L’adorazione del piede

Sono sinceramente un grande ammiratore di Berarda Del Vecchio, almeno per la sua prima produzione, vale a dire il libricino L’adorazione del piede, pubblicato da Castelvecchi (2006). (Non essendo una donna, mi è impossibile non pensare che le altre pubblicazioni, due se rammento bene, ammicchino a un’empatia col mondo femminile e la problematica del maschio che le donne desiderano che fa tanto stile Sex in the city). Quel primo libro però è stato un proprio un bel colpo, perché il tema del piede nel mondo editoriale – e non dico solo quello italiano – è praticamente assente. E grazie probabilmente a un autore-personaggio e a una buona campagna stampa, di quella pubblicazione si è parlato alquanto, mi sembra di ricordare anche in televisione.
Rispetto al lavoro della Susanna Schimperna (Feet. L’ossessione erotica per i piedi, sempre edito da Castelvecchi nel 1998), la nostra Berarda presentava un aspetto decisivo e fortemente valorizzante: non era una giornalista che con l’ironia del caso e un distacco “sociologico” parlava di qualcosa che la incuriosiva come stranezza, ma ha trattato una materia che la coinvolge in prima persona. Si deduce infatti, da un post come questo qui sotto, che lei stessa abbia un’inclinazione parecchio feticista.

Altrettanto esplcicitamente, leggiamo in un’intervista:

Un’ultima domanda sul tuo libro precedente edito sempre da Castelvecchi, L’adorazione del piede. Com’è nata l’idea di questo libro?
L’idea nasce da un incontro un po’ strano con l’editore Castelvecchi: una passione condivisa per i piedi. Quello che abbiamo pensato insieme è stato quindi di creare un libro che non fosse soltanto indirizzato ai “feticisti” del piede, anche perché è un argomento già abbastanza battuto, da riviste specializzate, ecc. Quello che ho cercato di fare è raggiungere invece il maggior numero di persone a cui parlare della bellezza del piede.

Ora una confessione: io in realtà L’adorazione del piede non l’ho mai comprato, pur essendo tentato. L’ho solo letto, a più riprese, nella Feltrinelli vecchia versione in galleria a Milano. Non suoni come una critica ingrata, semmai mi assumo la mia dose di colpa in fatto di tirchieria. Ma ebbi la sensazione che i contenuti fossero (volutamente e magari opportunatamente) un po’ troppo leggeri, un genere che generalmente non mi convince all’acquisto.

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“Comprendere il feticismo dei piedi” di Caroline Langlois

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Michel si è sposato tre volte, ma solamente con la terza – e attuale – sposa può vivere apertamente la sua sessualità: Michel è feticista dei piedi. “Quando guardo una donna, la cosa che mi attira di più sono i piedi. Secondo me è la parte più sensuale, la più attraente del loro corpo. Ci rimarrei male trovando una bella donna con delle grosse caviglia”.

Benché il feticismo dei piedi non sia abituale, la sua pratica ha attraversato i secoli. Le prime tracce di questo interesse risalgono a mille anni prima di Cristo, in Egitto e anche a Roma, dove le prostitute erano obbligate a indossare calzature che attirassero il desiderio degli uomini. Questa fascinazione sessuale per i piedi si ritrova nella letteratura – Octave Mirbeau, il Marchese de Sade –, nel cinema – Quentin Tarantino, Pablo Almodovar – e anche nella fotografia – Elmer Batters.

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Il creatore di calzature Christian Louboutin, nonostante rifiuti di considerarsi feticista, ha fondato il suo impero su questa erotizzazione del piede femminile: “Quando disegno, immagino le donne nude. Chi disegna scarpe deve spogliare non vestire. Un disegnatore di scarpe di successo lascia la femmina nuda. D’altronde, una donna spogliata con delle scarpe non è mai ridicola” – ha dichiarato una volta a Luxe Magazine.

E per un vero feticista come Michel, i negozi di scarpe sono l’Eldorado: “Lì tutti mi conoscono. Non posso entrare in una delle loro boutiques senza andarmene con un paio per la mia donna. Lei ne ha diverse centinaia, che archiviamo in un documento Excel. Diverse paia hanno più di 13 cm di tacco. Inutile dire che non si posso indossare fuori dal letto, ma è proprio per questo che sono state disegnate!”.

Secondo la psicoterapeuta di coppia e sessuologa Mireille Dubois-Chevalier, il feticismo è caratterizzato dall’erotizzazione di una parte del corpo a detrimento del soggetto – ossia della compagna. “Esiste una dimensione di sottomissione in questa pratica. Per vedere il piede dell’altro, bisogna mettersi a terra. Si tratta della parte del corpo più distante dal soggetto, incarnata dal volto. In un certo qual modo, è una forma di evasione”.

Questa fascinazione sessuale per i piedi delle donne, decisamente maggioritario negli uomini, ha interessato Freud, ai suoi tempi. Secondo il padre della psicanalisi, il feticista ha una profonda paura della donna, dovuta all’assenza del fallo, cosa che provoca in lui un’angoscia di castrazione. Non potendolo affrontare direttamente, il feticista gode della donna in modo indiretto con un oggetto di sostituzione.

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Sono analisi che possono apparire come severe. Colombe vive con un feticista del piede, felicemente: “Con il mio compagno, quando facciamo l’amore, i miei piedi beneficiano di un’attenzione tutta particolare, per questo me ne prendo cura. Applico delle maschere idratanti sui miei piedi per avere la pelle morbida. Ma questo non condiziona la nostra vita sessuale. Nella vita quotidiana, al contrario, qualche volta è complicato. Non sopporta che mostri i miei piedi. D’estate detesta che porti dei sandali. Per lui i piedi sono oggetti intimi, completamente sessuali, ed esibirli manifesta una mancanza di gusto. Le infradito, ad esempio, sono un’aberrazione estetica secondo lui!”.

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Se alcune donne si abituano volentieri a questo “capriccio” del loro compagno, altre, al contrario, conservano un ricordo tiepido della loro relazione con un feticista. È questo il caso di Céline, che, dopo una rottura che l’aveva resa fragile, è stata destabilizzata da un incontro fatto su Internet: “Ero alquanto confusa e mi ha proposto dei soldi in cambio dei… miei piedi. Non mi sono resa conto subito che fosse una forma di prostituzione. Ho accettato perché era un’esperienza nuova…” – racconta.

“Ho messo le mie scarpe più belle e mi sono recata da lui. Un bell’uomo, sulla quarantina, buona educazione e condizione, visto il lusso dell’appartamento. Abbiamo bevuto del tè, poi si è messo a esaminare i miei piedi, ad accarezzarli e a baciarli. Ero estremamente imbarazzata. Mi ha fatto bere del vino “per rilassarmi”. e mi ha chiesto  di legarlo a un termosifone e di camminargli sopra, mentre mi succhiava i piedi. Questo per un’ora. Siamo rimasti lì. Sono andata via e non ho più risposto alle sue chiamate. La pratica in se stessa, il fatto di essere stata pagata… era tutto troppo stravagante per me”.

Martin è un “collezionista di piedi”. Per intervistarlo, d’altronde, ho dovuto negoziare: “Non le risponderò senza che lei mi invii una foto dei suoi piedi”. Ci stava. A foto inviata, Martin comincia il suo racconto: “Per me il feticismo dei piedi è un piacere. Un passatempo, ben ordinato nel mio giardino segreto. Ho una cartella sul mio computer pieno di foto di piedi. Una trentina di amiche vi partecipano, alcuni inviandomi delle foto, altre facendo parte dei miei giochi. A volte mi tocco guardando semplicemente i loro piedi. In questo modo ho le sensazione di possederli. Ma vado anche oltre. Posso godere con delle sconosciute, solo guardando i loro piedi in strada. Sono sposato, ho una vita in famiglia, ma la mia moglie non sa nulla dei miei extra con i piedi delle altre. Non la inganno, perché non è al corrente!”.Per Pascal de Sutter, professore di psicologia, clinico e ricercatore, coautore 7c2aed044425187008a813721a3c9686

de L’addiction sexuelle, Idées reçues sur une souffrance méconnue (éditions Le Cavalier Bleu, 2013), il caso di Martin è al limite di ciò che è definito una “sessualità disfunzionale”. “nello sviluppo psichico di questi feticisti, il piede è l’oggetto di un’impronta emozionale forte, che risale all’infanzia. “Collezionando piedi”, il soggetto cerca di riprodurre questa emozione sessuale provata da piccolo. Si entra nella patologia quando la persona non può avere piacere se non grazie ai piedi della sua compagna. Ma se è praticato tra due adulti consenzienti, e se il feticista può godere anche senza questa via, allora si tratta di un gioco sessuale come un altro”.

Quando gli si chiede cosa gli ispira la nostra foto del piede, Martin risponde laconico: “Non lo immaginate? Venite da me e le dimostrerò…”.

Traduzione dal francese, “L’Express Styles” 06/05/2017

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