La perversa perversione. 1

1bdb69fdd9d059300b3ea665a12e7ff9Nel suo libro ricco di spunti, Fetish. Moda sesso e potere (trad. it. di N. Barile, Meltemi, Roma 2005), Valerie Steele inizia il capitoletto dedicato a Il culto dei piedi (pp. 160-167) in una maniera molto significativa e alla portata dell’esperienza di tutti i cultori maschi della materia: la paura-rigetto della sperata partner:

Dian Hanson, editrice di “Leg Show”… avvisò le sue lettrici  che c’era un “abisso di incomprensione” tra uomini e donne: “Dal momento che la norma sessualità intimidisce le donne, immaginiamo cosa possano fare i feticci”. Quando chiese a numerose donne “se erano a conoscenza del fatto che alcuni uomini si eccitavano nel vedere i loro piedi in sandali, la reazione più diffusa fu l’incredulità. Seguita dalla paura. Alcune donne dissero che questa informazione faceva loro passare la voglia di indossare sandali”. Poi le rassicurò dicendo che solo “pochi squilibrati” potevano spaventare; nella maggior parte dei casi di feticismo, le donne “avevano tutto il potere” (D. Hanson, Just My Opinion: Perfect Strangers, “Leg Show”, settembre, pp. 4-5).
Mentre tenevo una conferenza sulle scarpe, alcune donne tra il pubblico cominciarono ad agitarsi, chiedendo: “Che tipo di scarpe posso portare per non attrarre i feticisti?”. Ma ogni tipo di scarpa sembra trovare i suoi entusiasti, comprese delle vecchie e logore scarpe da ginnastica… (V. Steele, Fetish. Moda sesso e potere, cit., p. 160).

Diversi lettori sono sicuro che si opporrebbero a questa impostazione che separa uomini e donne in materia di adorazione dei piedi (e delle scarpe), richiamandosi al fatto che esistono donne che amano le estremità di altre donne o quelle degli uomini. Nello sviluppo di questo articolo non ho però intenzione di parlare di questo, cioè di ciò che può accomunare il feticismo maschile e femminile; do invece per scontata la constatazione che non è affatto semplice parlare di un immaginario erotico condiviso tra i due sessi e dunque sia probabile ritenere: o che nonostante la pratica comune le donne vivano un altro immaginario, quando si sentono attratte dai piedi, o che comunque mettano in atto un immaginario maschile, con motivi e modalità molto complessi che qui in un primo momento non c’è possibile affrontare.

8071626

Infatti la nostra esperienza statisticamente abituale e ordinaria di feticisti dei piedi femminili ci porta di fronte alla situazione di presentare alla partner un desiderio spesso da comprendere e non immediato per lei. Con l’esplosione odierna di immagini e discorsi sulla sessualità è certamente sempre più raro trovare qualcuna che non ne sappia davvero nulla, ma ci sono buone probabilità di doversi confrontare con chi, alle nostre prime avances, sia portata a pensare “oddio mi è capitato un feticista dei piedi”. Nulla di traumatico se il feticista sa inserire questo suo immaginario in una relazione normalmente sviluppata, ma dovrà comunque partire una “contrattazione” e una comprensione dagli esiti non scontati, tanto più nella misura in cui, da parte dell’uomo, non avverrà un camuffamento del desiderio nelle sembianze di un’attenzione premurosa e fugace per i suoi piedini, ma egli cercherà di realizzare i suoi desideri convincendo la compagna a essere una protagonista. Se così avviene, tanto più essa sarà divertita ed eccitata quanto meno ci sarà una corrispondenza tra quello che vuole lui e quello che vuole lei: in fin dei conti l’uomo desidera i suoi piedi, lei – la formula, non a caso, è lacaniana – desidera il suo desiderio. E’ chiaro quindi che sia in atto una relazione che relazione non è: del resto, sempre per usufruire di una massima di Lacan, in una situazione del genere è quanto mai vero dire che “non esiste rapporto sessuale”.

Sì, in fondo bisogna dirlo senza troppe preoccupazioni: il feticismo dei piedi è una perversione. Però la politica di chi cerca giustamente di sdoganare questa passione e viverla senza vergogna passa molto spesso attraverso una strategia opposta: negare che sia una perversione. Non lo sarebbe perché la statistica dimostra che sono molti gli uomini interessati alle estremità e lo sono con una gradazione molto differente che sarebbe semmai l’unica misurazione accettabile per definire il  normale e il patologico. Se non sei interessato solo ai piedi, non sei un perverso perché hai dei normali rapporti sessuali arricchiti da un gioco erotico particolare che in fondo è un preliminare o una divagazione come altri.

Non c’è dubbio che se dovessi difendermi agli occhi di mia nonna o mi stessi confrontando con il mio compagno di colazione al bar, far2016-1ei probabilmente un discorso del genere. Ma nutro dei profondi dubbi sulla sua onestà. Ho “normali” rapporti sessuali con le donne – una pratica sessuale che la maggioranza delle persone accetterebbe come tale – e non vi rinuncerei anche se fossi un feticista sessuale soddisfatto dalla mia compagna, ne sentirei anzi dapprima la mancanza, se mi fossero negati, e a lunga andare sicuramente una storia del genere andrebbe a finire male, perché non mi sentirei un amante accettato. Ma perché fingere che non sia lo stesso nel caso contrario, se mi venisse negata la possibilità di leccare i piedi della mia donna? Continuerei ad avere un rapporto con lei, ma allo stesso tempo il mio desiderio feticista non sarebbe affatto lenito e finirei per cercare una sua soddisfazione con un’altra compagna (e qui sì mi accontenterei soltanto di leccarle i piedi!). Poco importa se come uomo dia sfogo all’eccitazione venendo sui piedi della mia ragazza o in un amplesso con lei, quello che voglio dire è che il feticismo non è un un di più, l’orpello, il gregario del congiungimento genitale, ma qualcos’altro, di profondamente sessuale e in fin dei conti autonomo. Voglio che lei mi conceda di leccarle i piedi, ma in realtà non desidero nemmeno questo: mi eccita ancora di più se fa delle resistenze, se ritiene questo mio modo di fare indecente e in qualche modo vi si oppone, permettendolo con un po’ di disgusto, oppure per una forma di sadismo, con la soddisfazione di umiliarmi.

Ritorniamo ovvero all’inizio, al fatto che la resistenza femminile a questo immaginario struttura il nostro stesso immaginario, è indispensabile. Proverò in un successivo intervento a definire il tipo di questa perversione, cioè a rivendicare la perversità del feticismo dei piedi, allo stesso tempo, però, difendendo la sua libertà di espressione.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

Un commento su “La perversa perversione. 1

Lascia un commento