CD Parole d'amore

Paolo Conte: musica per i vostri piedi, madame

“C’è un po’ di vento, abbaia la campagna e c’è una luna in fondo al blu”… è fantastico che un cantautore come Paolo Conte, capace di un verso simile, con  canzoni così ricche di immagini, istantanee, sapori, impressioni… abbia per i piedi delle donne un’attenzione tutta particolare – e impregnata del suo stile.
Il pensiero si dirige immediatamente a un suo vero manifesto:  Happy Feet. La canzone appare per la prima volta nell’album Parole d’amore scritte a macchina (1990, si segnala una copertina di Hugo Pratt). C’è una descrizione poco empatica di Roberto Caselli nel suo Paolo Conte (Editori Riuniti, Roma 2002):

Happy feet. Conte lancia il suo piano in un inusuale arrangiamento per tessere l’elogio dei piedi di una signora. E’ l’ennesima follia dell’artista che ogni tanto vira verso l’effimero e in esso cerca di perdersi. Bello l’interloquire delle voci e la scioltezza stilistica sciorinata dal maestro.

Un po’ come per il narratore dell’insana passione maschile che aleggia intorno  ai Piedi di Fanchette (Restif de la Bretonne), anche qui l’amore dichiarato per i piedi di una donna è associato alla “follia” e a un perdersi per l'”effimero”.
Ma questa canzone per Conte non costituisce una stravaganza, semmai l’esplicitazione allegra di una passione costantemente accennata in bellissimi passaggi seminati in altri testi.
Ci si domanda in Elisir (Una faccia in prestito, 1995):

C’è qualcuno tra voi che sappia suonare una danza vertigine, un ballo frin frun
Che tolga le scarpe e le calze alle femmine?

E quale feticista non ha mai amato questo fare così femminile appassionato? quelle meravigliose creature che lasciandosi prendere da una musica, da un ritmo, tolgono scarpe e calze, e a piedi nudi si fanno mirare nei loro passi (Salomè, danza per me!). 
Mai nessuno che abbia amato, lo sai
I miei piedi, mai nessuno, lo sai
Footie, footie…
Vedi, il cuore e i piedi, proprio così,
Sono i primi che si stancano, sì
“Il cuore e i piedi”, canta malinconica una ballerina in Ho ballato di tutto (ancora in Parole d’amore scritte a macchina).
Si delinea una sensibilità per i piedi femminili fortemente espressa. Quest’ultima canzone, sia pure per negazione – la donna si lamenta di non avere mai incontrato chi si prendesse cura delle sue estremità – è una sintesi di due temi molto caldi e sentiti.
Da una parte l’intimità dei piedi, accesso privilegiato al mondo femminile: in Happy feet l’amante sa che dopo una mostra, una presentazione, una lettura… alla fine la donna chiamerà lui perché sa dedicarsi ai suoi piedi, “schiavo d’amore”.
Dall’altra c’è l’esaltazione dei piedi fatta da chi ama i balli vorticosi del jazz… per una ballerina i piedi sono lo strumento e l’espressione della sua arte ammaliatrice. Per questo Ho ballato di tutto, in quei cinque versi, esprime una sintesi meravigliosa e poetica: una ballerina stanca desidera qualcuno che si prenda cura amorevolmente dei suoi tesori, intimo segreto del suo fascino e della sua arte.
Musica per i vostri piedi, madame è il sottotitolo di Happy feet: una vera dicharazione di intenti per la poetica musicale di Paolo Conte.
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