Quando il fetish diventra thriller

Molti di voi ricorderanno un servizio delle Iene passato in tv diversi anni orsono. Un feticista dei piedi recrutava le sue “vittime” attraverso delle inserzioni in cui diceva di cercare modelle per testare collant: http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390094/viviani-passione-per-i-piedi-e-i-collant.html
Il risultato era alquanto comico e credo non se ne debbano dispiacere i footlovers come noi. In fondo, per quanto amatoriale e ruspante, si trattava pur sempre di un inganno e farlo diventare oggetto di derisione poteva essere il modo migliore di smascherarlo. Non si trattava necessariamente di una criminalizzazione o di un disprezzo nei riguardi del feticismo dei piedi.

Di ben altra natura un documentario che tratta però di un feticismo di altro genere, quello del solletico, se vogliamo a cavallo tra il bondage e il footfetishTickled è la storia inquietante dei giornalisti David Farrier e Dylan Reeve: David si occupa delle insolite passioni degli uomini (allevatrici di asini, tatuati integrali, sport buffi…) e nelle sue ricerche scopre un sito web che genera i video tickle. Fa capo a un sedicente Jane O’Brien Media, uno dei 300 domini di proprietà di una società registrata in Germania. “L’aspetto particolare della Jane O’Brien Media è che sul suo sito nelle istruzioni ai partecipanti non sottolinea né la componente omoerotica del reclutamento dei ragazzi, né l’aspetto fetish dei video da girare che, anzi, vengono più catalogati come una competizione sportiva” – hanno spiegato i registi.
Quando scrive a quel sito per saperne di più, riceve delle risposte molto offensive nei suoi riguardi di natura omofoba. David Farrier non ha mai fatto segreto della sua omosessualità, gli viene detto che la Jane O’Brien Media non gradisce i gay. Successivamente, dopo che ha iniziato a pubblicare alcune cose sul loro conto, il giornalista riceva una lettera legale…

Non vado avanti nella storia in modo che chi non abbia visto questo documentario possa goderselo – è ad esempio disponibile su Netflix – per quanto si tratti di un vero e proprio thriller dai risvolti assai inquietanti. Ha a a che fare certamente con il cyberbullismo, ma l’indagine di quei due giornalisti restituisce un fenomeno molto più complesso delle solite banalizzazioni sul tema. Passo per passo si incamminano verso la voragine esistenziale di una misteriosa persona ed è per questo che si può parlare di thriller, perché lungi dal cadere nei talvolta fastidiosi toni della denuncia o nel moralismo, provano a guardare negli occhi il carnefice, a guardare il male dal punto di vista del male.

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