Moglie ferita al piede, l’incubo del feticista. “Non posso leccarla”: risarcimento record

di Matteo Mion www.liberoquotidiano.it

imagesNoi avvocati siamo destinati a sentirne di ogni colore. D’ altronde, il cliente intelligente confessa al proprio azzeccagarbugli vita, morte e miracoli. Non sempre abbiamo l’ ardire di riportare al magistrato i minimi particolari delle indecenti vicende che ascoltiamo, ma tra colleghi ci raccontiamo tutto, seppur senza nomi e cognomi.

Ecco, allora, l’ ultima performance che ho avuto l’ onore di udire: Tribunale di Milano, causa di risarcimento danni contro l’ assicurazione intentata dal marito di una donna amputata di tre falangi del piede destro a seguito d’ infortunio. L’ azione giudiziale non riguarda però l’ indennizzo delle lesioni fisiche della malcapitata, ma il danno riflesso del marito, noto esponente dell’ alta società meneghina, per la privazione del proprio più conclamato feticismo, ossia l’ adorazione sessuale dei piedi della moglie.
In un primo momento, la compagnia assicurativa respinge l’ insolita richiesta danni nella convinzione che il Tizio voglia solamente speculare sull’ infortunio.

fb1198b3594cea7b1af86db29af2805dLui però non si perde d’ animo e porta in tribunale l’ assicurazione che continua a negare il risarcimento. Tra i testimoni davanti al Giudice sfilano, privi d’ imbarazzo alcuno, i compagni di giochi erotici della coppia che ne confermano le attitudini feticiste; il magistrato inizia a manifestare chiari segni d’ insofferenza e invita le parti ad accordarsi. Ostinatamente l’ assicurazione resiste, perché ritiene troppo difficile qualificare giuridicamente e monetizzare un danno simile. Esistenziale? Morale? Biologico? E quanto vale non leccare più il piede finemente ingioiellato della moglie? Poi il colpo di teatro: la difesa chiama a testimoniare la giovane e costosissima modella dai piedi meravigliosamente affusolati che sostituisce l’ incidentata moglie nelle pratiche erotico-fetish. La teste conferma il sostanzioso cachet. A quel punto la compagnia inizia a temere che il danno patrimoniale (le spese della sostituta nei giochini birbi) diventi troppo elevato ed evita la sentenza con una transazione che riconosce il risarcimento del danno fetish da mancato godimento del piede integro.

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La perversa perversione. 2

12928179_999077056838429_6329014889510089216_nMario nutre una profonda amicizia per Sara e fin da piccoli giocavano insieme a nascondino. Alla fine del gioco lui le leccava i piedi come premio. Ancora oggi si vedono, Mario è sposato, ma sente sempre il forte desiderio di leccare i piedi di Sara e lei, confusa sui reali sentimenti di Mario, non riesce a tirarsi indietro.

Giovanni è molto timido e si avvicina alle ragazze che gli piacciono annusando le loro scarpe, a scuola, nell’ora di ginnastica.

Sergio si è masturbato per la prima volta a 17 anni, dopo aver contattato una escort e averle leccato i piedi. Oggi a 35 anni, sta con una ragazza e ha rapporti purtroppo non soddisfacenti. Per raggiungere l’orgasmo, infatti, continua a contattare ragazze disposte a farsi leccare i piedi per il suo piacere.

Così tre esempi citati da uno psicologo che, in una pagina web, esorta a non nascondere il problema affrontabile e superabile da un punto di vista cognitivista e comportamentale. La risposta abitudinaria del feticista, come detto, sta in effetti in un camuffamento rimproverato da alcuni psicologi, cioè, fondamentalmente, dalla negazione dell’autonomia di questo tipo di fantasia sessuale: “non mi limito mica a leccare i piedi!”. Ma il fatto – socialmente auspicabile – che leccare i piedi di una donna non ricopra l’intera sessualità praticata da un uomo e che altri desideri e realizzazioni siamo perseguiti non diminuisce essenzialmente l’autonomia di questa fantasia. Del resto, se pur esistono i “piedofobi” che attribuiscono alle estremità ogni sorta di rappresentazione dell’osceno e della sporcizia, molte tranquille persone accarezzano e baciano i piedi come altrettanto si può fare con mani, spalle, ecc., ovvero senza investire un’ossessiva o comunque fortissima passione e immaginazione per questi “oggetti”. Un feticista può anche fingere di appartenere al genere di romanticone tutto premure e attenzione per la partner, ma sa benissimo che questa passione – questa nostra passione… – è altro.

E2dd08a390990d3368261481f4e9a41e0ssere attivati sessualmente dai piedi e trarne un godimento sessuale è dunque una perversione, qualcosa di diverso e distaccato dal sesso  canonico rappresentato dal congiungimento dei genitali. Tale perversione ha diverse gradazioni, che passa dal completo distacco dell’oggetto dalla persona (ci sono siti che vendono piedi plastici, senza neanche la necessità di gestire una bambola intera) a un rapporto complice che non esclude ma anzi implica una relazione variamente impostata (trasporto dell’adorata gratificata dall’adorazione, sottomissione, ecc.). Premessa la libertà di ricercare la realizzazione del proprio desiderio finché non si nuoce la libertà e dignità altrui, è indubbio che una perversione feticistica che non abbia rapporti con l’altro riveli una certa mestizia e una sessualità molto inviluppata, a dir poco. Ciò che invece si deve rivendicare è la non patologicità di chi ama leccare i piedi delle donne, quando il discorso che ne vuole fare un disturbo si appoggia a una presunta completezza del rapporto sessuale – quello che avverrebbe per “via genitale” – che in realtà è solo un fantasma. “L’amore è ciò che supplisce all’assenza del rapporto sessuale” – diceva Lacan, e va rivendicato, in questo caso. Il piacere dell’uomo non è identico, ontologicamente e psicologicamente identico, a quello femminile, avvenga o non avvenga in perfetta simultaneità durante un rapporto sessuale. Non accettare questa solitudine e catalogare come patologico ogni devianza da ciò è un discorso puramente ideologico. Dunque si può avere un rapporto maturo con la propria compagna (o le proprie compagne) che assume come rapporto di scambio un gioco come quello del feticismo dei piedi. La reciproca gratificazione non sarà mai garantita dall’intrusione del fallo dalla vagina, facciamocene una ragione, una ragione per andare a fondo dei nostri personali e insostituibili desideri. Cara vecchia père-version direbbe ancora Lacan… il feticismo dei piedi è un “punto di capitone” dei significanti sessuali, per qualcuno, almeno.

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La perversa perversione. 1

1bdb69fdd9d059300b3ea665a12e7ff9Nel suo libro ricco di spunti, Fetish. Moda sesso e potere (trad. it. di N. Barile, Meltemi, Roma 2005), Valerie Steele inizia il capitoletto dedicato a Il culto dei piedi (pp. 160-167) in una maniera molto significativa e alla portata dell’esperienza di tutti i cultori maschi della materia: la paura-rigetto della sperata partner:

Dian Hanson, editrice di “Leg Show”… avvisò le sue lettrici  che c’era un “abisso di incomprensione” tra uomini e donne: “Dal momento che la norma sessualità intimidisce le donne, immaginiamo cosa possano fare i feticci”. Quando chiese a numerose donne “se erano a conoscenza del fatto che alcuni uomini si eccitavano nel vedere i loro piedi in sandali, la reazione più diffusa fu l’incredulità. Seguita dalla paura. Alcune donne dissero che questa informazione faceva loro passare la voglia di indossare sandali”. Poi le rassicurò dicendo che solo “pochi squilibrati” potevano spaventare; nella maggior parte dei casi di feticismo, le donne “avevano tutto il potere” (D. Hanson, Just My Opinion: Perfect Strangers, “Leg Show”, settembre, pp. 4-5).
Mentre tenevo una conferenza sulle scarpe, alcune donne tra il pubblico cominciarono ad agitarsi, chiedendo: “Che tipo di scarpe posso portare per non attrarre i feticisti?”. Ma ogni tipo di scarpa sembra trovare i suoi entusiasti, comprese delle vecchie e logore scarpe da ginnastica… (V. Steele, Fetish. Moda sesso e potere, cit., p. 160).

Diversi lettori sono sicuro che si opporrebbero a questa impostazione che separa uomini e donne in materia di adorazione dei piedi (e delle scarpe), richiamandosi al fatto che esistono donne che amano le estremità di altre donne o quelle degli uomini. Nello sviluppo di questo articolo non ho però intenzione di parlare di questo, cioè di ciò che può accomunare il feticismo maschile e femminile; do invece per scontata la constatazione che non è affatto semplice parlare di un immaginario erotico condiviso tra i due sessi e dunque sia probabile ritenere: o che nonostante la pratica comune le donne vivano un altro immaginario, quando si sentono attratte dai piedi, o che comunque mettano in atto un immaginario maschile, con motivi e modalità molto complessi che qui in un primo momento non c’è possibile affrontare.

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Infatti la nostra esperienza statisticamente abituale e ordinaria di feticisti dei piedi femminili ci porta di fronte alla situazione di presentare alla partner un desiderio spesso da comprendere e non immediato per lei. Con l’esplosione odierna di immagini e discorsi sulla sessualità è certamente sempre più raro trovare qualcuna che non ne sappia davvero nulla, ma ci sono buone probabilità di doversi confrontare con chi, alle nostre prime avances, sia portata a pensare “oddio mi è capitato un feticista dei piedi”. Nulla di traumatico se il feticista sa inserire questo suo immaginario in una relazione normalmente sviluppata, ma dovrà comunque partire una “contrattazione” e una comprensione dagli esiti non scontati, tanto più nella misura in cui, da parte dell’uomo, non avverrà un camuffamento del desiderio nelle sembianze di un’attenzione premurosa e fugace per i suoi piedini, ma egli cercherà di realizzare i suoi desideri convincendo la compagna a essere una protagonista. Se così avviene, tanto più essa sarà divertita ed eccitata quanto meno ci sarà una corrispondenza tra quello che vuole lui e quello che vuole lei: in fin dei conti l’uomo desidera i suoi piedi, lei – la formula, non a caso, è lacaniana – desidera il suo desiderio. E’ chiaro quindi che sia in atto una relazione che relazione non è: del resto, sempre per usufruire di una massima di Lacan, in una situazione del genere è quanto mai vero dire che “non esiste rapporto sessuale”.

Sì, in fondo bisogna dirlo senza troppe preoccupazioni: il feticismo dei piedi è una perversione. Però la politica di chi cerca giustamente di sdoganare questa passione e viverla senza vergogna passa molto spesso attraverso una strategia opposta: negare che sia una perversione. Non lo sarebbe perché la statistica dimostra che sono molti gli uomini interessati alle estremità e lo sono con una gradazione molto differente che sarebbe semmai l’unica misurazione accettabile per definire il  normale e il patologico. Se non sei interessato solo ai piedi, non sei un perverso perché hai dei normali rapporti sessuali arricchiti da un gioco erotico particolare che in fondo è un preliminare o una divagazione come altri.

Non c’è dubbio che se dovessi difendermi agli occhi di mia nonna o mi stessi confrontando con il mio compagno di colazione al bar, far2016-1ei probabilmente un discorso del genere. Ma nutro dei profondi dubbi sulla sua onestà. Ho “normali” rapporti sessuali con le donne – una pratica sessuale che la maggioranza delle persone accetterebbe come tale – e non vi rinuncerei anche se fossi un feticista sessuale soddisfatto dalla mia compagna, ne sentirei anzi dapprima la mancanza, se mi fossero negati, e a lunga andare sicuramente una storia del genere andrebbe a finire male, perché non mi sentirei un amante accettato. Ma perché fingere che non sia lo stesso nel caso contrario, se mi venisse negata la possibilità di leccare i piedi della mia donna? Continuerei ad avere un rapporto con lei, ma allo stesso tempo il mio desiderio feticista non sarebbe affatto lenito e finirei per cercare una sua soddisfazione con un’altra compagna (e qui sì mi accontenterei soltanto di leccarle i piedi!). Poco importa se come uomo dia sfogo all’eccitazione venendo sui piedi della mia ragazza o in un amplesso con lei, quello che voglio dire è che il feticismo non è un un di più, l’orpello, il gregario del congiungimento genitale, ma qualcos’altro, di profondamente sessuale e in fin dei conti autonomo. Voglio che lei mi conceda di leccarle i piedi, ma in realtà non desidero nemmeno questo: mi eccita ancora di più se fa delle resistenze, se ritiene questo mio modo di fare indecente e in qualche modo vi si oppone, permettendolo con un po’ di disgusto, oppure per una forma di sadismo, con la soddisfazione di umiliarmi.

Ritorniamo ovvero all’inizio, al fatto che la resistenza femminile a questo immaginario struttura il nostro stesso immaginario, è indispensabile. Proverò in un successivo intervento a definire il tipo di questa perversione, cioè a rivendicare la perversità del feticismo dei piedi, allo stesso tempo, però, difendendo la sua libertà di espressione.

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The pose

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“The pose” è un termine tecnico che, nonostante l’apparente generalità, risulta invece immediatamente specifico. Se vi sono dubbi basta digitare su Google l’espressione: compariranno solamente piedi “in posizione”. La posizione appunto classica è quella di una donna a pancia in giù, con le gambe in alto. I piedi messi così in rilievo mostrano le loro piante e non c’è dubbio che sia il modo più eccezionale di mostrare la loro bellezza, commovente, disarmante, totalmente ammaliante…

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Essendo una posizione tutto sommato abbastanza normale, a molti di noi sarà capitato di vedere o fare foto del genere, diciamo spontaneamente. Non parliamo di ciò che, ad esempio, può capitare in una spiaggia!

Un sito appositamente dedicato e con delle foto molto belle è il seguente: theposeforever

 

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L’eros alla maniera del maestro Tanizaki Jun’ichiro

di Cristiano Martorella

Tanizaki Jun’ichiro (1886-1965) è fra i romanzieri giapponesi più celebri e significativi del Novecento e gran parte della sua fama è merito anche del suo sofisticato erotismo. Certamente è stata l’opera di Tanizaki ad aver introdotto in Italia e aver fatto conoscere l’eros giapponese con la sua estetica, i rituali e le perversioni codificate da una cultura ricchissima.waywuzl
Fra le passioni dominanti di Tanizaki spicca il suo feticismo per i piedi femminili, tanto che essi sono diventati addirittura protagonisti dei romanzi, come nel caso di I piedi di Fumiko (Fumiko no ashi, 1919, traduzione italiana Marsilio, 1995). Prima di passare ad analizzare l’opera del maestro Tanizaki, conviene ricordare cosa sia e cosa rappresenti in generale il feticismo dei piedi.
Col termine feticismo (dal francese fétichisme) si indica un interesse e una attrazione erotica per una parte anatomica o un oggetto. Il feticismo non è soltanto una patologia sessuale, al contrario di quanto pensano in molti. Infatti Sigmund Freud, in Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), spiega che un certo grado di feticismo è di regola proprio dell’amore normale, in special modo in quegli stadi di innamoramento nei quali la meta sessuale normale appare irraggiungibile, oppure sembra negato il suo adempimento. Il caso patologico subentra soltanto quando il feticcio diventa unico oggetto sessuale e impedisce un rapporto sessuale completo. A parte questi evidenti disturbi sessuali, il feticismo è comunque presente nella sfera erotica. Secondo alcuni sessuologi il feticcio più frequente, ed innocuo, è costituito dai piedi. Stranamente è anche la forma di feticismo meno ammessa e discussa, quasi negata rispetto al feticismo del seno. Ciò avviene nella cultura occidentale, per fortuna non è così fra le altre civiltà.
In Giappone il feticismo dei piedi è stato perfino elevato alla dignità accademica dalla letteratura del romanziere Tanizaki Jun’ichiro. Fra le opere più note, Il diario di un vecchio pazzo (Futen rojin nikki, 1962, traduzione italiana Bompiani, 1965) è anche quella dove la passione per i piedi arriva all’estremo, tanto che il protagonista Tokusuke farà incidere l’impronta dei piedi dell’amata sulla sua tomba. Con la scusa di riprodurre un Bussokuseki (impronte di Buddha), egli stesso farà una litografia dei piedi della giovane Satsuko usando inchiostro rosso. L’operazione con la verniciatura, la manipolazione, l’asciugatura dei piedi, costituisce un’occasione per avvicinare l’oggetto desiderato. La passione assume anche toni sadomasochistici quando il vecchio fa le sue considerazioni su Satsuko.”Poi, quando sarò morto, non potrà non pensare: Quello stupido vecchio dorme sotto questi piedi bellissimi. Sto ancora calpestando le ossa di quel povero vecchio sotto terra.” (1)Un approccio diverso, più vitale e fantasioso, è presentato con I piedi di Fumiko, il primo romanzo in cui il feticismo dei piedi è esplicito e dichiarato. Lo stesso nome della protagonista, Fumiko, chiamata anche Ofumi, richiama per omofonia il verbo fumu (calpestare). La descrizione dei piedi è minuziosa, e la cura del dettaglio fin troppo maniacale.

7737d617d2b6245d650eaaa17ca88b04“A dire il vero, ero pure io in estasi per la bellezza della linea dei piedi nudi di Ofumi. Le gambe snelle e tornite come legno levigato con cura, si assottigliavano progressivamente fino alla caviglia da dove aveva inizio, con una leggera curva, il tenero collo del piede. All’estremità si stendevano ben allineate le cinque dita, che partendo dal mignolo si allungavano gradualmente verso la punta dell’alluce: ciò mi pareva molto più bello delle fattezze del suo viso. Lineamenti come i suoi si trovano anche in altre donne, ma non avevo mai visto, fino ad allora, piedi così regolari e splendidi. Quando hanno il collo piatto in modo sgradevole e le dita divaricate che lasciano intravedere le fessure, provocano la stessa spiacevole sensazione di un brutto viso. Al contrario, il collo del suo piede era ben in carne e le cinque dita ben accostate come la lettera m e allineate in ordine come una fila di denti.” (2)

Lo scrittore raggiunge la sua massima abilità nell’esaltazione della sensualità ed espressività dei piedi.

“Dato che il piede era inarcato, si vedevano bene anche le pieghe della soffice carne della pianta. Visti da sotto, i polpastrelli tondi e carnosi delle cinque dita rannicchiate erano ben allineati, quasi muscoli di una conchiglia messi uno accanto all’altro. Se non fosse stato per l’illimitata flessibilità delle articolazioni, frutto di nozioni pratiche di danza, il piede non avrebbe mai potuto curvarsi in modo tanto sensuale. L’atteggiamento era provocante come quello di una donna voluttuosa che danzi ondeggiando.” (3)

450a548af358a6b00edd9f5e3850bc07L’amore che Tanizaki nutriva per i piedi delle donne era sincero, e ciò traspare nelle pagine dei suoi romanzi. Questa sincerità è a tratti commovente e ci fa quasi dimenticare che il feticismo dei piedi è ancora considerato una perversione. Si tratta di un tabù ingiusto che ci priva di una risorsa dell’immaginazione, una qualità mostrata dal grande scrittore giapponese in tutto il suo rigoglioso splendore.
Note

1. Cfr. Tanizaki, Jun’ichiro, Diario di un vecchio pazzo, Bompiani, Milano (seconda edizione dei tascabili Bompiani), 1988, p. 168.
2. Cfr. Tanizaki, Jun’ichiro, I piedi di Fumiko, Marsilio, Venezia, 1995, p. 29.
3. Ibidem, pp. 30-31.

Bibliografia

Borneman, Ernest, Il dizionario dell’erotismo. Fisiologia, psicologia, pratiche, patologia, storia dell’amore e del sesso, Rizzoli, Milano. 1988
Freud, Sigmund, Sessualità e vita amorosa, Newton Compton, Roma, 1989.
Tanizaki, Jun’ichiro, I piedi di Fumiko, Marsilio, Venezia, 1995.
Tanizaki, Jun’ichiro, Diario di un vecchio pazzo, Bompiani, Milano,1965.

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Il fascino sfuggente dei piedi femminili – un’artista totale

Invitiamo a rifarvi gli occhi con quanto l’artista Becky ci ha regalato su youtube. Di essa per il momento non sappiamo nulla, tranne l’arte che ha saputo esprimere attraverso le sue magnifiche provocazioni e la straordinaria bellezza dei suoi piedi. Ancora una volta queste visioni ci dimostrano come la bellezza delle estremità femminili più che nel contenuto passi attraverso la forma. I piedi seducono così, attraverso la capacità di far soffermare il nostro sguardo pieno di desiderio su di loro. Ogni volta sono sempre diversi, ora stanchi e stropicciati, ora rilassati e distesi: è nel loro movimento e nel loro sapersi porre il mistero della loro bellezza e del nostro amore per loro.

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Non capivo le donne – un ricordo personale

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I miei primi piedi li ho leccati al cinema e lei si chiamava Erica (sì, con la ci, credo e non con la kappa), faceva l’infermiera e i nostri incontri li calibravamo sui suoi turni. Lì appresi che un’infermiera fa il turno la mattina, il giorno dopo il pomeriggio-sera, poi fa il turno di notte e il giorno dopo compensa dormendo, stando a casa e andando in giro in cerca di amore, se non è troppo presa dal lavoro e fa l’amore solo in ospedale. Erano i primi anni ‘0 e oramai gli anfibi non andavano per la maggiore ma lei ce li aveva, era grunge e basta. Toglierseli non era una cosa immediata, non sarebbe stato facile, pensavo mentre camminavo con lei. Ci scherzavamo da un po’. Giorni prima il nostro rapporto di amicizia aveva superato la soglia e per telefono ci stuzzicavamo a vicenda. Cosa ti farei… tutto ti farei, chiaro, ma io ti leccherei i piedi a fondo e per molto. Non me li hanno mai leccati i piedi. Ma come è possibile che non te li hanno mai leccati? Beh non essere così indignato, non è che piaccia a tutti farlo. Limoniamo alla grande aspettando la funivia che ci riporta a Bergamo bassa o forse la cabina mica la aspettavamo, non ci pensavamo proprio. Era ancora inverno ma c’era il sole, eccome se lo ricordo. Intorno dei vecchietti in gita o in giro e che bello farlo con loro, che bello se si indignano o se guardano invidiosi, che poi è sempre vero entrambe le cose. Io però avevo tralasciato il fatto che a vent’anni compiuti non avevo mai baciato una donna e quella si deduce facilmente che era la prima volta. I vecchietti non l’hanno capito e Erica nemmeno, perché  fianco a fianco le dico ora ti bacio e lei no, dai. E invece sì ti bacio, prima sulla fronte e sulle guance poi appena sfioro la bocca questa si spalanca e la lingua sa fare tutto lei lì. E’ così’ naturale, bello e semplice che era la prima volta ma è davvero anche la più bella. Come baci bene, mi dice. Facciamo ancora un giro bergamasco e a sera c’è il cinema in un multisala dei dintorni. Tanto lo sappiamo che siamo lì per limonare e appena cala il buio questo facciamo. Sei tu a farlo, Erica: ti togli le scarpe, mi guardi col sorriso e mi dici: me li massaggi? Io mica ancora le capivo bene le donne. Quando se li era tolti nemmeno avevo visto e ora avevo i suoi piedi con i calzini neri nelle mie mani. Li accarezzo ma non capisco le donne, quindi ci metto molti e molti minuti a prendere il coraggio di spogliarli. Lo smalto è nero e mi piace da morire. I piedi sono morbidi e come lei è un po’ in carne anche quelli sono carnosi. In filo in bocca l’alluce ammattito dal desiderio e sento che la pelle è dolce e morbida. Ciuccio e poi lecco tutto il piede e l’altro. Che fai? sei matto? qui? E vado avanti ma poi di nuovo: smettila, mi dice. E smetto, perché le donne non le capivo, non le capivo alla grande. Usciamo e in macchina mi limona lei questa volta, mi infila la mia mano nelle sue mutande e la tocco ed è bagnata zuppa e lo dico a lei, che mi guarda con gli occhi perfino lacrimosi, così, belli così, e mi fa: ma perché hai smesso di leccarmi i piedi? Già, perché, che ancora sogno di essere lì e continuare.

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La sei dita di Marilyn

Da “la Repubblica” del 7 settembre 1991:

MARILYN MONROE IL MITO AVEVA SEI DITA

LONDRA – Il suo piede sinistro: Marilyn Monroe, magnifica preda dell’immaginario maschile, non era perfetta, e aveva, nelle sue forme da Venere, un difetto piccolo ma curioso. Era nata con sei dita a un piede. E tutto sommato si è trattato del segreto meglio conservato del mondo del cinema, insieme a quello della vera età della divina Greta Garbo. La rivelazione arriva dal popolarissimo quotidiano britannico “Daily Mirror”, re del ‘ gossip’ internazionale. Insomma il grande mito di celluloide, che col suo sorriso, e non solo, ha stregato generazioni intere di uomini, aveva una piccola malformazione, con la quale però aveva trovato il modo di convivere. E Marilyn stessa avrebbe detto che con la cosa si poteva sopravvivere, e anzi aveva imparato bene a celare quella piccola anomalia, tanto più che “difficilmente gli uomini guardavano più in giù delle sue ginocchia”. Una volta raggiunta la celebrità Marilyn ha però deciso di intervenire. Ed è stato sufficiente un piccolo intervento chirurgico per eliminare del tutto l’ inestetismo, che comunque non sembrava affliggerla affatto.

6toes_picLe leggende metropolitane sono dure a morire se anche “Repubblica” – un po’ di anni fa – dava per assodato qualcosa che vero non è mai stato, molto probabilmente… C’è da chiedersi inoltre quale scoop potesse mai essere quello del “Daily Mirror”, dato che la diceria non nasce dal tabloid inglese. Infatti è da alcune fotografie di Joseph Jasgur pubblicate nel 1946 che si originò il mito che Marilyn avesse sei dita per ogni piede. Due delle fotografie, pubblicate in The Birth of Marilyn: The Lost Photographs of Norma Jeane, possono farlo pensare, ma sembra che sia effetto della luce. Poiché non esistono altre prove in merito, la storia è comunemente considerata infondata ed è da archiviare nel cassetto dei miti urbani, al pari della non morte di Michael Jackson e del noto tormentone Paul (McCartney) is deadQui a sinistra potete visionare una delle foto incriminate, realizzate da Joseph Jasgur il 18 marzo 1946, a Zuma Beach in California. L’effetto del sesto dito si deve a una macchia causata dalla sabbia sul piedino della divina Marilyn. Che si tratti di una mera illusione ottica lo documentano altre foto, molto famose, scattate dallo stesso Joseph pochi giorni dopo, il 23 marzo (qui sotto).

Fu sempre Joseph Jasgur, quando pubblicò il libro citato, ad affermare mendacemente: “Norma Jeane [il nome anagrafico di Marilyn] aveva sei dita e posso dimostrarlo con questa immagine alle pagine 72 e 732″. Peccato che un’infinità di immagini possano dimostrare il contrario, come quelle scattate a una Monroe bambina.

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Il feticismo dei piedi nella “Psychopathia sexualis”

Riteniamo che il feticismo sia un aspetto troppo ampio, complesso, e soprattutto umano, per essere rilegato alla psicologia e in particolar modo alla psicopatologia (sessuale). Si tratta di un’universale espressione e significazione  che riguarda tutti i campi; il feticismo dei piedi è una sua espressione nella sessualità, centratasi su una parte molto significativa del corpo umano.
Questi brevi cenni sull’universo stanno a difendere un feticismo dei piedi che non debba necessariamente e per lo più rientrare nelle forme di patologia sessuale (benché appunto possano esistere comportamenti di tipo feticistico che hanno per oggetto i piedi e creano problemi a chi li vive). E ci sembra una necessaria premessa non solo generale per questo blog, che parla di feticismo dei piedi con orgogliosa rivendicazione dell’espressione, ma anche in merito a quanto stiamo per dire nel presente post. Che ha per oggetto un po’ di citazioni dal manuale classico consultato da psichiatrici, psicologi, medici e giudici: la Psychopathia sexualis di Kraft-Ebing. Per la prima volta pubblicato nel 1866 – col sottotitolo “con Speciale Riferimento all’Istinto Sessuale di Carattere Contrario: Uno Studio Medico-Forense” –, è stato per anni e anni, fino ancora a poco tempo fa, il “testo unico” in materia, e  ha comunque influenzato tutti i successivi studi, se non altro perché ha coniato molti termini (tra cui sadismo e masochismo) tuttora usati dagli stessi felici e soddisfatti praticanti.feeeeet

Precisiamo che purtroppo non c’è stato possibile, finora, consultare la prima edizione o quelle immediatamente successive: abbiamo tra le mani l’edizione di Pgreco (Milano 2011), che riprende a sua volta un’edizione italiana della metà degli anni sessanta che aveva rielaborato l’originale completandolo con riferimenti medico-legali al diritto italiano.
Dato il taglio dell’opera, la trattazione generale e i casi presentati non possono ovviamente non essere quelli patologici, ma va a merito del Kraft-Ebing fare una significativa distinzione all’inizio della sua esposizione della voce “Feticismo di parti del corpo”:

Come nella vita normale l’occhio, i capelli, la mano, il piede, talora anche il seno della donna diventano feticci, così non è raro che le stesse parti del corpo si presentino come oggetto di feticismo patologico. Questo risulta dal concentrarsi dell’interesse sessuale esclusivamente su tali parti del corpo, accanto alle quali scompare tutto il resto onde risulta la donna e questa perde ogni altro valore sessuale.

Le righe sono molte chiare: c’è un feticcio che è parte integrante della sessualità (ma morigerata e non libidinosa…) e non dà adito a comportamenti patologici, e c’è poi una ossessione esclusiva e totalizzante, da riferire alla patologia. Un passo dunque illuminato, all’interno di un’opera che certo non pecca di trasgressività, anzi.
La casistica successiva che egli espone, infatti, e che riguarda casi di feticismo dei piedi,  oggi difficilmente apparirebbe patologica e ci fa presente i canoni molto rigidi a cui si attiene Kraft-Ebing. Ma ancora prima egli abbozza un interessante confronto tra feticismo delle mani e dei guanti, da una parte, e feticismo dei piedi e delle scarpe, dall’altra:

Manifestazioni di civiltà, tradizione, motivi estetici, ecc., hanno spesso una parte preponderante nel suggerire le cure per le mani e i piedi che questi individui pervertiti vorrebbero far dipendere da patologie sessuali. Accanto ai feticisti della mano sono da considerare i feticisti del piedi. Soltanto, mentre il feticismo della mano è sostituito raramente dal feticismo del guanto, appartenente alla categoria più ampia del feticismo per cose, si trova molto spesso il feticismo delle scarpe e degli stivali in luogo di quello del piede. Il motivo si intuisce facilmente. Il bambino vede la mano della dona per lo più a nudo, mentre il piede vede per lo più calzato. Per questo le associazioni, onde si determina nei feticisti la tendenza caratteristica della loro sessualità, si riconnettono alla mano nuda e al piede, invece calzato. In ogni caso questa spiegazione vale per gli individui cresciuti in città e spiega senz’altro la rarità del feticismo del piede. Faccio astrazione dal masochismo larvato nella forma della coprolagnia in cui il fascino feticistico è esercitato non dal piede pulito, ma dall’opposto.

kick_it_off_by_artistic_feetNon passi inosservato, comunque, l’attacco nelle prime righe: ok decantare la bellezza estetica dei piedi femminili, ma i pervertiti libdinosi si sbagliano se credono che la cura femminile per le estremità abbia un messaggio sessuale… In questo passo Kraft-Ebing esprime soprattutto però la convinzione che, come nel feticismo riferito alle estremità degli arti superiori la passione per le mani sia preponderante statisticamente rispetto al fascino dei guanti,  così per il feticismo riferito alle estremità degli arti inferiori la passione per le scarpe sia più diffusa di quella per i piedi nudi. Delinea così un chiasmo che è tuttavia discutibile, soprattutto quando parla di “rarità del feticismo del piede”, statisticamente criticabile, a meno che non si prenda il feticismo delle scarpe nell’accezione più ampia. Infatti, se sommassimo l’attrazione delle sensuali scarpe femminili provata dagli uomini alla passione delle donne per le loro calzature, sarebbe certamente così. Ma Kraft-Ebing sta chiaramente parlando della sessualità maschile.
Quanto egli afferma sembra andare contro la convinzione al quanto comune che è il nascosto, il sottratto, il velato, ad attirare l’attrazione sessuale. Kraft-Ebing invece ritiene che le fissazioni feticistiche si creino nel bambino per diretta esperienza visiva: dunque il feticismo dei guanti è un derivato perché essi sono indossati più raramente, mentre le scarpe sono portate per la maggior parte del tempo, e dunque le scarpe sono più osservate e attraenti dei piedi. Ma forse sarebbe più significativo riprendere un confronto pene-vagina/piede-scarpa, e come sesso maschile e senso femminile sono complementari, così può essere per scarpa e piede nel feticismo, senza dover sentire la necessità di stabilire una predominanza e una derivazione tra di loro.

Ad ogni modo, appare invece pertinente il richiamo al masochismo, che già riterrei presente in forma delicata nello stesso feticismo dei piedi, ma che egli ritiene all’opera nella forma di ciò che definisce “coprolagnia” (la pratica di sporcare parti del corpo che divengono così estremamente eccitante, come avviene per i più estremi pissing escatting), ovvero il cosiddetto dirty foot fetish.
Non è possibile rintracciare in Kraft-Ebing una teoria generale su feticismo e sul feticismo dei piedi, ancora meno una teoria eziologica. Tenendo conto, però, dei casi patologi da lui raccontati, a prima vista porebbe sembrare che propenda per un accostamento del feticismo dei piedi a una forma di omossessualità repressa. Una posizione, cioè, vicina a quella che poi sarà di Freud, che, in Tre saggi sulla teoria sessuale (1905),  fa risalire il feticismo del piede a una compensazione immaginativa del pene, evirato nella donna (succhiare il piede a una donna è, insomma, succhiarle l’unico pene possibile, il feticista del piede femminile è un omosessuale che si sfoga per come gli è possibile con la donna). Teoria sulla quale si avrebbe molto da ridire, e non sulla pertinente, a mio avviso, comparazione tra il piede e il fallo, e la funzione (ludica) del fallo-piede per la donna, ma sul dover a tutti i costi delineare la repressione patologica di una presunta omossessualitè, frutto di una fallità evoluzione dello sviluppo sessuale infantile… teoria le cui premesse non si trovano in Kraft-Ebing (ma Freud ha letto con ammirazione le sue pagine sul feticismo). Nel caso da lui ritenuto patologico che qui citiamo, infatti, nelle righe finali parla di un “feticismo dei piedi originario” e di un'”omossessualità tardiva” e non latente e originaria nel feticismo:

Caso 144. – Feticismo del piede. Omosessualità tardiva. X., funzionario, 29 anni, di madre neuropatica e padre diabetico. Psichicamente ben dotato, di temperamento nervoso […]. Ricorda con certezza che già all’età di 6 anni la vista di donne a piedi nudi lo eccitava sessualmente e gli provocava lo stimolo ad inseguirle o ad essere presente al loro lavoro. All’età di 14 anni si insinuò, una volta, di notte, nella camera di sua sorella che dormiva, e ne abbraccio e ne baciò i piedi. Già ad 8 nni imparava da solo a masturbarsi, compiendo l’atto mentre immaginava piedi femminili nudi. A 16 anni portava spesso in letto con sé scarpe e calze di donne di servizio, e quindi manipolandole si eccitava sessualmente e si masturbava.  A 18 anni il libidinoso X. cominciò ad avere rapporti sessuali con ragazze. Era perfettamente potente. Il coito lo soddisfaceva, e il suo feticcio non aveva parte alcuna in tali rapporti sessuali. Non sentiva la minimina inclinazione sessuale per persone di sesso maschile, e i piedi maschili non lo interessavano in alcun modo.
A partire dall’età di 24 anni si produsse in lui un cambiamento nella sensibilità sessuale e nello stato di salute. L’individuo divenne nevrastenico e cominciò a provare inclinzazione sessuale per l’uomo. […] Soleva masturbare uomini, riceverne il pene in bocca e baciar loro i piedi […].
Epicrisi
: Feticismo dei piedi, originario. Omosessualità tardiva, con trasposizione dei complessi associativi legati al citato feticismo dall’eterosessualità all’omossesualità.
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