi, ognuno è più o meno sensibile a questa suggestione, mica siamo tutti uguali. Però per favore ora piantatela voi haters che odiate i piedi di Chiara: voi la amate di un amore carnale, e non potete farci niente.

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“L’alluce” di Georges Bataille

L’alluce di Georges Bataille

anjelica3-feet-2149389L’alluce è la parte più umana del corpo umano, nel senso che nessun altro elemento di questo corpo è così differenziato dall’elemento corrispondente della scimmia antropoide (scimpanzé, gorilla, orangutango o gibbonet). Questo deriva dal fatto che la scimmia è arboricola, men­tre l’uomo si sposta sulla terra senza aggrapparsi ai rami, essendo diventato lui stesso un albero, cioè elevandosi dritto nell’aria come un albero, e tanto più bello se la sua erezione è corretta. Così la funzione del piede umano consiste nel dare una base ferma a questa erezione di cui l’uomo è tanto fiero (l’alluce, cessando di essere utile alla prensione eventuale dei rami, si adatta al suolo sullo stesso piano delle altre dita).

Ma qualunque sia il ruolo svolto nell’erezione dal piede, l’uomo, che ha la testa leggera, cioè elevata verso il ciclo e le cose del cielo, lo guarda come uno sputo col pretesto che egli ha questo piede nel fango.

Benché all’interno del corpo il sangue scorra in ugua­le quantità dall’alto in basso e dal basso in alto, il favore va a ciò che si eleva e la vita umana è erroneamente considerata come una elevazione. La divisione dell’universo in inferno sotterraneo e in cielo perfettamente puro è una concezione indelebile, il fango e le tenebre essendo i principi del male come la luce e lo spazio celeste sono i principi del bene: i piedi nel fango ma la testa quasi nella luce, gli uomini immaginano ostina­tamente un flusso che li eleverebbe senza ritorno nello spazio puro. La vita umana comporta infatti la rabbia di vedere che si tratta di un movimento di va e vieni dall’immondo all’ideale, e dall’ideale all’immondo, rab­bia che è facile scaricare su un organo così basso come un piede.

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Il piede umano è comunemente sottomesso a sup­plizi grotteschi che lo rendono deforme e rachitico. E stupidamente destinato ai calli, ai duroni e agli occhi di pernice; e se si tiene conto degli usi che sono sola­mente in via di sparizione, alla sporcizia pile disgustosa: l’espressione paesana “avere le mani sporche come i piedi” che non è più valida oggi per tutta la comunità umana lo era ancora nel XVII secolo. Lo spavento segreto causato all’uomo dal suo piede è una delle spiegazioni della tendenza a dissimulare il più possibile la sua lunghezza e la sua forma. I talloni più o meno alti a seconda del sesso tolgono al piede una parte del suo carattere basso e piatto. Inoltre questa inquietudine si confonde frequente­mente con l’inquietudine sessuale, e ciò colpisce in par­ticolare nei Cinesi che, dopo aver atrofizzato i piedi delle donne, li collocano nel punto più lontano delle loro rimozioni. Il marito stesso non deve vedere i piedi nudi di sua moglie e, in generale, è scorretto e immorale guardare i piedi delle donne. I confessori cattolici, adat­tandosi a questa aberrazione, chiedono ai loro penitenti cinesi “se hanno guardato i piedi delle donne”. La medesima aberrazione si ritrova presso i Turchi (Turchi del Volga, Turchi dell’Asia centrale) che considerano come immorale mostrare i piedi nudi e si coricano persino con le calze.

Niente di simile può essere citato per l’Antichità clas­sica (a parte l’uso curioso delle altissime suole nelle tragedie). Le matrone romane più pudiche lasciavano vedere costantemente i loro alluci nudi. Per contro, il pudore del piede si à sviluppato eccessivamente nei tempi moderni e non è scomparso che nel XIX secolo. Salomon Reinach ha lungamente esposto questo sviluppo nell’articolo intitolato “Piedi pudichi”, insistendo sul ruolo della Spagna, dove i piedi delle donne sono stati oggetto dell’inquietudine più angosciosa e anche causa di delitti. Il semplice fatto di lasciar vedere il piede cal­zato oltre l’orlo della gonna era considerato indecente. In nessun caso era possibile toccare i piedi di una don­na, essendo questa licenza, salvo un’eccezione, più grave di qualsiasi altra. Beninteso, il piede della regina era l’oggetto della proibizione più terrificante. Cosi, secondo Mine d’Aulnov, il conte di Villamediana essendo inna­morato della regina Elisabetta pensò di appiccare un incendio per avere il piacere di portarla tra le sue braccia: tutta la casa che valeva centomila scudi bru­ciò quasi interamente, ma egli se ne trovò consolato allorquando approfittando di una occasione così favo­revole prese la sovrana tra le braccia e la portò per una piccola scala. Là le rubò alcuni favori e, cosa che fece molto scalpore in quel paese, le toccò anche il piede. Un paggetto lo vide, riportò la cosa al re e questi si vendica uccidendo il conte con un colpo di pistola…

E possibile vedere in queste ossessioni, come ha fatto Salomon Reinach, un raffinamento progressivo del pu­dore che ha potuto guadagnare a poco a poco il polpac­cio, la caviglia e il piede. Pur essendo in parte fondata, questa spiegazione non è però sufficiente se ci si vuol rendere conto dell’ilarità provocata comunemente dalla semplice immaginazione degli alluci. Il gioco delle ubbie e dei terrori, delle necessità e degli smarrimenti umani è in effetti tale che le dita delle mani significano le azioni abili e i caratteri fermi. Le dita dei piedi l’ebetu­dine e la bassa idiozia. Le vicissitudini degli organi, la pullulazione degli stomachi, delle laringi, dei cervelli traversando le specie animali e gli individui innumerevoli, trascinano l’immaginazione in flussi e riflussi che essa non segue volentieri, per odio di una frenesia ancora sensibile, ma penosamente, nelle palpitazioni sanguigne dei corpi. L’uomo immagina volentieri di essere simile al dio Nettuno, che maestosamente impone il silenzio ai propri flutti: e tuttavia i flutti rumoreggianti delle viscere si gonfiano e si scompigliano quasi incessante­mente, mettendo bruscamente fine alla sua dignità. Cieco, tranquillo tuttavia e sprezzante stranamente la sua oscura bassezza, un personaggio qualsiasi sul punto di evocare nella sua mente le grandezze della storia uma­na, per esempio quando il suo sguardo si posa su un monumento che testimonia la grandezza del suo paese, è fermato nel suo slancio da un atroce dolore all’alluce, perché il più nobile degli animali ha pur sempre dei calli ai piedi, cioè ha dei piedi e questi piedi conducono, indipendentemente da lui, una esistenza ignobile.

I calli ai piedi differiscono dai mal di testa e dai mal di denti per la bassezza, ed essi non sono ridicoli che in ragione di una ignominia, spiegabile con il fango in cui i piedi stanno. Siccome, per la sua attitudine fisica, la specie umana si allontana quanto più può dal fango terrestre, ma d’altra parte un riso spasmodico porta la sua gioia al culmine ogni volta che lo slancio più puro finisce steso nella melma con la sua arroganza, si ca­pisce come un alluce, sempre più o meno tarato e umi­liante sia analogo, psicologicamente, alla caduta brutale di un uomo, e quindi alla morte. L’aspetto orridamente cadaverico e nello stesso tempo prepotente e orgoglioso dell’alluce corrisponde a questa derisione e dà un’espres­sione acutissima al disordine del corpo umano, opera di una discordia violenta degli organi.

La forma dell’alluce tuttavia non è specificamente mostruosa: in ciò è differente da altre parti del corpo, per esempio dall’interno di una bocca spalancata. Solo delle deformazioni secondarie (ma comuni) hanno po­tuto dare alla sua ignominia un valore burlesco eccezio­nale. Ora è molto spesso opportuno rendere conto dei valori burleschi per mezzo di una estrema seduzione. Ma noi siamo portati a distinguere categoricamente due seduzioni radicalmente opposte (la confusione abituale tra le quali provoca i più assurdi malintesi di linguaggio). Benché ci sia in un alluce un elemento seducente, è evidente che non vale a soddisfare un’aspirazione elevata, per esempio il gusto perfettamente indelebile che, nella maggior parte dei casi, porta a preferire le forme ele­ganti e corrette. AI contrario, se si sceglie per esempio il caso del conte di Villamediana, si può affermare che il piacere che egli ebbe di toccare il piede della regina era in relazione diretta alla bruttezza e all’infezione rappresentate dalla bassezza del piede, praticamente dai piedi più deformi. Così, supponendo che il piede della regina sia stato perfettamente grazioso, è tuttavia ai piedi deformi e fangosi che esso doveva il suo fascino sacrilego. Una regina essendo a priori un essere più ideale, più etereo di qualsiasi altro, era umano fino allo strazio toccare di lei ciò che non differiva molto dal piede fumante di un soldataccio. La seduzione così su­bita si oppone radicalmente a quella causata dalla luce e dalla bellezza ideale: i due ordini di seduzione sono spesso confusi perché ci si agita continuamente dall’uno all’altro e, dato questo movimento di va e vieni, che abbia il suo termine in un senso o nell’altro, la seduzione è tanto più viva quanto il movimento è più brutale.

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Nel caso dell’alluce, il feticismo classico del piede spinto fino al leccamento delle dita indica categorica­mente che si tratta di bassa seduzione, e questo testi­monia di un valore burlesco che più o meno è sempre collegato ai piaceri riprovati da quegli uomini il cui spirito è puro e superficiale.

Il senso di quest’articolo sta in un’insistenza a met­tere in causa direttamente ed esplicitamente quello che seduce, senza tener conto della cucina poetica, che in definitiva non è che una deviazione (la maggior parte degli esseri umani sono naturalmente deboli e non pos­sono abbandonarsi ai loro istinti che nella penombra poetica). Un ritorno alla realtà non implica nessuna accettazione nuova, ma il riconoscere che si è sedotti bassamente, senza trasposizione e fino a urlare, spalan­cando gli occhi: spalancandoli così davanti a un alluce.

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Epicuro. Lettera sulla felicità (pensando a Sasha Foxy)

SULLA FELICITA’
Lettera di Epicuro a Meneceo (pensando a Sasha Foxy)

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L’uomo cominci da giovane a far filosofia e da vecchio non sia mai stanco di filosofare. Per la buona salute dell’animo, infatti, nessun uomo è mai troppo giovane o troppo vecchio. Chi dice che il giovane non ha ancora l’età per far filosofia, e che il vecchio l’ha ormai passata, è come se dicesse che non è ancora giunta, o è già passata, I’età per essere felici. Quindi sia l’uomo giovane che il vecchio devono far filosofia: il vecchio perché invecchiando rimanga giovane per i bei ricordi del passato; il giovane perché, pur restando giovane d’età, sia maturo per affrontare con coraggio l’avvenire. E’ bene riflettere sulle cose che possono farci felici: infatti, se siamo felici abbiamo tutto ciò che occorre; se non lo siamo, facciamo di tutto per esserlo.

Metti in pratica le cose che ti ho sempre raccomandato e rifletti su di esse, perché sono i princìpi necessari fondamentali per una vita felice.

Per prima cosa tu devi considerare la divinità come un essere indistruttibile e felice, così come comunemente gli uomini pensano degli dèi; non attribuire quindi nulla alla divinità che contrasti con la sua immortalità e la sua beatitudine, e ritieni vero invece tutto ciò che ben si accorda con la sua felice immortalità.

Gli dèi infatti esistono, ed è del tutto evidente la conoscenza che ne abbiamo; ma gli uomini attribuiscono agli dèi caratteristiche contrarie alla stessa idea che se ne fanno. Negare gli dèi in cui credono gli uomini, non è quindi empietà. Empietà è piuttosto attribuire agli dèi le idee che gli uomini comunemente se ne fanno, perché non sono idee corrette, ma gravi errori. Dall’idea che si fa degli dèi l’uomo trae i più gravi danni e vantaggi. Infatti gli dèi, che di continuo sono dediti alle loro virtù, accolgono i loro simili, mentre considerano estraneo tutto ciò che non è simile ad essi.

Abìtuati a pensare che per noi uomini la morte è nulla, perché ogni bene e ogni male consiste nella sensazione, e la morte è assenza di sensazioni. Quindi il capir bene che la morte è niente per noi rende felice la vita mortale, non perché questo aggiunga infinito tempo alla vita, ma perché toglie il desiderio dell’immortalità. Infatti non c’è nulla da temere nella vita se si è veramente convinti che non c’è niente da temere nel non vivere più. Ed è sciocco anche temere la morte perché è doloroso attenderla, anche se poi non porta dolore. La morte infatti quando sarà presente non ci darà dolore, ed è quindi sciocco lasciare che la morte ci porti dolore mentre l’attendiamo. Quindi il più temibile dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo più noi. La morte quindi è nulla, per i vivi come per i morti: perché per i vivi essa non c’è ancora, mentre per quanto riguarda i morti, sono essi stessi a non esserci.foxy-sasha-feet-2505835

La maggior parte delle persone, però, fuggono la morte considerandola come il più grande dei mali, oppure la cercano come una liberazione dai mali della vita. Il saggio invece non rifiuta la vita e non ha paura della morte, perché non è contro la vita ed allo stesso tempo non considera un male il non vivere più. Il saggio, così come non cerca i cibi più abbondanti, ma i migliori, così non cerca il tempo più lungo, ma cerca di godere del tempo che ha. è da stolti esortare i giovani a vivere bene ed i vecchi a morire bene, perché nella vita stessa c’è del piacere, ed è la stessa cosa l’arte di vivere bene e di morire bene.

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Certo, è peggio chi dice: è bello non esser mai nati “ma, se si è nati, è bello passare al più presto le soglie dell’Ade”. Se chi dice queste cose ne è convinto, perché non abbandona la vita’? è in suo potere farlo, se questa è la sua opinione e parla seriamente. Se invece scherza, parla da stolto su cose su cui non c’è proprio da scherzare.

Dobbiamo inoltre ricordarci che il futuro non è interamente nelle nostre mani, ma in qualche modo lo è, anche se in parte. Quindi non dobbiamo aspettarci che si avveri del tutto, ma non dobbiamo neppure disperare che esso non si avveri affatto.

Dobbiamo poi pensare che alcuni dei nostri desideri sono naturali, altri vani. E di quelli naturali alcuni sono necessari, altri non lo sono. E di quelli naturali e necessari, alcuni sono necessari per essere felici, altri per la buona salute del corpo, altri per la vita stessa. Una sicura conoscenza dei desideri naturali necessari guida le scelte della nostra vita al fine della buona salute del corpo e della tranquillità dell’animo, perché queste cose sono necessarie per vivere una vita felice. Infatti noi compiamo tutte le nostre azioni al fine di non soffrire e di non avere l’animo turbato. Ottenuto questo, ogni tempesta interiore si placherà, perché il nostro animo non desidera nulla che gli manchi, né ha altro da cercare perché sia completo il bene dell’anima e del corpo. Abbiamo infatti bisogno del piacere quando soffriamo perché esso non c’è. Quando non soffriamo, non abbiamo neppure bisogno del piacere.

Per questo motivo noi diciamo che il piacere è il principio ed il fine di una vita felice. Noi sappiamo che esso è il bene primo, connaturato con noi stessi, e da esso prende l’avvio ogni nostra scelta e in base ad esso giudichiamo ogni bene, ponendo come norma le nostre affezioni. Ma proprio perché esso è il bene primo ed è a noi connaturato, noi non ci lasciamo attrarre da tutti i piaceri; al contrario, ne allontaniamo molti da noi quando da essi seguano dei fastidi più grandi del piacere stesso. Allo stesso modo consideriamo molti dolori preferibili ai piaceri quando la scelta di sopportare il dolore porta con sé come conseguenza dei piaceri maggiori. Tutti i piaceri quindi che per loro natura sono a noi congeniali sono certamente un bene; tuttavia non dobbiamo accettarli tutti. Allo stesso modo tutti i dolori sono un male, ma non dobbiamo cercare di sfuggire a tutti loro. Queste scelte vanno fatte in base al calcolo ed alla valutazione degli utili. Per esperienza sappiamo infatti che a volte il bene è per noi un male ed al contrario il male è un bene. Consideriamo un grande bene l’indipendenza dai desideri non perché sia necessario avere sempre soltanto poco, ma perché se non abbiamo molto sappiamo accontentarci del poco. Siamo profondamente convinti che gode dell’abbondanza con maggiore dolcezza chi meno ha bisogno di essa e che tutto ciò che la natura richiede lo si può ottenere facilmente, mentre ciò che è vano è difficile da ottenere. Infatti, in quanto entrambi eliminano il dolore della fame, un cibo frugale o un pasto sontuoso danno un piacere eguale, e pane e acqua danno il piacere più pieno quando saziano chi ha fame. L’abituarsi ai cibi semplici ed ai pasti frugali da un lato è un bene per la salute, dall’altro rende l’uomo attento alle autentiche esigenze della vita; e così quando di tanto in tanto ci capita di trovarci nell’abbondanza, sappiamo valutarla nel suo giusto valore e sappiamo essere forti nei confronti della fortuna.

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Quando dunque diciamo che il piacere è il bene completo e perfetto, non ci riferiamo affatto ai piaceri dei dissoluti, come credono alcuni che non conoscono o non condividono o interpretano male la nostra dottrina; il piacere per noi è invece non avere dolore nel corpo né turbamento nell’anima.

Infatti non danno una vita felice né i banchetti né le feste continue, né il godersi fanciulli e donne, né il godere di una lauta mensa. La vita felice è invece il frutto del sobrio calcolo che indica le cause di ogni atto di scelta o di rifiuto, e che allontana quelle false opinioni dalle quali nascono grandissimi turbamenti dell’animo.

La prudenza è il massimo bene ed il principio di tutte queste cose. Per questo motivo la prudenza è anche più apprezzabile della filosofia stessa, e da essa vengono tutte le altre virtù. Essa insegna che non ci può essere vita felice se non è anche saggia, bella e giusta; e non v’è vita saggia, bella e giusta che non sia anche felice. Le virtù sono infatti connaturate ad una vita felice, e questa è inseparabile dalle virtù.

E adesso dimmi: pensi davvero che ci sia qualcuno migliore dell’uomo che ha opinioni corrette sugli dèi, che è pienamente padrone di sé riguardo alla morte, che sa sino in fondo che cosa sia il bene per l’uomo secondo la sua natura e sa con chiarezza che i beni che ci sono necessari sono pochi e possiamo ottenerli con facilità, e che i mali non sono senza limiti, ma brevi nel tempo oppure poco intensi?

Un uomo così ha imparato a sorridere di quel potere – il fato – che per alcuni è il sovrano assoluto di tutto: di fatto ciò che accade può essere spiegato non soltanto attraverso la necessità, ma anche attraverso il caso o in quanto frutto di nostre decisioni per le quali possiamo essere criticati o lodati.

foxy-sasha-feet-2655106Quanto al fato, di cui parlano i fisici, era meglio credere ai miti sugli dèi che essere schiavi di esso: i miti infatti permettevano agli uomini di sperare di placare gli dèi per mezzo degli onori, il fato invece ha un’implacabile necessità. E riguardo alla fortuna non bisogna credere né che sia una divinità, come fanno molti – gli dèi infatti non fanno nulla che sia privo di ordine ed armonia – né che sia un principio causale; non bisogna neppure credere che essa dia agli uomini beni e mali che determinano una vita felice; da essa infatti provengono solo i princìpi di grandi beni e di grandi mali. E’ meglio quindi essere saggiamente sfortunati che stoltamente fortunati, perché è preferibile che nelle nostre azioni una saggia decisione non sia premiata dalla fortuna, piuttosto che una decisione poco saggia sia coronata dalla fortuna.

Medita giorno e notte tutte queste cose, e ciò che è connesso con esse, sia in te stesso che con chi ti è simile: così mai, sia da sveglio che nel sonno, avrai l’animo turbato, ma vivrai invece come un dio fra gli uomini. L’uomo infatti che vive tra beni immortali non è in niente simile ad un mortale.

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Avvistamenti

Il nostro mondo sociale-digitale è colmo di bruttezza, ma altrettanto straripa di bellezza. Lo splendore passa quasi inosservato o  sfugge. Piedi e modelle footfetish non fanno eccezione all’ambigua legge: foto di gatti e foto di estremità sono sotto inflazione e forse non è un caso, anzi è interessante questa associazione: i piedi sono dei gatti, saltano, graffiano, fanno le fusa, sono belli e a volte buffi. Su facebook basta che una ragazza posti una foto dei suoi “gioiellini” per trovare centinaia di followers con la bava alla bocca, inspiegabile che spesso siano piedi molto brutti e foto sciatte. Poi, altrettanto inspiegabilmente, ti imbatti in immagini gratuitamente meravigliose.

Qui di seguito una gioia trovata su Instagram: Amee Cakes 

La bellezza dei suoi piedi non è seconda all’originale bellezza della ragazza e al modo elegantissimo con cui si fa catturare in queste immagini sognanti e luminose.

 

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Quando il fetish diventra thriller

Molti di voi ricorderanno un servizio delle Iene passato in tv diversi anni orsono. Un feticista dei piedi recrutava le sue “vittime” attraverso delle inserzioni in cui diceva di cercare modelle per testare collant: http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390094/viviani-passione-per-i-piedi-e-i-collant.html
Il risultato era alquanto comico e credo non se ne debbano dispiacere i footlovers come noi. In fondo, per quanto amatoriale e ruspante, si trattava pur sempre di un inganno e farlo diventare oggetto di derisione poteva essere il modo migliore di smascherarlo. Non si trattava necessariamente di una criminalizzazione o di un disprezzo nei riguardi del feticismo dei piedi.

Di ben altra natura un documentario che tratta però di un feticismo di altro genere, quello del solletico, se vogliamo a cavallo tra il bondage e il footfetishTickled è la storia inquietante dei giornalisti David Farrier e Dylan Reeve: David si occupa delle insolite passioni degli uomini (allevatrici di asini, tatuati integrali, sport buffi…) e nelle sue ricerche scopre un sito web che genera i video tickle. Fa capo a un sedicente Jane O’Brien Media, uno dei 300 domini di proprietà di una società registrata in Germania. “L’aspetto particolare della Jane O’Brien Media è che sul suo sito nelle istruzioni ai partecipanti non sottolinea né la componente omoerotica del reclutamento dei ragazzi, né l’aspetto fetish dei video da girare che, anzi, vengono più catalogati come una competizione sportiva” – hanno spiegato i registi.
Quando scrive a quel sito per saperne di più, riceve delle risposte molto offensive nei suoi riguardi di natura omofoba. David Farrier non ha mai fatto segreto della sua omosessualità, gli viene detto che la Jane O’Brien Media non gradisce i gay. Successivamente, dopo che ha iniziato a pubblicare alcune cose sul loro conto, il giornalista riceva una lettera legale…

Non vado avanti nella storia in modo che chi non abbia visto questo documentario possa goderselo – è ad esempio disponibile su Netflix – per quanto si tratti di un vero e proprio thriller dai risvolti assai inquietanti. Ha a a che fare certamente con il cyberbullismo, ma l’indagine di quei due giornalisti restituisce un fenomeno molto più complesso delle solite banalizzazioni sul tema. Passo per passo si incamminano verso la voragine esistenziale di una misteriosa persona ed è per questo che si può parlare di thriller, perché lungi dal cadere nei talvolta fastidiosi toni della denuncia o nel moralismo, provano a guardare negli occhi il carnefice, a guardare il male dal punto di vista del male.

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Cosa c’entra la regina d’Inghilterra con il foot fetish?

imagesIl principe Andrew (fratello minore di Carlo), secondo una rivelazione scandalistica, avrebbe una passione per i piedi. E’ curioso che la sua ex-moglie Sarah Ferguson ne prenda le difese dicendo che è tutto inventato… guarda caso lei fu sorpresa da un fotografo mentre un amante le leccava i piedi.

 

 

 

Da www.bluewin.ch

 

Prinz Andrew Virgina Roberts

Virginia Roberts rivela nuovi dettagli sulla avventure sessuali, molto piccanti, avute con il principe Andrew.

Lui nega tutto mentre lei rivela nuovi dettagli. A chi dobbiamo credere? Al principe Andrew (54 anni)? O a Virginia Roberts (30 anni)? La donna, madre di 3 figli, dichiara di essere stata assunta da un conoscente di Andrew per soddisfare i capricci sessuali del principe. E adesso rivela nuovi dettagli.

“Radaronline” ha pubblicato in esclusiva qualche estratto dal diario privato dell’americana. Era il 2001 quando Virginia, all’epoca solo 16enne, ha fatto la conoscenza del figlio del re in casa di un suo ricco amico londinese. Andrew non smetteva di guardarle il seno; i due avrebbero flirtato e ballato tutta la sera.

“È il peggior ballerino che abbia mai conosciuto. È stato doloroso per me strusciarmi su di lui, anche se era il principe”, ha scritto Virginia. Dopo un’ora, sua “altezza sudata” avrebbe suggerito alla ragazza di ritirarsi in un luogo più appartato.

Si sarebbero spostati nella vasca. “Ha cominciato ad accarezzarmi le parti scoperte del mio corpo e continuava a farmi complimenti. Sbavava dalla voglia”, ha scritto la giovane donna. “Tutto è cominciato da carezze e baci; mi ha anche leccato le dita dei piedi”. Andrew le avrebbe sussurrato: “Adoro i tuoi piedi. Sono irresistibili”. Una volta terminato il loro rapporto, lui sarebbe scomparso.

Virginia avrebbe ricevuto 15 mila franchi per il servizio prestato. La donna e il principe Andrew si sarebbero incontrati altre tre volte, sempre per rapporti sessuali, una a Londra, una a New York e una nelle Isole Vergini.

Buckingham Palace ritiene queste dichiarazioni “false e senza prove”.

Sarah Ferguson (55 anni), ex moglie di Andrew, difende il suo ex marito. Invitata alla trasmissione “Today”, la madre dei due bambini del principe ha spiegato di essere completamente convinta dell’innocenza di Andrew. “Non sopporto che parlino male di lui”.

Fergie può capire cosa stia attraversando Andrew. Nel 1992, un paparazzo l’aveva sorpresa in compagnia del magnate della finanza John Bryan. La duchessa era distesa su una sdraio in topless, mentre lui le leccava le dita dei piedi. Fergie afferma di sapere cosa si provi “quando qualcuno si inventa storie su qualcun altro”.

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