“L’alluce” di Georges Bataille

L’alluce di Georges Bataille

anjelica3-feet-2149389L’alluce è la parte più umana del corpo umano, nel senso che nessun altro elemento di questo corpo è così differenziato dall’elemento corrispondente della scimmia antropoide (scimpanzé, gorilla, orangutango o gibbonet). Questo deriva dal fatto che la scimmia è arboricola, men­tre l’uomo si sposta sulla terra senza aggrapparsi ai rami, essendo diventato lui stesso un albero, cioè elevandosi dritto nell’aria come un albero, e tanto più bello se la sua erezione è corretta. Così la funzione del piede umano consiste nel dare una base ferma a questa erezione di cui l’uomo è tanto fiero (l’alluce, cessando di essere utile alla prensione eventuale dei rami, si adatta al suolo sullo stesso piano delle altre dita).

Ma qualunque sia il ruolo svolto nell’erezione dal piede, l’uomo, che ha la testa leggera, cioè elevata verso il ciclo e le cose del cielo, lo guarda come uno sputo col pretesto che egli ha questo piede nel fango.

Benché all’interno del corpo il sangue scorra in ugua­le quantità dall’alto in basso e dal basso in alto, il favore va a ciò che si eleva e la vita umana è erroneamente considerata come una elevazione. La divisione dell’universo in inferno sotterraneo e in cielo perfettamente puro è una concezione indelebile, il fango e le tenebre essendo i principi del male come la luce e lo spazio celeste sono i principi del bene: i piedi nel fango ma la testa quasi nella luce, gli uomini immaginano ostina­tamente un flusso che li eleverebbe senza ritorno nello spazio puro. La vita umana comporta infatti la rabbia di vedere che si tratta di un movimento di va e vieni dall’immondo all’ideale, e dall’ideale all’immondo, rab­bia che è facile scaricare su un organo così basso come un piede.

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Il piede umano è comunemente sottomesso a sup­plizi grotteschi che lo rendono deforme e rachitico. E stupidamente destinato ai calli, ai duroni e agli occhi di pernice; e se si tiene conto degli usi che sono sola­mente in via di sparizione, alla sporcizia pile disgustosa: l’espressione paesana “avere le mani sporche come i piedi” che non è più valida oggi per tutta la comunità umana lo era ancora nel XVII secolo. Lo spavento segreto causato all’uomo dal suo piede è una delle spiegazioni della tendenza a dissimulare il più possibile la sua lunghezza e la sua forma. I talloni più o meno alti a seconda del sesso tolgono al piede una parte del suo carattere basso e piatto. Inoltre questa inquietudine si confonde frequente­mente con l’inquietudine sessuale, e ciò colpisce in par­ticolare nei Cinesi che, dopo aver atrofizzato i piedi delle donne, li collocano nel punto più lontano delle loro rimozioni. Il marito stesso non deve vedere i piedi nudi di sua moglie e, in generale, è scorretto e immorale guardare i piedi delle donne. I confessori cattolici, adat­tandosi a questa aberrazione, chiedono ai loro penitenti cinesi “se hanno guardato i piedi delle donne”. La medesima aberrazione si ritrova presso i Turchi (Turchi del Volga, Turchi dell’Asia centrale) che considerano come immorale mostrare i piedi nudi e si coricano persino con le calze.

Niente di simile può essere citato per l’Antichità clas­sica (a parte l’uso curioso delle altissime suole nelle tragedie). Le matrone romane più pudiche lasciavano vedere costantemente i loro alluci nudi. Per contro, il pudore del piede si à sviluppato eccessivamente nei tempi moderni e non è scomparso che nel XIX secolo. Salomon Reinach ha lungamente esposto questo sviluppo nell’articolo intitolato “Piedi pudichi”, insistendo sul ruolo della Spagna, dove i piedi delle donne sono stati oggetto dell’inquietudine più angosciosa e anche causa di delitti. Il semplice fatto di lasciar vedere il piede cal­zato oltre l’orlo della gonna era considerato indecente. In nessun caso era possibile toccare i piedi di una don­na, essendo questa licenza, salvo un’eccezione, più grave di qualsiasi altra. Beninteso, il piede della regina era l’oggetto della proibizione più terrificante. Cosi, secondo Mine d’Aulnov, il conte di Villamediana essendo inna­morato della regina Elisabetta pensò di appiccare un incendio per avere il piacere di portarla tra le sue braccia: tutta la casa che valeva centomila scudi bru­ciò quasi interamente, ma egli se ne trovò consolato allorquando approfittando di una occasione così favo­revole prese la sovrana tra le braccia e la portò per una piccola scala. Là le rubò alcuni favori e, cosa che fece molto scalpore in quel paese, le toccò anche il piede. Un paggetto lo vide, riportò la cosa al re e questi si vendica uccidendo il conte con un colpo di pistola…

E possibile vedere in queste ossessioni, come ha fatto Salomon Reinach, un raffinamento progressivo del pu­dore che ha potuto guadagnare a poco a poco il polpac­cio, la caviglia e il piede. Pur essendo in parte fondata, questa spiegazione non è però sufficiente se ci si vuol rendere conto dell’ilarità provocata comunemente dalla semplice immaginazione degli alluci. Il gioco delle ubbie e dei terrori, delle necessità e degli smarrimenti umani è in effetti tale che le dita delle mani significano le azioni abili e i caratteri fermi. Le dita dei piedi l’ebetu­dine e la bassa idiozia. Le vicissitudini degli organi, la pullulazione degli stomachi, delle laringi, dei cervelli traversando le specie animali e gli individui innumerevoli, trascinano l’immaginazione in flussi e riflussi che essa non segue volentieri, per odio di una frenesia ancora sensibile, ma penosamente, nelle palpitazioni sanguigne dei corpi. L’uomo immagina volentieri di essere simile al dio Nettuno, che maestosamente impone il silenzio ai propri flutti: e tuttavia i flutti rumoreggianti delle viscere si gonfiano e si scompigliano quasi incessante­mente, mettendo bruscamente fine alla sua dignità. Cieco, tranquillo tuttavia e sprezzante stranamente la sua oscura bassezza, un personaggio qualsiasi sul punto di evocare nella sua mente le grandezze della storia uma­na, per esempio quando il suo sguardo si posa su un monumento che testimonia la grandezza del suo paese, è fermato nel suo slancio da un atroce dolore all’alluce, perché il più nobile degli animali ha pur sempre dei calli ai piedi, cioè ha dei piedi e questi piedi conducono, indipendentemente da lui, una esistenza ignobile.

I calli ai piedi differiscono dai mal di testa e dai mal di denti per la bassezza, ed essi non sono ridicoli che in ragione di una ignominia, spiegabile con il fango in cui i piedi stanno. Siccome, per la sua attitudine fisica, la specie umana si allontana quanto più può dal fango terrestre, ma d’altra parte un riso spasmodico porta la sua gioia al culmine ogni volta che lo slancio più puro finisce steso nella melma con la sua arroganza, si ca­pisce come un alluce, sempre più o meno tarato e umi­liante sia analogo, psicologicamente, alla caduta brutale di un uomo, e quindi alla morte. L’aspetto orridamente cadaverico e nello stesso tempo prepotente e orgoglioso dell’alluce corrisponde a questa derisione e dà un’espres­sione acutissima al disordine del corpo umano, opera di una discordia violenta degli organi.

La forma dell’alluce tuttavia non è specificamente mostruosa: in ciò è differente da altre parti del corpo, per esempio dall’interno di una bocca spalancata. Solo delle deformazioni secondarie (ma comuni) hanno po­tuto dare alla sua ignominia un valore burlesco eccezio­nale. Ora è molto spesso opportuno rendere conto dei valori burleschi per mezzo di una estrema seduzione. Ma noi siamo portati a distinguere categoricamente due seduzioni radicalmente opposte (la confusione abituale tra le quali provoca i più assurdi malintesi di linguaggio). Benché ci sia in un alluce un elemento seducente, è evidente che non vale a soddisfare un’aspirazione elevata, per esempio il gusto perfettamente indelebile che, nella maggior parte dei casi, porta a preferire le forme ele­ganti e corrette. AI contrario, se si sceglie per esempio il caso del conte di Villamediana, si può affermare che il piacere che egli ebbe di toccare il piede della regina era in relazione diretta alla bruttezza e all’infezione rappresentate dalla bassezza del piede, praticamente dai piedi più deformi. Così, supponendo che il piede della regina sia stato perfettamente grazioso, è tuttavia ai piedi deformi e fangosi che esso doveva il suo fascino sacrilego. Una regina essendo a priori un essere più ideale, più etereo di qualsiasi altro, era umano fino allo strazio toccare di lei ciò che non differiva molto dal piede fumante di un soldataccio. La seduzione così su­bita si oppone radicalmente a quella causata dalla luce e dalla bellezza ideale: i due ordini di seduzione sono spesso confusi perché ci si agita continuamente dall’uno all’altro e, dato questo movimento di va e vieni, che abbia il suo termine in un senso o nell’altro, la seduzione è tanto più viva quanto il movimento è più brutale.

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Nel caso dell’alluce, il feticismo classico del piede spinto fino al leccamento delle dita indica categorica­mente che si tratta di bassa seduzione, e questo testi­monia di un valore burlesco che più o meno è sempre collegato ai piaceri riprovati da quegli uomini il cui spirito è puro e superficiale.

Il senso di quest’articolo sta in un’insistenza a met­tere in causa direttamente ed esplicitamente quello che seduce, senza tener conto della cucina poetica, che in definitiva non è che una deviazione (la maggior parte degli esseri umani sono naturalmente deboli e non pos­sono abbandonarsi ai loro istinti che nella penombra poetica). Un ritorno alla realtà non implica nessuna accettazione nuova, ma il riconoscere che si è sedotti bassamente, senza trasposizione e fino a urlare, spalan­cando gli occhi: spalancandoli così davanti a un alluce.

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Epicuro. Lettera sulla felicità (pensando a Sasha Foxy)

SULLA FELICITA’
Lettera di Epicuro a Meneceo (pensando a Sasha Foxy)

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L’uomo cominci da giovane a far filosofia e da vecchio non sia mai stanco di filosofare. Per la buona salute dell’animo, infatti, nessun uomo è mai troppo giovane o troppo vecchio. Chi dice che il giovane non ha ancora l’età per far filosofia, e che il vecchio l’ha ormai passata, è come se dicesse che non è ancora giunta, o è già passata, I’età per essere felici. Quindi sia l’uomo giovane che il vecchio devono far filosofia: il vecchio perché invecchiando rimanga giovane per i bei ricordi del passato; il giovane perché, pur restando giovane d’età, sia maturo per affrontare con coraggio l’avvenire. E’ bene riflettere sulle cose che possono farci felici: infatti, se siamo felici abbiamo tutto ciò che occorre; se non lo siamo, facciamo di tutto per esserlo.

Metti in pratica le cose che ti ho sempre raccomandato e rifletti su di esse, perché sono i princìpi necessari fondamentali per una vita felice.

Per prima cosa tu devi considerare la divinità come un essere indistruttibile e felice, così come comunemente gli uomini pensano degli dèi; non attribuire quindi nulla alla divinità che contrasti con la sua immortalità e la sua beatitudine, e ritieni vero invece tutto ciò che ben si accorda con la sua felice immortalità.

Gli dèi infatti esistono, ed è del tutto evidente la conoscenza che ne abbiamo; ma gli uomini attribuiscono agli dèi caratteristiche contrarie alla stessa idea che se ne fanno. Negare gli dèi in cui credono gli uomini, non è quindi empietà. Empietà è piuttosto attribuire agli dèi le idee che gli uomini comunemente se ne fanno, perché non sono idee corrette, ma gravi errori. Dall’idea che si fa degli dèi l’uomo trae i più gravi danni e vantaggi. Infatti gli dèi, che di continuo sono dediti alle loro virtù, accolgono i loro simili, mentre considerano estraneo tutto ciò che non è simile ad essi.

Abìtuati a pensare che per noi uomini la morte è nulla, perché ogni bene e ogni male consiste nella sensazione, e la morte è assenza di sensazioni. Quindi il capir bene che la morte è niente per noi rende felice la vita mortale, non perché questo aggiunga infinito tempo alla vita, ma perché toglie il desiderio dell’immortalità. Infatti non c’è nulla da temere nella vita se si è veramente convinti che non c’è niente da temere nel non vivere più. Ed è sciocco anche temere la morte perché è doloroso attenderla, anche se poi non porta dolore. La morte infatti quando sarà presente non ci darà dolore, ed è quindi sciocco lasciare che la morte ci porti dolore mentre l’attendiamo. Quindi il più temibile dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo più noi. La morte quindi è nulla, per i vivi come per i morti: perché per i vivi essa non c’è ancora, mentre per quanto riguarda i morti, sono essi stessi a non esserci.foxy-sasha-feet-2505835

La maggior parte delle persone, però, fuggono la morte considerandola come il più grande dei mali, oppure la cercano come una liberazione dai mali della vita. Il saggio invece non rifiuta la vita e non ha paura della morte, perché non è contro la vita ed allo stesso tempo non considera un male il non vivere più. Il saggio, così come non cerca i cibi più abbondanti, ma i migliori, così non cerca il tempo più lungo, ma cerca di godere del tempo che ha. è da stolti esortare i giovani a vivere bene ed i vecchi a morire bene, perché nella vita stessa c’è del piacere, ed è la stessa cosa l’arte di vivere bene e di morire bene.

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Certo, è peggio chi dice: è bello non esser mai nati “ma, se si è nati, è bello passare al più presto le soglie dell’Ade”. Se chi dice queste cose ne è convinto, perché non abbandona la vita’? è in suo potere farlo, se questa è la sua opinione e parla seriamente. Se invece scherza, parla da stolto su cose su cui non c’è proprio da scherzare.

Dobbiamo inoltre ricordarci che il futuro non è interamente nelle nostre mani, ma in qualche modo lo è, anche se in parte. Quindi non dobbiamo aspettarci che si avveri del tutto, ma non dobbiamo neppure disperare che esso non si avveri affatto.

Dobbiamo poi pensare che alcuni dei nostri desideri sono naturali, altri vani. E di quelli naturali alcuni sono necessari, altri non lo sono. E di quelli naturali e necessari, alcuni sono necessari per essere felici, altri per la buona salute del corpo, altri per la vita stessa. Una sicura conoscenza dei desideri naturali necessari guida le scelte della nostra vita al fine della buona salute del corpo e della tranquillità dell’animo, perché queste cose sono necessarie per vivere una vita felice. Infatti noi compiamo tutte le nostre azioni al fine di non soffrire e di non avere l’animo turbato. Ottenuto questo, ogni tempesta interiore si placherà, perché il nostro animo non desidera nulla che gli manchi, né ha altro da cercare perché sia completo il bene dell’anima e del corpo. Abbiamo infatti bisogno del piacere quando soffriamo perché esso non c’è. Quando non soffriamo, non abbiamo neppure bisogno del piacere.

Per questo motivo noi diciamo che il piacere è il principio ed il fine di una vita felice. Noi sappiamo che esso è il bene primo, connaturato con noi stessi, e da esso prende l’avvio ogni nostra scelta e in base ad esso giudichiamo ogni bene, ponendo come norma le nostre affezioni. Ma proprio perché esso è il bene primo ed è a noi connaturato, noi non ci lasciamo attrarre da tutti i piaceri; al contrario, ne allontaniamo molti da noi quando da essi seguano dei fastidi più grandi del piacere stesso. Allo stesso modo consideriamo molti dolori preferibili ai piaceri quando la scelta di sopportare il dolore porta con sé come conseguenza dei piaceri maggiori. Tutti i piaceri quindi che per loro natura sono a noi congeniali sono certamente un bene; tuttavia non dobbiamo accettarli tutti. Allo stesso modo tutti i dolori sono un male, ma non dobbiamo cercare di sfuggire a tutti loro. Queste scelte vanno fatte in base al calcolo ed alla valutazione degli utili. Per esperienza sappiamo infatti che a volte il bene è per noi un male ed al contrario il male è un bene. Consideriamo un grande bene l’indipendenza dai desideri non perché sia necessario avere sempre soltanto poco, ma perché se non abbiamo molto sappiamo accontentarci del poco. Siamo profondamente convinti che gode dell’abbondanza con maggiore dolcezza chi meno ha bisogno di essa e che tutto ciò che la natura richiede lo si può ottenere facilmente, mentre ciò che è vano è difficile da ottenere. Infatti, in quanto entrambi eliminano il dolore della fame, un cibo frugale o un pasto sontuoso danno un piacere eguale, e pane e acqua danno il piacere più pieno quando saziano chi ha fame. L’abituarsi ai cibi semplici ed ai pasti frugali da un lato è un bene per la salute, dall’altro rende l’uomo attento alle autentiche esigenze della vita; e così quando di tanto in tanto ci capita di trovarci nell’abbondanza, sappiamo valutarla nel suo giusto valore e sappiamo essere forti nei confronti della fortuna.

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Quando dunque diciamo che il piacere è il bene completo e perfetto, non ci riferiamo affatto ai piaceri dei dissoluti, come credono alcuni che non conoscono o non condividono o interpretano male la nostra dottrina; il piacere per noi è invece non avere dolore nel corpo né turbamento nell’anima.

Infatti non danno una vita felice né i banchetti né le feste continue, né il godersi fanciulli e donne, né il godere di una lauta mensa. La vita felice è invece il frutto del sobrio calcolo che indica le cause di ogni atto di scelta o di rifiuto, e che allontana quelle false opinioni dalle quali nascono grandissimi turbamenti dell’animo.

La prudenza è il massimo bene ed il principio di tutte queste cose. Per questo motivo la prudenza è anche più apprezzabile della filosofia stessa, e da essa vengono tutte le altre virtù. Essa insegna che non ci può essere vita felice se non è anche saggia, bella e giusta; e non v’è vita saggia, bella e giusta che non sia anche felice. Le virtù sono infatti connaturate ad una vita felice, e questa è inseparabile dalle virtù.

E adesso dimmi: pensi davvero che ci sia qualcuno migliore dell’uomo che ha opinioni corrette sugli dèi, che è pienamente padrone di sé riguardo alla morte, che sa sino in fondo che cosa sia il bene per l’uomo secondo la sua natura e sa con chiarezza che i beni che ci sono necessari sono pochi e possiamo ottenerli con facilità, e che i mali non sono senza limiti, ma brevi nel tempo oppure poco intensi?

Un uomo così ha imparato a sorridere di quel potere – il fato – che per alcuni è il sovrano assoluto di tutto: di fatto ciò che accade può essere spiegato non soltanto attraverso la necessità, ma anche attraverso il caso o in quanto frutto di nostre decisioni per le quali possiamo essere criticati o lodati.

foxy-sasha-feet-2655106Quanto al fato, di cui parlano i fisici, era meglio credere ai miti sugli dèi che essere schiavi di esso: i miti infatti permettevano agli uomini di sperare di placare gli dèi per mezzo degli onori, il fato invece ha un’implacabile necessità. E riguardo alla fortuna non bisogna credere né che sia una divinità, come fanno molti – gli dèi infatti non fanno nulla che sia privo di ordine ed armonia – né che sia un principio causale; non bisogna neppure credere che essa dia agli uomini beni e mali che determinano una vita felice; da essa infatti provengono solo i princìpi di grandi beni e di grandi mali. E’ meglio quindi essere saggiamente sfortunati che stoltamente fortunati, perché è preferibile che nelle nostre azioni una saggia decisione non sia premiata dalla fortuna, piuttosto che una decisione poco saggia sia coronata dalla fortuna.

Medita giorno e notte tutte queste cose, e ciò che è connesso con esse, sia in te stesso che con chi ti è simile: così mai, sia da sveglio che nel sonno, avrai l’animo turbato, ma vivrai invece come un dio fra gli uomini. L’uomo infatti che vive tra beni immortali non è in niente simile ad un mortale.

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Avvistamenti

Il nostro mondo sociale-digitale è colmo di bruttezza, ma altrettanto straripa di bellezza. Lo splendore passa quasi inosservato o  sfugge. Piedi e modelle footfetish non fanno eccezione all’ambigua legge: foto di gatti e foto di estremità sono sotto inflazione e forse non è un caso, anzi è interessante questa associazione: i piedi sono dei gatti, saltano, graffiano, fanno le fusa, sono belli e a volte buffi. Su facebook basta che una ragazza posti una foto dei suoi “gioiellini” per trovare centinaia di followers con la bava alla bocca, inspiegabile che spesso siano piedi molto brutti e foto sciatte. Poi, altrettanto inspiegabilmente, ti imbatti in immagini gratuitamente meravigliose.

Qui di seguito una gioia trovata su Instagram: Amee Cakes 

La bellezza dei suoi piedi non è seconda all’originale bellezza della ragazza e al modo elegantissimo con cui si fa catturare in queste immagini sognanti e luminose.

 

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Quando il fetish diventra thriller

Molti di voi ricorderanno un servizio delle Iene passato in tv diversi anni orsono. Un feticista dei piedi recrutava le sue “vittime” attraverso delle inserzioni in cui diceva di cercare modelle per testare collant: http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390094/viviani-passione-per-i-piedi-e-i-collant.html
Il risultato era alquanto comico e credo non se ne debbano dispiacere i footlovers come noi. In fondo, per quanto amatoriale e ruspante, si trattava pur sempre di un inganno e farlo diventare oggetto di derisione poteva essere il modo migliore di smascherarlo. Non si trattava necessariamente di una criminalizzazione o di un disprezzo nei riguardi del feticismo dei piedi.

Di ben altra natura un documentario che tratta però di un feticismo di altro genere, quello del solletico, se vogliamo a cavallo tra il bondage e il footfetishTickled è la storia inquietante dei giornalisti David Farrier e Dylan Reeve: David si occupa delle insolite passioni degli uomini (allevatrici di asini, tatuati integrali, sport buffi…) e nelle sue ricerche scopre un sito web che genera i video tickle. Fa capo a un sedicente Jane O’Brien Media, uno dei 300 domini di proprietà di una società registrata in Germania. “L’aspetto particolare della Jane O’Brien Media è che sul suo sito nelle istruzioni ai partecipanti non sottolinea né la componente omoerotica del reclutamento dei ragazzi, né l’aspetto fetish dei video da girare che, anzi, vengono più catalogati come una competizione sportiva” – hanno spiegato i registi.
Quando scrive a quel sito per saperne di più, riceve delle risposte molto offensive nei suoi riguardi di natura omofoba. David Farrier non ha mai fatto segreto della sua omosessualità, gli viene detto che la Jane O’Brien Media non gradisce i gay. Successivamente, dopo che ha iniziato a pubblicare alcune cose sul loro conto, il giornalista riceva una lettera legale…

Non vado avanti nella storia in modo che chi non abbia visto questo documentario possa goderselo – è ad esempio disponibile su Netflix – per quanto si tratti di un vero e proprio thriller dai risvolti assai inquietanti. Ha a a che fare certamente con il cyberbullismo, ma l’indagine di quei due giornalisti restituisce un fenomeno molto più complesso delle solite banalizzazioni sul tema. Passo per passo si incamminano verso la voragine esistenziale di una misteriosa persona ed è per questo che si può parlare di thriller, perché lungi dal cadere nei talvolta fastidiosi toni della denuncia o nel moralismo, provano a guardare negli occhi il carnefice, a guardare il male dal punto di vista del male.

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Cosa c’entra la regina d’Inghilterra con il foot fetish?

imagesIl principe Andrew (fratello minore di Carlo), secondo una rivelazione scandalistica, avrebbe una passione per i piedi. E’ curioso che la sua ex-moglie Sarah Ferguson ne prenda le difese dicendo che è tutto inventato… guarda caso lei fu sorpresa da un fotografo mentre un amante le leccava i piedi.

 

 

 

Da www.bluewin.ch

 

Prinz Andrew Virgina Roberts

Virginia Roberts rivela nuovi dettagli sulla avventure sessuali, molto piccanti, avute con il principe Andrew.

Lui nega tutto mentre lei rivela nuovi dettagli. A chi dobbiamo credere? Al principe Andrew (54 anni)? O a Virginia Roberts (30 anni)? La donna, madre di 3 figli, dichiara di essere stata assunta da un conoscente di Andrew per soddisfare i capricci sessuali del principe. E adesso rivela nuovi dettagli.

“Radaronline” ha pubblicato in esclusiva qualche estratto dal diario privato dell’americana. Era il 2001 quando Virginia, all’epoca solo 16enne, ha fatto la conoscenza del figlio del re in casa di un suo ricco amico londinese. Andrew non smetteva di guardarle il seno; i due avrebbero flirtato e ballato tutta la sera.

“È il peggior ballerino che abbia mai conosciuto. È stato doloroso per me strusciarmi su di lui, anche se era il principe”, ha scritto Virginia. Dopo un’ora, sua “altezza sudata” avrebbe suggerito alla ragazza di ritirarsi in un luogo più appartato.

Si sarebbero spostati nella vasca. “Ha cominciato ad accarezzarmi le parti scoperte del mio corpo e continuava a farmi complimenti. Sbavava dalla voglia”, ha scritto la giovane donna. “Tutto è cominciato da carezze e baci; mi ha anche leccato le dita dei piedi”. Andrew le avrebbe sussurrato: “Adoro i tuoi piedi. Sono irresistibili”. Una volta terminato il loro rapporto, lui sarebbe scomparso.

Virginia avrebbe ricevuto 15 mila franchi per il servizio prestato. La donna e il principe Andrew si sarebbero incontrati altre tre volte, sempre per rapporti sessuali, una a Londra, una a New York e una nelle Isole Vergini.

Buckingham Palace ritiene queste dichiarazioni “false e senza prove”.

Sarah Ferguson (55 anni), ex moglie di Andrew, difende il suo ex marito. Invitata alla trasmissione “Today”, la madre dei due bambini del principe ha spiegato di essere completamente convinta dell’innocenza di Andrew. “Non sopporto che parlino male di lui”.

Fergie può capire cosa stia attraversando Andrew. Nel 1992, un paparazzo l’aveva sorpresa in compagnia del magnate della finanza John Bryan. La duchessa era distesa su una sdraio in topless, mentre lui le leccava le dita dei piedi. Fergie afferma di sapere cosa si provi “quando qualcuno si inventa storie su qualcun altro”.

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Moglie ferita al piede, l’incubo del feticista. “Non posso leccarla”: risarcimento record

di Matteo Mion www.liberoquotidiano.it

imagesNoi avvocati siamo destinati a sentirne di ogni colore. D’ altronde, il cliente intelligente confessa al proprio azzeccagarbugli vita, morte e miracoli. Non sempre abbiamo l’ ardire di riportare al magistrato i minimi particolari delle indecenti vicende che ascoltiamo, ma tra colleghi ci raccontiamo tutto, seppur senza nomi e cognomi.

Ecco, allora, l’ ultima performance che ho avuto l’ onore di udire: Tribunale di Milano, causa di risarcimento danni contro l’ assicurazione intentata dal marito di una donna amputata di tre falangi del piede destro a seguito d’ infortunio. L’ azione giudiziale non riguarda però l’ indennizzo delle lesioni fisiche della malcapitata, ma il danno riflesso del marito, noto esponente dell’ alta società meneghina, per la privazione del proprio più conclamato feticismo, ossia l’ adorazione sessuale dei piedi della moglie.
In un primo momento, la compagnia assicurativa respinge l’ insolita richiesta danni nella convinzione che il Tizio voglia solamente speculare sull’ infortunio.

fb1198b3594cea7b1af86db29af2805dLui però non si perde d’ animo e porta in tribunale l’ assicurazione che continua a negare il risarcimento. Tra i testimoni davanti al Giudice sfilano, privi d’ imbarazzo alcuno, i compagni di giochi erotici della coppia che ne confermano le attitudini feticiste; il magistrato inizia a manifestare chiari segni d’ insofferenza e invita le parti ad accordarsi. Ostinatamente l’ assicurazione resiste, perché ritiene troppo difficile qualificare giuridicamente e monetizzare un danno simile. Esistenziale? Morale? Biologico? E quanto vale non leccare più il piede finemente ingioiellato della moglie? Poi il colpo di teatro: la difesa chiama a testimoniare la giovane e costosissima modella dai piedi meravigliosamente affusolati che sostituisce l’ incidentata moglie nelle pratiche erotico-fetish. La teste conferma il sostanzioso cachet. A quel punto la compagnia inizia a temere che il danno patrimoniale (le spese della sostituta nei giochini birbi) diventi troppo elevato ed evita la sentenza con una transazione che riconosce il risarcimento del danno fetish da mancato godimento del piede integro.

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La perversa perversione. 2

12928179_999077056838429_6329014889510089216_nMario nutre una profonda amicizia per Sara e fin da piccoli giocavano insieme a nascondino. Alla fine del gioco lui le leccava i piedi come premio. Ancora oggi si vedono, Mario è sposato, ma sente sempre il forte desiderio di leccare i piedi di Sara e lei, confusa sui reali sentimenti di Mario, non riesce a tirarsi indietro.

Giovanni è molto timido e si avvicina alle ragazze che gli piacciono annusando le loro scarpe, a scuola, nell’ora di ginnastica.

Sergio si è masturbato per la prima volta a 17 anni, dopo aver contattato una escort e averle leccato i piedi. Oggi a 35 anni, sta con una ragazza e ha rapporti purtroppo non soddisfacenti. Per raggiungere l’orgasmo, infatti, continua a contattare ragazze disposte a farsi leccare i piedi per il suo piacere.

Così tre esempi citati da uno psicologo che, in una pagina web, esorta a non nascondere il problema affrontabile e superabile da un punto di vista cognitivista e comportamentale. La risposta abitudinaria del feticista, come detto, sta in effetti in un camuffamento rimproverato da alcuni psicologi, cioè, fondamentalmente, dalla negazione dell’autonomia di questo tipo di fantasia sessuale: “non mi limito mica a leccare i piedi!”. Ma il fatto – socialmente auspicabile – che leccare i piedi di una donna non ricopra l’intera sessualità praticata da un uomo e che altri desideri e realizzazioni siamo perseguiti non diminuisce essenzialmente l’autonomia di questa fantasia. Del resto, se pur esistono i “piedofobi” che attribuiscono alle estremità ogni sorta di rappresentazione dell’osceno e della sporcizia, molte tranquille persone accarezzano e baciano i piedi come altrettanto si può fare con mani, spalle, ecc., ovvero senza investire un’ossessiva o comunque fortissima passione e immaginazione per questi “oggetti”. Un feticista può anche fingere di appartenere al genere di romanticone tutto premure e attenzione per la partner, ma sa benissimo che questa passione – questa nostra passione… – è altro.

E2dd08a390990d3368261481f4e9a41e0ssere attivati sessualmente dai piedi e trarne un godimento sessuale è dunque una perversione, qualcosa di diverso e distaccato dal sesso  canonico rappresentato dal congiungimento dei genitali. Tale perversione ha diverse gradazioni, che passa dal completo distacco dell’oggetto dalla persona (ci sono siti che vendono piedi plastici, senza neanche la necessità di gestire una bambola intera) a un rapporto complice che non esclude ma anzi implica una relazione variamente impostata (trasporto dell’adorata gratificata dall’adorazione, sottomissione, ecc.). Premessa la libertà di ricercare la realizzazione del proprio desiderio finché non si nuoce la libertà e dignità altrui, è indubbio che una perversione feticistica che non abbia rapporti con l’altro riveli una certa mestizia e una sessualità molto inviluppata, a dir poco. Ciò che invece si deve rivendicare è la non patologicità di chi ama leccare i piedi delle donne, quando il discorso che ne vuole fare un disturbo si appoggia a una presunta completezza del rapporto sessuale – quello che avverrebbe per “via genitale” – che in realtà è solo un fantasma. “L’amore è ciò che supplisce all’assenza del rapporto sessuale” – diceva Lacan, e va rivendicato, in questo caso. Il piacere dell’uomo non è identico, ontologicamente e psicologicamente identico, a quello femminile, avvenga o non avvenga in perfetta simultaneità durante un rapporto sessuale. Non accettare questa solitudine e catalogare come patologico ogni devianza da ciò è un discorso puramente ideologico. Dunque si può avere un rapporto maturo con la propria compagna (o le proprie compagne) che assume come rapporto di scambio un gioco come quello del feticismo dei piedi. La reciproca gratificazione non sarà mai garantita dall’intrusione del fallo dalla vagina, facciamocene una ragione, una ragione per andare a fondo dei nostri personali e insostituibili desideri. Cara vecchia père-version direbbe ancora Lacan… il feticismo dei piedi è un “punto di capitone” dei significanti sessuali, per qualcuno, almeno.

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La perversa perversione. 1

1bdb69fdd9d059300b3ea665a12e7ff9Nel suo libro ricco di spunti, Fetish. Moda sesso e potere (trad. it. di N. Barile, Meltemi, Roma 2005), Valerie Steele inizia il capitoletto dedicato a Il culto dei piedi (pp. 160-167) in una maniera molto significativa e alla portata dell’esperienza di tutti i cultori maschi della materia: la paura-rigetto della sperata partner:

Dian Hanson, editrice di “Leg Show”… avvisò le sue lettrici  che c’era un “abisso di incomprensione” tra uomini e donne: “Dal momento che la norma sessualità intimidisce le donne, immaginiamo cosa possano fare i feticci”. Quando chiese a numerose donne “se erano a conoscenza del fatto che alcuni uomini si eccitavano nel vedere i loro piedi in sandali, la reazione più diffusa fu l’incredulità. Seguita dalla paura. Alcune donne dissero che questa informazione faceva loro passare la voglia di indossare sandali”. Poi le rassicurò dicendo che solo “pochi squilibrati” potevano spaventare; nella maggior parte dei casi di feticismo, le donne “avevano tutto il potere” (D. Hanson, Just My Opinion: Perfect Strangers, “Leg Show”, settembre, pp. 4-5).
Mentre tenevo una conferenza sulle scarpe, alcune donne tra il pubblico cominciarono ad agitarsi, chiedendo: “Che tipo di scarpe posso portare per non attrarre i feticisti?”. Ma ogni tipo di scarpa sembra trovare i suoi entusiasti, comprese delle vecchie e logore scarpe da ginnastica… (V. Steele, Fetish. Moda sesso e potere, cit., p. 160).

Diversi lettori sono sicuro che si opporrebbero a questa impostazione che separa uomini e donne in materia di adorazione dei piedi (e delle scarpe), richiamandosi al fatto che esistono donne che amano le estremità di altre donne o quelle degli uomini. Nello sviluppo di questo articolo non ho però intenzione di parlare di questo, cioè di ciò che può accomunare il feticismo maschile e femminile; do invece per scontata la constatazione che non è affatto semplice parlare di un immaginario erotico condiviso tra i due sessi e dunque sia probabile ritenere: o che nonostante la pratica comune le donne vivano un altro immaginario, quando si sentono attratte dai piedi, o che comunque mettano in atto un immaginario maschile, con motivi e modalità molto complessi che qui in un primo momento non c’è possibile affrontare.

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Infatti la nostra esperienza statisticamente abituale e ordinaria di feticisti dei piedi femminili ci porta di fronte alla situazione di presentare alla partner un desiderio spesso da comprendere e non immediato per lei. Con l’esplosione odierna di immagini e discorsi sulla sessualità è certamente sempre più raro trovare qualcuna che non ne sappia davvero nulla, ma ci sono buone probabilità di doversi confrontare con chi, alle nostre prime avances, sia portata a pensare “oddio mi è capitato un feticista dei piedi”. Nulla di traumatico se il feticista sa inserire questo suo immaginario in una relazione normalmente sviluppata, ma dovrà comunque partire una “contrattazione” e una comprensione dagli esiti non scontati, tanto più nella misura in cui, da parte dell’uomo, non avverrà un camuffamento del desiderio nelle sembianze di un’attenzione premurosa e fugace per i suoi piedini, ma egli cercherà di realizzare i suoi desideri convincendo la compagna a essere una protagonista. Se così avviene, tanto più essa sarà divertita ed eccitata quanto meno ci sarà una corrispondenza tra quello che vuole lui e quello che vuole lei: in fin dei conti l’uomo desidera i suoi piedi, lei – la formula, non a caso, è lacaniana – desidera il suo desiderio. E’ chiaro quindi che sia in atto una relazione che relazione non è: del resto, sempre per usufruire di una massima di Lacan, in una situazione del genere è quanto mai vero dire che “non esiste rapporto sessuale”.

Sì, in fondo bisogna dirlo senza troppe preoccupazioni: il feticismo dei piedi è una perversione. Però la politica di chi cerca giustamente di sdoganare questa passione e viverla senza vergogna passa molto spesso attraverso una strategia opposta: negare che sia una perversione. Non lo sarebbe perché la statistica dimostra che sono molti gli uomini interessati alle estremità e lo sono con una gradazione molto differente che sarebbe semmai l’unica misurazione accettabile per definire il  normale e il patologico. Se non sei interessato solo ai piedi, non sei un perverso perché hai dei normali rapporti sessuali arricchiti da un gioco erotico particolare che in fondo è un preliminare o una divagazione come altri.

Non c’è dubbio che se dovessi difendermi agli occhi di mia nonna o mi stessi confrontando con il mio compagno di colazione al bar, far2016-1ei probabilmente un discorso del genere. Ma nutro dei profondi dubbi sulla sua onestà. Ho “normali” rapporti sessuali con le donne – una pratica sessuale che la maggioranza delle persone accetterebbe come tale – e non vi rinuncerei anche se fossi un feticista sessuale soddisfatto dalla mia compagna, ne sentirei anzi dapprima la mancanza, se mi fossero negati, e a lunga andare sicuramente una storia del genere andrebbe a finire male, perché non mi sentirei un amante accettato. Ma perché fingere che non sia lo stesso nel caso contrario, se mi venisse negata la possibilità di leccare i piedi della mia donna? Continuerei ad avere un rapporto con lei, ma allo stesso tempo il mio desiderio feticista non sarebbe affatto lenito e finirei per cercare una sua soddisfazione con un’altra compagna (e qui sì mi accontenterei soltanto di leccarle i piedi!). Poco importa se come uomo dia sfogo all’eccitazione venendo sui piedi della mia ragazza o in un amplesso con lei, quello che voglio dire è che il feticismo non è un un di più, l’orpello, il gregario del congiungimento genitale, ma qualcos’altro, di profondamente sessuale e in fin dei conti autonomo. Voglio che lei mi conceda di leccarle i piedi, ma in realtà non desidero nemmeno questo: mi eccita ancora di più se fa delle resistenze, se ritiene questo mio modo di fare indecente e in qualche modo vi si oppone, permettendolo con un po’ di disgusto, oppure per una forma di sadismo, con la soddisfazione di umiliarmi.

Ritorniamo ovvero all’inizio, al fatto che la resistenza femminile a questo immaginario struttura il nostro stesso immaginario, è indispensabile. Proverò in un successivo intervento a definire il tipo di questa perversione, cioè a rivendicare la perversità del feticismo dei piedi, allo stesso tempo, però, difendendo la sua libertà di espressione.

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The pose

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“The pose” è un termine tecnico che, nonostante l’apparente generalità, risulta invece immediatamente specifico. Se vi sono dubbi basta digitare su Google l’espressione: compariranno solamente piedi “in posizione”. La posizione appunto classica è quella di una donna a pancia in giù, con le gambe in alto. I piedi messi così in rilievo mostrano le loro piante e non c’è dubbio che sia il modo più eccezionale di mostrare la loro bellezza, commovente, disarmante, totalmente ammaliante…

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Essendo una posizione tutto sommato abbastanza normale, a molti di noi sarà capitato di vedere o fare foto del genere, diciamo spontaneamente. Non parliamo di ciò che, ad esempio, può capitare in una spiaggia!

Un sito appositamente dedicato e con delle foto molto belle è il seguente: theposeforever

 

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L’eros alla maniera del maestro Tanizaki Jun’ichiro

di Cristiano Martorella

Tanizaki Jun’ichiro (1886-1965) è fra i romanzieri giapponesi più celebri e significativi del Novecento e gran parte della sua fama è merito anche del suo sofisticato erotismo. Certamente è stata l’opera di Tanizaki ad aver introdotto in Italia e aver fatto conoscere l’eros giapponese con la sua estetica, i rituali e le perversioni codificate da una cultura ricchissima.waywuzl
Fra le passioni dominanti di Tanizaki spicca il suo feticismo per i piedi femminili, tanto che essi sono diventati addirittura protagonisti dei romanzi, come nel caso di I piedi di Fumiko (Fumiko no ashi, 1919, traduzione italiana Marsilio, 1995). Prima di passare ad analizzare l’opera del maestro Tanizaki, conviene ricordare cosa sia e cosa rappresenti in generale il feticismo dei piedi.
Col termine feticismo (dal francese fétichisme) si indica un interesse e una attrazione erotica per una parte anatomica o un oggetto. Il feticismo non è soltanto una patologia sessuale, al contrario di quanto pensano in molti. Infatti Sigmund Freud, in Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), spiega che un certo grado di feticismo è di regola proprio dell’amore normale, in special modo in quegli stadi di innamoramento nei quali la meta sessuale normale appare irraggiungibile, oppure sembra negato il suo adempimento. Il caso patologico subentra soltanto quando il feticcio diventa unico oggetto sessuale e impedisce un rapporto sessuale completo. A parte questi evidenti disturbi sessuali, il feticismo è comunque presente nella sfera erotica. Secondo alcuni sessuologi il feticcio più frequente, ed innocuo, è costituito dai piedi. Stranamente è anche la forma di feticismo meno ammessa e discussa, quasi negata rispetto al feticismo del seno. Ciò avviene nella cultura occidentale, per fortuna non è così fra le altre civiltà.
In Giappone il feticismo dei piedi è stato perfino elevato alla dignità accademica dalla letteratura del romanziere Tanizaki Jun’ichiro. Fra le opere più note, Il diario di un vecchio pazzo (Futen rojin nikki, 1962, traduzione italiana Bompiani, 1965) è anche quella dove la passione per i piedi arriva all’estremo, tanto che il protagonista Tokusuke farà incidere l’impronta dei piedi dell’amata sulla sua tomba. Con la scusa di riprodurre un Bussokuseki (impronte di Buddha), egli stesso farà una litografia dei piedi della giovane Satsuko usando inchiostro rosso. L’operazione con la verniciatura, la manipolazione, l’asciugatura dei piedi, costituisce un’occasione per avvicinare l’oggetto desiderato. La passione assume anche toni sadomasochistici quando il vecchio fa le sue considerazioni su Satsuko.”Poi, quando sarò morto, non potrà non pensare: Quello stupido vecchio dorme sotto questi piedi bellissimi. Sto ancora calpestando le ossa di quel povero vecchio sotto terra.” (1)Un approccio diverso, più vitale e fantasioso, è presentato con I piedi di Fumiko, il primo romanzo in cui il feticismo dei piedi è esplicito e dichiarato. Lo stesso nome della protagonista, Fumiko, chiamata anche Ofumi, richiama per omofonia il verbo fumu (calpestare). La descrizione dei piedi è minuziosa, e la cura del dettaglio fin troppo maniacale.

7737d617d2b6245d650eaaa17ca88b04“A dire il vero, ero pure io in estasi per la bellezza della linea dei piedi nudi di Ofumi. Le gambe snelle e tornite come legno levigato con cura, si assottigliavano progressivamente fino alla caviglia da dove aveva inizio, con una leggera curva, il tenero collo del piede. All’estremità si stendevano ben allineate le cinque dita, che partendo dal mignolo si allungavano gradualmente verso la punta dell’alluce: ciò mi pareva molto più bello delle fattezze del suo viso. Lineamenti come i suoi si trovano anche in altre donne, ma non avevo mai visto, fino ad allora, piedi così regolari e splendidi. Quando hanno il collo piatto in modo sgradevole e le dita divaricate che lasciano intravedere le fessure, provocano la stessa spiacevole sensazione di un brutto viso. Al contrario, il collo del suo piede era ben in carne e le cinque dita ben accostate come la lettera m e allineate in ordine come una fila di denti.” (2)

Lo scrittore raggiunge la sua massima abilità nell’esaltazione della sensualità ed espressività dei piedi.

“Dato che il piede era inarcato, si vedevano bene anche le pieghe della soffice carne della pianta. Visti da sotto, i polpastrelli tondi e carnosi delle cinque dita rannicchiate erano ben allineati, quasi muscoli di una conchiglia messi uno accanto all’altro. Se non fosse stato per l’illimitata flessibilità delle articolazioni, frutto di nozioni pratiche di danza, il piede non avrebbe mai potuto curvarsi in modo tanto sensuale. L’atteggiamento era provocante come quello di una donna voluttuosa che danzi ondeggiando.” (3)

450a548af358a6b00edd9f5e3850bc07L’amore che Tanizaki nutriva per i piedi delle donne era sincero, e ciò traspare nelle pagine dei suoi romanzi. Questa sincerità è a tratti commovente e ci fa quasi dimenticare che il feticismo dei piedi è ancora considerato una perversione. Si tratta di un tabù ingiusto che ci priva di una risorsa dell’immaginazione, una qualità mostrata dal grande scrittore giapponese in tutto il suo rigoglioso splendore.
Note

1. Cfr. Tanizaki, Jun’ichiro, Diario di un vecchio pazzo, Bompiani, Milano (seconda edizione dei tascabili Bompiani), 1988, p. 168.
2. Cfr. Tanizaki, Jun’ichiro, I piedi di Fumiko, Marsilio, Venezia, 1995, p. 29.
3. Ibidem, pp. 30-31.

Bibliografia

Borneman, Ernest, Il dizionario dell’erotismo. Fisiologia, psicologia, pratiche, patologia, storia dell’amore e del sesso, Rizzoli, Milano. 1988
Freud, Sigmund, Sessualità e vita amorosa, Newton Compton, Roma, 1989.
Tanizaki, Jun’ichiro, I piedi di Fumiko, Marsilio, Venezia, 1995.
Tanizaki, Jun’ichiro, Diario di un vecchio pazzo, Bompiani, Milano,1965.

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